Roditis Alepou di Domaine Tatsis: un vino greco di Goumenissa, in Macedonia, da un vitigno che non conoscevo e che mi ha sorpreso per pienezza, freschezza e personalità.
Ci sono vini che si bevono dopo averli studiati.
Conosci il produttore, il vitigno, la denominazione, l’altitudine della vigna, l’esposizione, la composizione del terreno e, se hai avuto la sventura di leggere abbastanza comunicati stampa sai persino a che ora il vignaiolo si alza la mattina e perfino la canzone che fischietta mentre travasa.
Quando finalmente versi il vino nel calice, rischi quasi di sapere in anticipo cosa dovrai trovarci.
Poi ci sono gli altri…
Quelli che incontri per caso, magari in enoteca; guardi l’etichetta, provi a recuperare qualche informazione dalla memoria e scopri che dentro la testa c’è il vuoto pneumatico.
Roditis Alepou – Domaine Tatsis – Grecia
Di Roditis non sapevo praticamente nulla. Di Alepou ancora meno. Di Tatsis niente, meglio di così?
Perché dopo tanti anni passati fra vini, vitigni autoctoni risorti miracolosamente come fanno certi santoni indiani ogni quindici giorni, varietà ancestrali raccattate da tre filari dimenticati dietro una rimessa agricola e Chardonnay tutti uguali dalla Patagonia a Canicattì, ogni tanto ritrovarsi davanti a una bottiglia senza avere la più pallida idea di cosa aspettarsi è un qualcosa di salutare.
Si versa.
Si beve.
E… partiamo da questo: il Roditis Alepou di Domaine Tatsis mi ha meravigliato già dal primo sorso, non dopo mezz’ora. Subito.
Pieno
È stata questa la prima parola che mi è venuta in mente. Un vino che entra in bocca con tanta ciccia enoica, volume e presenza, ma senza quella pesantezza da boxeur enologico che ormai contrassegna troppi bianchi; c’è freschezza, acidità, gran tensione e soprattutto una cosa che non compare nelle schede tecniche ma che, guarda caso, è quella che dovrebbe interessare maggiormente: la voglia di berne secchiate.

A quel punto sono andato a studiare…
Roditis Alepou: il vitigno greco che credevo sconosciuto
E qui è arrivata la prima figura di m…
Il misteriosissimo Roditis non è affatto misterioso.
Il Roditis è uno dei vitigni più importanti e diffusi della Grecia, storicamente utilizzato nella produzione di vini bianchi nonostante gli acini presentino spesso una caratteristica colorazione rosata.
Insomma: ero io a non conoscerlo; lui, nel frattempo, viveva serenamente da secoli senza sentire particolarmente la mia mancanza.
Poi c’è la parola Alepou, che significa “volpe”.
Roditis Alepou indica uno dei biotipi più interessanti della varietà, con grappoli dalla buccia più intensamente rosata e caratteristiche considerate particolarmente adatte alla produzione di vini di qualità.
Ed eccoci a raccontare di una storia che nel mondo del vino abbiamo già visto migliaia di volte.
Per anni certi vitigni sono stati trattati come mucche da mungere: più producono, meglio è. Li si fa rendere come fossero un pozzo petrolifero degli Emirati, poi si assaggia il risultato e qualcuno conclude solennemente che “è una varietà semplice”, niente di che…
No: semplice era il progetto
Quando le rese diminuiscono, e il luogo è quello giusto e qualcuno con i controca… decide che dall’uva vuole ottenere litri invece che ettolitri, cambia tutto.
È successo anche al vitigno greco Roditis, capace nelle versioni più attente di mostrare acidità, sostanza, profilo agrumato, note fruttate e soprattutto una personalità che nei vini da produzione quantitativa viene inevitabilmente stirata fino a diventare inesistente.
Domaine Tatsis, Goumenissa e il vino naturale greco senza santini o icone
Poi c’è Domaine Tatsis, azienda di Goumenissa, nella Macedonia greca.
E qui la faccenda è diventata ancora più interessante.
La famiglia Tatsis coltiva vigneti nella zona da qualche generazione; l’azienda lavora in biologico da molti anni e ha successivamente abbracciato la biodinamica, con fermentazioni spontanee e un’impostazione di cantina molto poco interventista.

In altre parole siamo nel bel mezzo di un territorio che oggi, con una definizione abbastanza elastica da poterci infilare dentro mezzo pianeta, viene chiamato vino naturale greco.
Benissimo.
Ma fermiamoci qui, prima che qualcuno afferri il turibolo, accenda l’incenso e trasformi la degustazione in una liturgia bizantina
Biologico non significa buono.
Biodinamico non significa buono.
Fermentazione spontanea non significa buona.
Non filtrato non significa buono.
E soprattutto un vino non diventa automaticamente interessante perché sul retro dell’etichetta c’è qualche bollino di più, possibilmente verdolino.
Dopo anni di assaggi lo abbiamo imparato: una fermentazione spontanea può produrre un vino magnifico oppure una ciofeca capace di far rimpiangere ai sensi l’Amuchina in purezza.
La filosofia produttiva è importante; ma il bicchiere resta il tribunale di ultimo grado.
E il Roditis Alepou di Tatsis, almeno quello finito davanti a me, il processo lo vince.
Quello che mi ha colpito non è stato tanto l’elenco dei profumi.
Potrei scrivere agrume, mela, pera, erbe, fiori, mineralità e magari aggiungere qualche frutto esotico perché fa sempre curriculum. Con sufficiente fantasia potremmo arrivare alla scorza di cedro raccolto all’alba da un monaco ortodosso del Monte Athos.

Ma non è questo il punto.
Il punto è la sensazione di pienezza.
Un vino che occupa la bocca ma non la ingombra. Ha polpa senza essere grasso, acidità senza sembrare la batteria di una Tesla. Una rusticità appena accennata gli dà carattere invece di trasformarlo in una scusa per nascondere qualche difetto.
E… soprattutto non cerca di assomigliare a qualcos’altro.
Ed è forse la qualità che mi interessa di più.
Perché se bevo un vino greco da Roditis Alepou, possibilmente voglio che sappia di Grecia, di quel vitigno, di quel vigneto e del modo in cui qualcuno ha deciso di interpretarlo.
Non mi serve l’ennesimo Chardonnay numero 18.436, tecnicamente impeccabile, aromaticamente educato e capace di non disturbare nessuno fino al completo oblio.
Voglio qualcosa che mi costringa almeno per un momento a chiedermi:
“Ma che diavolo sto bevendo?”
Questa volta è successo.
Sono entrato in enoteca senza conoscere il Roditis Alepou, senza conoscere Domaine Tatsis e con lacune sulla viticoltura greca abbastanza vaste da poter essere viste dalla luna.
Sono uscito sapendone un po’ di più.
E soprattutto pensando che ne avrei voluto (subito…) un’altra bottiglia.
Nel mondo del vino possiamo costruire scale da cento punti, classificazioni, piramidi qualitative, grafici, degustazioni verticali e orizzontali.
Ma quella frase lì — ne berrei ancora — per me continua a essere l’unità di misura più affidabile che conosco. Punto.
Fabio Riccio –
Interessato da più di venticinque anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 autore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, Scrive sulla rivista il Cuoco organo ufficiale della FIC, ha scritto sulla guidade le Tavole della Birra de l’Epresso, Su Cucina a Sud, sulla guida Osterie d’Italia Slow Food, su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque gli gusta.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?