Articolo pubblicato nel 2021 e aggiornato nel 2025 con altre riflessioni sul vino naturale, trend e qualità
Il titolo dell’articolo parla da solo, perché al di là delle definizioni e delle mode, entra in gioco la qualità reale del vino.
Negli ultimi anni il vino naturale si è trasformato in un vero e proprio fenomeno culturale, più che in una semplice categoria enologica (quale non è).
Nel 2021 questo articolo sollevava una questione fondamentale: “naturale” non significa automaticamente più “buono”. Oggi, a fine 2025 l’argomento è ancora più attuale che mai.
Il pubblico del “naturale” si è fatto un po’ più curioso, più informato, ma talvolta anche più confuso. Mode e sfumature si sono moltiplicate, i produttori anche, e parole come “rigenerativo”, “sostenibile”, “low intervention” e “trasparenza” sono entrate con forza nel vocabolario di chiunque si avvicina a questo mondo.
In mezzo a tutto ciò, una sola cosa non è cambiata: per fare un vino naturale di qualità serve attenzione maniacale, igiene da camera operatoria, competenza e un grande rispetto per la vigna e per chi beve. È per questo che ho aggiornato questo articolo, inserendo nuove riflessioni, altri esempi e spunti utili a orientarsi in maniera “laica” nel panorama attuale, senza facili entusiasmi ma anche senza pregiudizi.
Non tutti i vini naturali sono per forza buoni
Da più di un decennio per ponderata scelta bevo (quasi…) solo “vini naturali”
Quasi tre lustri nei quali questo mondo è maturato prendendo coscienza della propria forza, anche e specialmente quella ideale, e questo a dispetto dei reiterati strali di un certo tipo di enologia “troppo istituzionalizzata”, di certa stampa e di alcuni “influencer del vino” (?) che continuano a guardare con compassione mista a disprezzo tutti quelli che hanno preso questa strada.

I trend del vino naturale a fine 2025: cosa è cambianto davvero
Negli ultimi quattro anni, per meglio dire dopo il covid, il movimento dei vini naturali ha cambiato parzialmente pelle. Non è più solo questione di fermentazioni spontanee o assenza di chimica. Il focus si è allargato e finalmente coinvolge tutto il modo di fare vino.
Ecco alcuni dei cambiamenti più evidenti:
● Si inizia a parlare di più di viticoltura rigenerativa
Non basta “non trattare” oppure trattare “poco”: sempre più vignaioli puntano a migliorare la vitalità del terreno, a favorire la biodiversità e a ridurre l’erosione. È il passaggio dal concetto di non fare danni a quello di fare bene.
● Si cerca la sostenibilità totale, non solo in vigna
Bottiglie più leggere, tappi alternativi, energie rinnovabili, distribuzione corta. La naturalità non è più solo un fatto etico, ma anche tecnico.
● E’ cresciuta la fascia dei consumatori più attenti e informati
Chi beve vuole anche trasparenza: niente racconti generici, ma pratiche concrete, ed è cresciuta la consapevolezza su quello che è difetto, e quello che è identità.
● C’è un ritorno della ricerca di bevibilità
Dopo la corsa agli estremismi aromatici degli anni scorsi, molti produttori hanno riscoperto l’equilibrio. Pulizia, eleganza e precisione sembrano tornate al centro.
Però, c’è anche un’altra faccia della medaglia, che è quella che mi porta per l’ennesima volta a rifiutare l’etichetta, anzi, lo “stereotipo ideologico” vino naturale = per forza vino buono.
Equazione che, specialmente per le varie ondate di neofiti di questo mondo, ha sempre avuto un esagerato connotato ideologico e di adesione tribale, fattori questi che in più di un caso nascondono solo prese di posizione poco meditate e coscienti, da tifo calcistico insomma.
Certo… mettendo da parte alcuni mostri sacri del naturale nostrano, che salvo “qualche” scivolone hanno fatto sempre le cose decisamente per bene, per fortuna sembrano essere stati smaltiti nella “pattumiera della storia” certi naturalisti (troppo…) improvvisati della prima ora.
Lo spacciare evidenti difetti come “indizi di naturalità” è stato un grandissimo errore di parecchi produttori, e questo lo ho potuto constatare di persona in molte fiere…
Errore in primis per chi quei vini li ha prodotti, poi per tutto il movimento dei “naturalisti”, e infine per chi di questo ne ha fatto materia di divulgazione…

Detto questo, ahimè, non è mutato un punto fondamentale rispetto a qualche anno fa, che è quello dei molti vini naturali più interessanti nelle intenzioni che nel bicchiere…
Ora, mi attendo un lancio di oggetti contundenti dai naturalisti ben più “estremisti” di me, ma il fenomeno dei vinetti naturali corretti sì, ma scialbi, insipidi, inutili forse, è ancora in crescita.
Specialmente tra i naturali assaggiati negli ultimi 30 mesi, ne ho trovati tanti così: assolutamente corretti, ma piatti, insipidi e nulla più; timidi e poco incisivi in calice.
Miti e confusioni sul vino naturale: facciamo chiarezza
Il fenomeno del vino naturale fin dalla sua nascita ha portato una ventata di entusiasmo, ma anche parecchie idee sbagliate nel “consumatore medio” italiano. Alcune nascono da ingenuità o semplice ignoranza, altre da marketing malamente creativi…
Vale la pena di mettere in ordine alcune delle convinzioni più dure a morire.
“Naturale = senza solfiti”
Non è affatto così. Prima di tutto tutti i vini contengono solfiti prodotti naturalmente dalla fermentazione.
Poi, la solforosa aggiunta può essere minima o nulla, ma non è il demonio: in molti casi evita ossidazioni e derive batteriche che rovinerebbero il vino.
“Se è torbido allora è naturale”
La torbidità può dipendere da scelte di filtrazione più leggere, o del non filtrare affatto, ma non è né un pregio né una prova di… naturalità. Un vino può essere limpidissimo ma assolutamente artigianale.
“I difetti fanno parte dello stile del vino naturale”
Volatili stellari spacciate per “tipicità”, bucce di salame assurte all’onore di “sentore peculiare del vitigno”, ridotti in stile pavimento vineria di periferia anni ‘60, ossidazioni fuori soglia… non sono filosofia: sono problemi tecnici. E un vino naturale ben fatto non li ha. Punto. Fine della discussione.
Come tutte le cose, anche il vino naturale va approcciato laicamente.
Tutto questo però… premettendo che, come tutti i “naturalisti mediamente strong” ho un concetto dei difetti diverso dai sacri canoni sommelieristici e, la mia “asticella dei “difetti” è più in alto.
Ad esempio… un tocco di volatile che “vola” via dopo poco l’apertura per me non è un difetto, ma un buongiorno che ci da il vino.
Un tocco di rifermentazione, sempre se non a livelli da seltz, è un “quid” sensoriale che rende più intrigante la beva e così via discorrendo…
Però, resta l’assioma: un vino insulso o peggio ancora cattivo, pur se fatto con le migliori intenzioni ed incasellato come “naturale” non è un vino buono. Fine.
Non tutti i vini naturali sono per forza buoni
E questo… è qualcosa che bisognerebbe avere la forza di gridare tutti. Ne va della “salute” stessa del mondo del naturale!
Il mito del “buon selvaggio”, è sempre in agguato, anzi: è appena dietro l’angolo.
Il vino naturale è una grande cosa quando è fatto bene.
Quando non lo è, non basta chiamarlo “naturale” per salvarlo.
Il resto sono chiacchiere; da bar, appunto…
non tutti i vini naturali sono per forza buoni
Fabio Riccio –
Interessato da più di venticinque anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 autore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, Scrive sulla rivista il Cuoco organo ufficiale della FIC, ha scritto sulla guidade le Tavole della Birra de l’Epresso, Su Cucina a Sud, sulla guida Osterie d’Italia Slow Food, su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque gli gusta.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?


Sono un appassionato bevitore (e distributore ) di vini naturali, sono capitato per caso su questo sito ma devo dire che mi siete piaciuti molto.
Condivido il vostro approccio sincero ed equilibrato.
Complimenti
Saluti
Domenico Bonanno
Ciao Fabio,
Condivido pienamente il tuo articolo. Mi considero un appassionato che nn vuol dire un esperto. Mi piacerebbe il confronto ma mi rendo conto di 2 difficoltà: la prima che una bottiglia può nn essere il sunto di produzione. Secondo alcune persone “più esperte” nn dichiarano mai in che relazione sono con il produttore…La trasparenza vorrebbe che Tu dichiarassi o ti astenessi se troppo coinvolto. Buona giornata
Buon pomeriggio Stefano e grazie del commento.
Andando oltre i personali parametri tecnici, che in special modo nel mondo del “naturale” risentono spesso di prese di posizione “ideologiche” e di una diversa sensibilità “sensoriale”, una singola bottiglia non fa primavera…
Però, il sunto del mio articolo lo si riassume in due punti.
1 – Per fortuna di “vini naturali” che sono imbevibili o catastroficamente difettati, non ne vedo più.
2 – Da qualche anno a questa parte, alcuni “naturali”, specialmente (mica tutti eh…) quelli di nuove cantine sono sensorialmente abbastanza scialbi.
I classici “compitini” ben fatti, ma senza capacità di trasmettere sensazioni vere, oltre la scontata e generica “correttezza” che, diciamocelo, non si nega a nessuno.
Non so se questa corsa all’essere piatti e rassicuranti è voluta per non spaventare i nuovi consumatori, oppure per incapacità tecnica di chi li fa.
Invece, la tua osservazione sui conflitti di interesse tra chi scrive e chi produce, è vera e reale, perché l’intreccio tra influencer, comunicatori, presunti critici che non distinguono una salsiccia da un salame, pseudonominati esperti, e non ultima un certo tipo di stampa, è inestricabile più della jungla di tarzan…
Nel mondo del cibo questo andazzo (che ben conosco professionalmente) purtroppo è ormai quasi la norma.
Il mondo del vino sta seguendo a ruota, purtroppo.
Personalmente, sono libero e indipendente, e… le bottiglie di cui scrivo (sempre se lo meritano) le pago personalmente, e questo lo possono confermare parecchi produttori che mi conoscono personalmente.
Se poi, generosamente i produttori ci inviano campionature e/o omaggi, li avviso preventivamente che potremmo anche NON scriverne, come spesso accade…
Stessa storia per ristoranti e prodotti.
Qui si su https://www.gastrodelirio.it si fa critica pura, non marchette!
Per meglio estrinsecare, apri questo link del “Manifesto di gastrodelirio” – https://www.gastrodelirio.it/manifesto-di-gastrodelirio/ – in 8 anni di vita, lo abbiamo sempre rispettato alla virgola.
Spero che continuerai a seguirci!