Paccheri alla Vittorio
I paccheri alla Vittorio sono diventati un simbolo dell’alta cucina italiana. Ma cosa rappresentano davvero? Un’analisi tra tradizione e firma.
Le descrizioni di un singolo piatto che per vari motivi merita questa definizione, feticcio.
I paccheri alla Vittorio sono diventati un simbolo dell’alta cucina italiana. Ma cosa rappresentano davvero? Un’analisi tra tradizione e firma.
Tornare all’Andreina di Loreto, oggi ristorante stellato, è come ritrovare un amico di lunga data: la brace scalda ancora, la memoria pure. E in apertura di pranzo c’è sempre lei — la scatoletta iconica di Errico Recanati.
Un gesto semplice, da comporre a mano, che sa di gioco, tradizione e testardaggine buona.
Perché certi piatti non si superano: si rinnovano, con la stessa fiamma sotto.
Tra quelli assaggiati negli ultimi tempi, spezzo una lancia per La Taralleria napoletana, storica attività che a Napoli negli ultimi anni si è data una organizzazione e un ruolo moderno, aprendo più punti vendita in città (assaggio docet) però senza snaturare ne’ il gusto ne’ la qualità di quanto offerto, osando anche qualche qualche variante che, riattualizzando il tarallo tradizionale senza troppi stravolgimenti, ne mantiene così la riconoscibilità e l’anima…
La triglia in Skapece espressa dal punto di vista dell’edificazione del gusto, oltrepassa il concetto di riproporre in versione “light” i “sapori di un tempo”, perché pur preservando l’ardito l’ordito (perdonate il calembour…) della preparazione originale, riedifica il tutto sulle sue proprie basi, ma in modo sintatticamente forbito e goloso, secondo l’attuale grammatica dei sapori.