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Trofeo Pizza Garganica 2026: a Vieste la pizza è una cosa seria. Quasi sempre

Alla sesta edizione del Trofeo Pizza Garganica, le pizze convincono, gli organizzatori resistono eroicamente e non tutto quello che finisce sotto i riflettori merita necessariamente un applauso. Il racconto di chi c’era. E assaggiava.

C’è chi si sacrifica per la patria, chi per la scienza e chi, più modestamente, per la salvaguardia della buona pizza.

Appartengo alla terza categoria. E mica mi vergogno.

Quando mi hanno invitato come giudice alla sesta edizione del Trofeo Pizza Garganica 2026, svoltosi il 20 ottobre a Vieste, ho accettato con il consueto senso del dovere. Qualcuno dovrà pur assumersi la responsabilità di valutare impasti, farciture, cotture e decidere se ciò che esce da un forno meriti un applauso oppure un biglietto di sola andata per la pattumiera della storia.

Il problema, semmai, è arrivare vivi alla fine.

Ebbene, sono sopravvissuto. E ne è valsa la pena.

Trofeo Pizza Garganica 2026: una bella manifestazione, senza bisogno di grancassa

La sesta edizione del Trofeo Pizza Garganica è stata una manifestazione riuscita. Ben organizzata, partecipata, piacevole da vivere e, cosa che in una competizione gastronomica dovrebbe essere scontata ma spesso non lo è, caratterizzata da un livello qualitativo molto interessante.

Pubblico numeroso, concorrenti agguerriti e quella sana agitazione che accompagna chi ha qualcosa da dimostrare.

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La cornice dello stabilimento balneare Ripamare, sul lungomare di Vieste, si è rivelata impeccabile. Spazi adeguati, accoglienza molto curata e una macchina organizzativa capace di reggere il ritmo della competizione.

Perché mettere insieme forni, pizzaioli, giurie e premiazioni senza trasformare tutto in una versione gastronomica della ritirata di Caporetto non è precisamente una passeggiata.

A Vieste, fortunatamente, nessuno ha sventolato bandiera bianca.

Le pizze? Meglio dello scorso anno. E non è poco

Avendo partecipato anche all’edizione precedente, posso permettermi un confronto.

Quest’anno, a mio giudizio, il livello medio delle pizze è stato generalmente superiore a quello dello scorso anno.

Non parlo soltanto delle preparazioni premiate. Mi riferisco alla qualità complessiva degli assaggi, alla preparazione tecnica e alla maturità dimostrata da parecchi concorrenti.

Nessun difetto ricorrente particolarmente evidente, e questo, in una competizione dove si lavora sotto pressione e con la voglia di stupire, è già una gran bella notizia.

Perché una pizza da concorso non deve necessariamente assomigliare a un giardino botanico travolto da un tornado, né diventare il ricettacolo di tutto ciò che il pizzaiolo raccatta nel frigorifero.

La fantasia è una virtù. L’accumulo indiscriminato, molto meno.

E soprattutto, per quanto originale, spettacolare o cromaticamente seducente, una pizza deve innanzitutto essere buona.

Sembra una banalità, ma nella gastronomia contemporanea le banalità sono ormai una specialità della casa.

A Vieste, fortunatamente, i concorrenti hanno dimostrato di conoscere la differenza.

Concorrente presenta una preparazione alla giuria del Trofeo Pizza Garganica 2026 a Vieste
Un momento della valutazione delle preparazioni durante il VI Trofeo Pizza Garganica a Vieste. Foto: ufficio stampa.

Pizza, paposcia e l’eterna tentazione di fare scena

La manifestazione, promossa dall’Associazione Pizzaioli Garganici, ha visto confrontarsi numerosi professionisti nelle categorie Pizza & Olio, Calici & Spicchi e Paposcia Garganica, valorizzando impasti, materie prime, vino e olio extravergine.

Formula interessante, soprattutto quando gli abbinamenti nascono da un ragionamento gastronomico e non dalla necessità di stupire a tutti i costi.

Mettere insieme molti ingredienti è facile. Farli dialogare senza che si prendano a schiaffi è un’altra faccenda.

Ne ho parlato anche a proposito della Pizzeria Casarsa a Potenza, dove qualche ingrediente di troppo rischiava di affollare pizze altrimenti ben riuscite. Perché qualche volta togliere è assai più intelligente che aggiungere.

Ma a proposito di competizioni, permettetemi una piccola digressione.

Da qualche anno, nel variopinto circo della gastronomia, sembra che basti raccattare un discreto numero di follower per ritrovarsi automaticamente con una laurea honoris causa in critica gastronomica.

Bastano un telefonino, una certa disinvoltura davanti all’obiettivo e una collezione di follower per ritrovarsi, talvolta, persino a giudicare il lavoro altrui.

Nulla contro gli influencer, naturalmente. Ciascuno esercita il mestiere che preferisce. Purché non confonda la popolarità con la competenza.

Perché i like si contano. Le pizze si giudicano. E non è esattamente la stessa cosa.

Per fortuna, una bella fotografia di un cornicione non basta ancora a spiegare come sia stato fatto.

D’Apote e Murgo: esausti, ma non sconfitti

Se alla fine della giornata qualcuno avesse avuto bisogno di un carro attrezzi, probabilmente sarebbe stato Vincenzo D’Apote.

Il bravo pizzaiolo di Lesina, presidente dell’Associazione Pizzaioli Garganici e anima organizzativa del Trofeo, è arrivato al traguardo con l’espressione di chi avrebbe volentieri scambiato qualsiasi coppa con otto ore di sonno.

Ma ha tenuto botta. Eccome.

Presente, disponibile, attento e capace di affrontare le inevitabili complicazioni senza scaricarle sugli altri.

Al suo fianco Matteo Murgo, pizzaiolo e responsabile dell’Associazione per il territorio di Vieste. Anche lui, a fine manifestazione, sembrava avere già consumato le energie previste per la settimana successiva.

Eppure entrambi hanno svolto egregiamente il proprio compito.

Un merito non da poco, perché il pubblico vede il risultato, ma raramente assiste alle acrobazie necessarie per ottenerlo.

Enzo Calabrese, ovvero il microfono in mani sicure

E poi c’era Enzo Calabrese.

Presentatore, voce narrante, coordinatore dei tempi e, all’occorrenza, probabilmente anche domatore di pizzaioli e di altre specie gastronomicamente esuberanti.

Chi lo conosce sa che affidargli un microfono equivale a stipulare un’assicurazione contro la noia e gli imprevisti.

Preciso, professionale, brillante quando serve e mai inutilmente invadente.

Una garanzia anche per gli scettici più incalliti.

E detto da uno scettico professionista, non è poco.

Enzo Calabrese e Antonella Amodio al VI Trofeo Pizza Garganica 2026 a Vieste
Enzo Calabrese, voce della manifestazione, insieme ad Antonella Amodio durante il VI Trofeo Pizza Garganica. Foto: ufficio stampa.

Rita Patella fa man bassa di premi. Ma le altre donne?

Fra i risultati del Trofeo Pizza Garganica 2026 spicca quello di Rita Patella, della pizzeria Capolinea 60 di Torremaggiore (FG), vincitrice sia di Pizza & Olio, con Podolica d’autunno, sia di Calici & Spicchi, con Peccato di gola.

Insomma, una piccola razzia di premi. Fortunatamente senza bisogno di passamontagna.

Rita Patella con il trofeo durante la premiazione del Trofeo Pizza Garganica 2026 a Vieste
Rita Patella, protagonista del VI Trofeo Pizza Garganica con due primi posti nelle categorie Pizza & Olio e Calici & Spicchi. Foto: ufficio stampa

La categoria Paposcia Garganica ha invece visto trionfare Francesco Pio Di Giugno, sempre di Capolinea 60, con La mia rivincita.

I premi speciali sono andati a Matteo Petronca per l’Originalità e a Francesco “Kekko” Boccone, da Lavello (PZ), per la Pizza Cromatica.

Ma proprio la meritatissima doppietta di Rita Patella porta a una considerazione meno allegra.

Le donne in gara erano poche. Troppo poche.

Un problema che non riguarda soltanto Vieste, naturalmente. E che continua a ripresentarsi nel mondo delle competizioni dedicate alla pizza.

Non servono quote rosa, patenti di inclusività o altre trovate da convegno. Servirebbe semplicemente una presenza femminile più consistente, perché la bravura non ha sesso e le competizioni diventano più interessanti quando non assomigliano a congreghe di soli uomini.

Intanto Rita Patella ha dato una dimostrazione pratica del concetto.

Ha vinto. Due volte.

Una bella manifestazione merita di essere raccontata. Le altre?

Di concorsi, trofei e campionati gastronomici, ormai, è piena l’Italia.

Alcuni sono ottimi, altri decorosi. Di altri ancora sarebbe consigliabile perdere la memoria prima ancora di completare la digestione.

Non bastano qualche forno, un microfono, quattro sponsor e una sfilata di fotografie sorridenti per costruire una manifestazione degna di questo nome.

Servono organizzazione, concorrenti preparati, giurie competenti e una ragione per esistere che vada oltre la distribuzione delle coppe.

Il Trofeo Pizza Garganica, in questa sua sesta edizione, quella ragione l’ha dimostrata.

E questo spiega anche perché ne sto scrivendo.

Gastrodelirio non è e non vuole essere una agenzia di comunicazione e non ha mai avuto particolare dimestichezza con gli incensieri.

Un invito, anche graditissimo, non costituisce una cambiale da saldare a colpi di complimenti.

Da queste parti si prova a fare critica gastronomica, con tutti i suoi limiti e le inevitabili soggettività. Riservandosi sempre il diritto di raccontare ciò che merita e di tacere sul resto.

Perché qualche volta il silenzio è la recensione più educata che si possa scrivere.

A Vieste, però, sarebbe stato ingiusto tacere.

La partecipazione del pubblico, il lavoro degli organizzatori e soprattutto il livello medio delle pizze hanno raccontato una manifestazione in buona crescita, capace di valorizzare un territorio e le sue professionalità.

Paposcia compresa, che sul Gargano è una sorta di religione laica.

Torno quindi da Vieste con un giudizio decisamente positivo e una quantità di pizza assaggiata che preferisco non quantificare.

Quanto al prossimo Trofeo Pizza Garganica, vedremo.

Se mi inviteranno ancora, potrei persino tornare.

Sempre per il bene della collettività, s’intende.

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