I have a Dream
E se smettessimo di dare voti ai ristoranti? Paolo Mandelli immagina una guida gastronomica fatta solo di racconti, non di classifiche
Dopo l’articolo pubblicato all’inizio di quest’anno: “Il futuro della cucina italiana, non la rivista” su queste pagine, ho deciso di intervistare chef e gastronomi importanti per interrogarli sul futuro della nostra cucina, sia su quella di ristorante che su quella casalinga.
Ne è nato un viaggio, ancora in divenire, curioso e appassionato sul pensiero gastronomico di questo periodo storico da una parte mediaticamente sfavillante ma crepuscolare nella realtà dei fatti.
Cominceremo con l’intervista a Carlo Cracco e con periodicità continueremo con altri protagonisti della scena gastronomica del nostro Paese.
E se smettessimo di dare voti ai ristoranti? Paolo Mandelli immagina una guida gastronomica fatta solo di racconti, non di classifiche
La cucina borghese non è una cucina minore, né una nostalgia beneducata: è una civiltà gastronomica che per due secoli ha dato forma al modo europeo di mangiare fuori casa. Dalla razionalizzazione di Escoffier ai ristoranti di tradizione, questo modello ha costruito repertori riconoscibili, ritualità condivise e una professionalità silenziosa, oggi sempre più marginale. Il caso di Casa Vicina diventa così il pretesto per interrogarsi sul destino di una cucina fondata sulla continuità, in un presente che chiede alla tavola soprattutto di stupire.
Quindi, cari lettori, guardate questo spettacolo della premiazione della Cucina Italiana Patrimonio UNESCO con il sorriso sulle labbra ma anche con un pizzico di scetticismo: non lasciatevi ingannare dal linguaggio burocratico, dalle conferenze stampa piene di applausi e dalle tavolate orchestrate per la foto ufficiale.
La cucina italiana è in crisi o si sta solo trasformando? Paolo Mandelli indaga il confine sottile tra tradizione e innovazione, dove ogni piatto diventa un atto di libertà.
A Milano arriva il Festival della Puttanata 2025: Philipp Plein lancia la pizza al Dom Pérignon da 1.400 euro, tra caviale, wagyu e oro 24k. Paolo Mandelli racconta la nuova frontiera del lusso gastronomico inutile con la solita ironia tagliente.
La cucina è un linguaggio universale che nasce dal cuore e dalla strada. Paolo Francesco Mandelli ci porta in Sicilia, tra mercati e profumi autentici, per scoprire come il cibo popolare diventi scintilla creativa dei grandi chef. Un racconto che intreccia umiltà e alta cucina, tradizione e poesia gastronomica.
In Franciacorta a Gussago, nel suo ristorante Dina sta cercando di costruire una nuova identità alla cucina italiana; lavora sulla ricerca di alcuni elementi base della nostra cucina, sperimenta la pasta nazionalpopolare per cuocerla in meno tempo e con meno acqua lavorando sulle maglie glutiniche.
A Squille, nel cuore della Campania, lo chef Domenico Marotta racconta il territorio attraverso una cucina d’autore intensa, etica e profondamente radicata. Un ritorno alle origini che trasforma il ristorante di famiglia in un’esperienza gastronomica unica, autentica e contemporanea.