Best Award 2026 a Terracina: una giornata riuscita a Terracina
Non un report, ma un punto di osservazione
Ci sono giornate che non vanno semplicemente raccontate.
Vanno masticate piano, come si fa con le cose buone. Anche quando non sono perfette.
Il 17 marzo 2026 a Terracina (LT), il Best Award 2026 della guida Peperoncino Rosso — voluto da Lucio De Marchis e da Domenico Di Noia, deus ex machina della omonima guida — hanno messo insieme un pezzo importante del mondo della pizza italiano. E lo hanno fatto con una qualità che oggi non è affatto scontata: metterci la faccia.
Organizzare una manifestazione del genere, in un momento così affollato di eventi e premi, è un lavoro duro, complesso, pieno di variabili.
E quando tutto fila nel verso giusto, come in questo caso, è giusto dirlo a chiare lettere.
De Marchis, il padrone di casa e pizzaiolo di valore — uno tra i più interessanti in circolazione — e Di Noia, con il suo gran lavoro sul territorio costruito nel tempo, hanno messo in piedi una giornata vera. Forse, come per tutte le umane faccende, perfettibile, ma proprio per questo più credibile.
E, decisamente piacevole.

Best Award 2026 a Terracina
Il pranzo al ristorante la Capannina di Terracina — senza pizza, una scelta quasi provocatoria per un evento del genere — ha avuto il merito di rallentare il ritmo. Di riportare tutto a una dimensione più umana, meno performativa.
Si è parlato, si è osservato, si è ascoltato e Terracina si è confermata ancora una volta un punto di riferimento gastronomico nel Lazio

Cose che, oggi, non sono più così automatiche.
Il ruolo della critica nel mondo della pizza
Anche chi scrive è stato coinvolto, ricevendo un premio per l’attività di critica e divulgazione sul mondo pizza.
Un riconoscimento che fa piacere, ma che soprattutto certifica un passaggio: il racconto, anche quello critico della pizza, è diventato parte integrante del sistema.
Raccontare la pizza nel 2026 non è (solo) dire genericamente che qualcosa è buono.
Non è collezionare assaggi.
Non è inseguire l’algoritmo.
Richiede strumenti, memoria e tecnica.
Capacità di leggere in buon dettaglio un impasto, una cottura, un equilibrio tra i sapori.
Eppure oggi, accanto a poche voci realmente preparate, si muove una quantità impressionante di comunicatori — influencer, tiktoker, ma anche una parte della stampa — che raccontano questo mondo senza avere minimamente le basi tecniche per farlo.

Non è un’accusa generica. È un dato di fatto
E il risultato è sotto gli occhi di tutti: un racconto in cui tutto è buono, tutto è eccellente, tutto merita è un racconto che non distingue, che non approfondisce e, soprattutto, non aiuta e non è un racconto. Punto.
Se tutto è buono, niente lo è davvero
In questo scenario, il ruolo della critica — quella indipendente — diventa ancora più centrale.
Una critica che si prende il diritto di scegliere.
Di esserci oppure no.
Di scrivere solo quando c’è qualcosa che vale davvero la pena raccontare.
Senza dover rispondere a nessuno, se non a chi legge.
Pizza italiana oggi: crescita, premi e bisogno di equilibrio
Ed è dentro questo contesto che va letto anche ciò che è successo a Terracina.
Perché la pizza italiana, oggi, sta vivendo un momento straordinario.
Forse il più alto mai raggiunto.
Tecnica, ricerca, materie prime, consapevolezza: tutto è cresciuto.
E l’asticella, si è alzata di molto, in modo netto.
Ma quando tutto cresce così velocemente, arriva anche il momento di fermarsi un attimo.
Di tirare il fiato.
Di capire dove si è arrivati.
La sensazione è che tutto il comparto nazionale della pizza stia correndo. Molto.
E come in tutte le corse, anche qui c’è il rischio di perdere qualcosa per strada: la capacità di distinguere, di pesare, di dare il giusto valore.
I premi assegnati durante il Best Award 2026 sono stati numerosi.
Forse tanti.

E se da un lato questo racconta bene la ricchezza del panorama attuale, dall’altro suggerisce una riflessione semplice: l’eccellenza, per essere tale, ha bisogno di spazio. E anche di misura.
Perché quando tutto entra nello stesso contenitore — anche ciò che con la pizza ha legami più laterali — il rischio è di perdere un po’ di fuoco.
Non per escludere.
Ma per restare credibile.
Oltre il Best Award 2026: dove sta andando la pizza
Poi però resta tutto il resto…
Resta una giornata molto piacevole, davvero.
Di quelle che non hanno bisogno di effetti speciali per funzionare.
Resta il valore delle tante persone incontrate, delle chiacchiere a microfoni spenti, dei momenti non programmati — spesso i più autentici.
Resta il lavoro — tanto — che c’è stato dietro.
E il merito di averlo portato a compimento nel modo giusto.
E soprattutto una certezza: la pizza italiana non è mai stata così viva.
Forse un po’ affannata, a tratti.
Ma viva. E tremendamente in forma.
E capire dove sta andando — più che stabilire chi ha vinto — resta, ancora una volta, la cosa più interessante.
Anche perché, oggi più che mai, capire cosa appartiene davvero a questo mondo è parte del gioco
Fabio Riccio –
Interessato da più di venticinque anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 autore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, Scrive sulla rivista il Cuoco organo ufficiale della FIC, ha scritto sulla guidade le Tavole della Birra de l’Epresso, Su Cucina a Sud, sulla guida Osterie d’Italia Slow Food, su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque gli gusta.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?