Il miracolo del vino naturale e i suoi difetti (e altri raccontini satirici dal paese dei talebani della fermentazione)

C’è stato un tempo in cui dire “vino naturale” era un atto di coraggio. Oggi, invece, tra mode e improvvisazioni, i difetti del vino naturale per alcuni rischiano di diventare la norma.
Basta un post su Instagram e una vigna ereditata dal nonno per reincarnarsi d’emblée in “produttore indipendente con una piena visione territoriale”. Insomma… così nasce così il naturalista improvvisato.
Figura in parte umana, in parte creatura mitologica, che nasce già adulta direttamente dalla botte — e già pronta per storytelling e comunicazione.
Dal Pandino al Pet-Nat
Tutto comincia più o meno sempre uguale: la gita in campagna, la vigna del nonno (più spompata della Panda 750 (sempre del nonno – annata 1985), e poi la rivelazione: “Facciamo vino naturale!”
Negli ultimi anni certi produttori di vino naturale sono spuntati come funghi dopo la pioggia, rivelandosi spesso più abili con i social che con le potature…
Segue il rito d’iniziazione: botti nuove, secchi, magliette con la scritta No sulfites, no limits, no selected yeasts!
Risultato? Trecento bottiglie di una specie di liquidazzo arancione ossidato, venduto come “interpretazione radicale del terroir”. Prezzo horeca: 38 euro, “ma solo per veri intenditori”. Vini ossidatissimi spacciati per “orange”che hanno spesso più in comune con l’aceto che con la tradizione.

Ora, intendiamoci. Io amo e bevo in preferenza vini naturali — quelli veri. Quelli fatti da chi sa che dietro un bicchiere vivo e pulito ci sono tante ore di lavoro, studio e sudore. Non quelli dei neo-contadini da tastiera che confondono la fermentazione spontanea con la sciatteria elevata a filosofia.
Perché, diciamocelo: non c’è proprio niente di poetico in un vino che sa di cacio rancido, aceto e disinfettante per le mani. I veri appassionati sanno distinguere tra i difetti del vino e la complessità che nasce dal lavoro ben fatto.
Difetti o personalità?
Il problema è che resiste una certa frangia di “profeti della buccia integrale”che ha deciso che ogni puzza è un tratto distintivo. E guai a farglielo notare!
“Eh, ma questo è il vino vero, quello non addomesticato.”
Già. Anche un cane randagio è vero, ma se ti azzanna la caviglia non lo porti a cena con gli amici.

In nome della purezza, questi improvvisati finiscono per distruggere proprio ciò che dicono di difendere: la fiducia del pubblico. vino naturale difetti
Dopo due esperienze con vini che sanno di fieno bagnato e limone marcio, il bevitore medio torna dritto al supermercato, e addio rivoluzione naturale.
E così, i veri vignaioli naturali — quelli che lavorano in silenzio e conoscono ogni centimetro della vigna — si trovano a giustificare gli esperimenti mistici degli altri.
Certe fiere del naturale (o del paranormale?)
Ci sono poi certe fiere del vino naturale dove, sparpagliati tra i banchi dei produttori “seri” , quelli che si fanno un mazzo tanto per fare grandi vini, c’è chi, con sguardo estatico, officia qualcosa che somiglia più a un raduno spirituale che un assaggio.
Altari di bottiglie, gente che parla di riduzione come di un’epifania, e quell’aria di religione laica in cui se non apprezzi una volatile a livello di Vinavil sei uno “sporco industrialotto conformista”. e… c’è anche chi si permette di scambia la riduzione nel vino per profondità, quando invece è solo un difetto. Qui siamo al livello di ripristinare le punizioni corporali…
A ogni sorso, il “naturalista improvvisato” con gli occhi sognanti esclama: “Che meravigliosa riduzione!” E tu lì, con lo stomaco che si ritrae su se stesso, chiedendoti che forse era meglio un Tavernello ben fresco.

Il vino naturale vero
Fare vino naturale non significa lasciare fare al caso. Significa sapere quando non intervenire. Il vignaiolo naturale vero non ha bisogno di gridarlo sull’etichetta: lo capisci dal bicchiere, non dal post sponsorizzato.
Certi che si autodefiniscono “ribelli del bicchiere” di solito non ribaltano neanche un bicchierino di carta. Il vino naturale non è una moda, è una grossa, grossa responsabilità — e richiede tanta umiltà, conoscenza e anche il coraggio di dire: “Questo vino non è riuscito.” vino naturale difetti
Frase che, a quanto pare, nessuno di questi autonominati “talebani del terroir” ha ancora pronunciato.

Conclusione: vino Naturale sì, ma con giudizio
Io continuerò a bere naturale, senza se e senza ma, certo. Ma non a bere qualsiasi ciofeca solo perché qualcuno me la vuole sbolognare come autentica espressione del territorio.
Non confondiamo la libertà con la sciatteria.
E ricordiamoci: anche certi disastri, in fondo, sono fenomeni naturali.
Fabio Riccio –
Interessato da più di venticinque anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 autore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, Scrive sulla rivista il Cuoco organo ufficiale della FIC, ha scritto sulla guidade le Tavole della Birra de l’Epresso, Su Cucina a Sud, sulla guida Osterie d’Italia Slow Food, su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque gli gusta.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?