Il Rojac Malvazija 2017 è una Malvasia istriana prodotta in Slovenia, vinificata con macerazione sulle bucce e fermentazione in kvevri. È uno dei vini naturali sloveni più interessanti degli ultimi anni, capace di unire struttura, tensione minerale e profondità aromatica in modo radicale.
Quando il vino diventa esperienza sensoriale
Ci sono vini che si bevono con piacere.
Poi ci sono vini che si bevono con attenzione.
E infine esiste una terza, rarissima categoria: quella dei vini che non si limitano a stare nel bicchiere, ma esigono presenza mentale, tempo, quiete e la giusta predisposizione emotiva. Vini che non accompagnano un momento ma lo creano, talvolta memorabile.
Il Rojac Malvazija 2017 appartiene senza esitazioni a questa élite ristrettissima. Non è semplicemente un grande bianco, ma con capolavori come questo le classificazioni perdono significato. È piuttosto un’esperienza sensoriale totalizzante, una di quelle che ti costringono a fermarti, rallentare il ritmo e rimettere in discussione tutto ciò che credevi di sapere sui vini naturali della vicina Slovenia.
Non è un caso se il Rojac Malvazija 2017 viene indicato da molti come uno dei riferimenti assoluti nel panorama dei vini naturali sloveni.
Rojac Malvazija 2017 e il mondo dei vini naturali sloveni

Quando si parla di Rojac Malvazija 2017, infatti, non si descrive soltanto un vino sloveno di Malvasia istriana: si entra in un mondo culturale ben preciso. Qui la parola “naturale” non è marketing, non è moda, non è un’etichetta da scaffale “alla moda”.
È un approccio profondo, storico, radicato nel territorio carsico, nella manualità artigiana e nella volontà ostinata di lasciare che il vino sia prima di tutto espressione viva della terra e del tempo, e in questa ottica le macerazioni e le fermentazioni in kvevri georgiane non sono casuali.
E questo Malvazija lo dimostra in modo quasi disarmante.

La rianimazione: questo vino orange sloveno chiede tempo…

In questa recensione del Rojac Malvazija 2017 entriamo dentro un vino che divide, sorprende e lascia il segno.
La prima sorpresa arriva ancor prima dell’assaggio perchè non è un vino che si concede immediatamente. Non è un bianco che si apre docilmente appena versato.
Inizialmente appare quasi trattenuto, come se custodisse una forza compressa pronta a liberarsi.
Perché il Rojac Malvazija 2017 ha bisogno di ossigeno e tempo
Bastano circa dieci minuti — una vera e propria “rianimazione” — per assistere a una metamorfosi che ha del portentoso. È il momento in cui questo vino smette di essere semplicemente liquido e diventa energia, viva.
Poi accade.
Esplode.
La sensorialità del Rojac Malvazija 2017
Al naso il Rojac Malvazija 2017 si spalanca con un impatto quasi tellurico per i sensi. Non è un semplice avvicendamento aromatico: è una stratificazione continua che si muove, evolve e cambia direzione.
Si palesano:
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erbe mediterranee fresche e amaricanti
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scorza di agrumi
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resine balsamiche
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accenni di miele selvatico
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note di macchia
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un soffio ossidativo finissimo
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una traccia minerale tagliente di pietra carsica
Un profilo olfattivo dannatamente complesso, vivo e dinamico, che non si lascia catalogare facilmente. Costringe a tornare col naso nel bicchiere ancora e ancora, perché ogni volta emergono dettagli nuovi.
Il gusto: struttura, tensione e persistenza infinita
In bocca il discorso si fa ancora più impegnativo.
Il Rojac Malvazija 2017 ha una struttura imponente ma mai pesante. La materia è densa, quasi masticabile, attraversata da una tensione acida che mantiene tutto in equilibrio con precisione chirurgica.
Il tannino: sì, il tannino in un bianco, è finissimo, elegante e fondamentale nel dare profondità e il giusto grip alla beva.
La persistenza non è semplicemente lunga: è interminabile. Rimane un’eco salina e minerale che sembra non voler svanire mai, come se il vino continuasse a raccontarsi anche dopo l’ultimo sorso.
Abbinamenti: perché è un vino difficile da mettere a tavola
Proprio qui emerge la sua natura più radicale.
Il Rojac Malvazija 2017 non è affatto un vino accomodante. Non è un vino gastronomico nel senso tradizionale del termine. Non cerca l’abbinamento perfetto e non si piega alle logiche della tavola.
Accostarlo a un piatto è quasi un cimento sensoriale che può facilmente risultare sbilanciato.
La sua personalità è troppo forte, autonoma e dominante. Ogni cibo rischia di essere ridimensionato o semplicemente fuori scala rispetto alla sua intensità espressiva.
Come degustare al meglio il Rojac Malvazija
Si può affrontare il Rojac Malvazija 2017 con tutto l’armamentario della degustazione tecnica: descrittori, schemi, punteggi. Ma sarebbe come analizzare una tempesta con il righello.
Questo è un vino che prima di tutto va approcciato emotivamente: bisogna lasciargli spazio, tempo e silenzio, perché alcune delle sue verità non si spiegano — si sentono. Punto.
Questa scelta è la più sensata, ed è anche la più controintuitiva: dimenticate il concetto di abbinamento e lasciatevi andare a un approccio emotivo e contemplativo.
Berlo da solo, o magari con altri umani, logicamente ben selezionati.
Senza distrazioni.
Senza piatti.
Senza fretta.
Centellinarlo lentamente, quasi fosse un distillato emozionale, un racconto liquido da ascoltare con calma.
Un vino da meditazione – forse di più…
In un’epoca frettolosa in cui il consumo di ogni cosa è veloce e superficiale, un vino come il Rojac Malvazija 2017 impone una pausa. Costringe a rallentare, osservare, percepire.
Non si limita a soddisfare il palato: attiva i sensi, stimola il pensiero e genera un dialogo interiore.
È un vino che non si dimentica facilmente. Non solo per la sua qualità straordinaria, ma per il modo in cui coinvolge, destabilizza e costringe a uscire dalla comfort zone gustativa.
È uno dei migliori vini naturali sloveni?
Anche confrontato con altre Malvasie istriane macerate del Carso, il Rojac Malvazija 2017 sfoggia una marcia in più.
Nel panorama dei vini naturali sloveni, spesso diviso tra estremismi ideologici e virtuosismi tecnici, il Rojac Malvazija 2017 riesce in qualcosa di raro: essere radicale senza essere caricaturale, profondo senza essere pesante, identitario senza diventare manierista.
Tra le Malvasie istriane macerate dell’area — e non sono poche — questa 2017 si colloca senza esitazioni nella fascia alta per coerenza espressiva, tenuta nel tempo e capacità di evolvere nel calice con una complessità quasi didattica.
Non è solo un vino “buono”.
È un vino che lascia un segno.
E questo, in un mondo saturo di etichette tutte uguali, è già un criterio di selezione.
Conclusione: perché il Rojac Malvazija 2017 è un capolavoro
Il Rojac Malvazija 2017 è tutto questo: un vino che non si limita a raccontare un territorio, ma ne succhia l’anima. Un bianco (?) che sfida le categorie, supera le aspettative e lascia un segno, indelebile.
Se mai dovesse capitare sulla vostra strada, i consigli sono questi:
Lasciate il mondo fuori la porta e versatevelo.
Aspettate almeno quei dieci minuti necessari alla sua rianimazione.
Osservate la trasformazione.
Poi lasciatevi trasportare, sorso dopo sorso.
Senza fretta, in silenzio.
Perché alcuni vini si bevono, altri si ricordano.
Sorridete.
Il Rojac Malvazija 2017 si vive, non si beve.
P.S. – Difetti? Non nel senso classico. Semmai una personalità talmente dominante da renderlo un vino per pochi…
Carta d’identità (non proprio imparziale) del Rojac Malvazija 2017
Non un semplice vino, ma un qualcosa di vivo imbottigliato. E… per quelli che amano orientarsi prima di perdersi gioiosamente nel calice, ecco le coordinate.
Produttore: Rojac — Istria slovena, lato Carso
Vitigno: Malvasia istriana, nervosa e salina
Annata: 2017
Tipologia: vino naturale macerato sulle bucce
Vinificazione: fermentazione in kvevri georgiane
Stile: orange wine profondo e decisamente materico
Temperatura: 12–14°C con ossigenazione
Rianimazione: almeno 10 minuti nel calice
Vocazione a tavola: decisamente anarchica, preferisce la meditazione
Potenziale evolutivo: molto, molto alto
Non è un vino che accompagna.
Non è un vino che consola.
È un vino che sveglia.
Fabio Riccio –
Interessato da più di venticinque anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 autore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, Scrive sulla rivista il Cuoco organo ufficiale della FIC, ha scritto sulla guidade le Tavole della Birra de l’Epresso, Su Cucina a Sud, sulla guida Osterie d’Italia Slow Food, su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque gli gusta.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?