Il Piccolo Derthona de La Stellara, Colli Tortonesi DOC Bianco da uve Timorasso, è un vino capace di raccontare questo vitigno piemontese con sorprendente dinamismo. Una bottiglia scoperta quasi per caso, diventata nel bicchiere una delle interpretazioni del Timorasso più convincenti incontrate negli ultimi tempi.
Ci sono vini dei quali si sa già più o meno tutto prima ancora di versarli nel bicchiere. Il territorio, il vitigno, la cantina, magari qualche recensione letta sbadatamente; e alla fine, quasi senza accorgersene, si finisce per bere anche quello che ci si aspettava di bere…
Poi ci sono le bottiglie che arrivano senza troppe cerimonie e stracciano il copione.
È proprio quello che mi è capitato con il Piccolo Derthona, Colli Tortonesi DOC Bianco de La Stellara.
Timorasso, dunque. Un vitigno sul quale negli ultimi anni si sono accesi parecchi riflettori e sul quale, proprio per questo, comincia a diventare difficile raccontare qualcosa senza precipitare nella solita liturgia del grande bianco piemontese riscoperto, della longevità, della mineralità e di tutto l’armamentario lessicale che inevitabilmente accompagna ogni vitigno quando passa dalla clandestinità alla consacrazione.
Qui però il discorso, almeno per me, è molto più semplice.
Questo vino è magnifico: senza se e senza ma
E’ una delle interpretazioni del Timorasso più divertenti, dinamiche e, permettetemi il termine “gioiose” di questo vitigno che mai mi è capitato di incontrare da parecchio tempo.
Divertente non vuol dire semplice. Tutt’altro
Nel bicchiere il Piccolo Derthona de La Stellara sembra avere una specie di insofferenza per l’immobilità. Cambia, si dimena, torna indietro, riparte; quello che avevo creduto di aver afferrato al naso pochi minuti prima lascia posto ad altro, mentre il sorso successivo sembra voler correggere quello precedente.
Una evoluzione piroettante, appunto.
Ed è forse questa la cosa che mi ha conquistato maggiormente.
Non soltanto la complessità dei profumi, non soltanto quella freschezza capace di tenere il vino continuamente in tensione, non soltanto una persistenza che continua a raccontarlo quando il sorso è (purtroppo…) finito; è il modo nel quale tutte queste cose si muovono insieme.
Perché esistono vini complessi che però dopo tre minuti già consegnano tutto quello che posseggono. Magari sono impeccabili, persino monumentali, ma stanno lì: li osservi, li ammiri e dopo un po’ hai capito il gioco.
Piccolo Derthona La Stellara: un Timorasso in continuo movimento
E’ un vino che sembra divertirsi a spostare continuamente il punto di osservazione.
Ed è proprio qui, probabilmente, che riconosco una grande interpretazione del Timorasso.

Un vitigno che può avere materia, profondità e capacità evolutiva importanti, ma che se finisce nelle mani sbagliate può anche trasformare queste caratteristiche in mera rigidità o esibizione muscolare. Nel Piccolo Derthona de La Stellara accade esattamente il contrario: la materia c’è, ma è continuamente rimessa in movimento dalla freschezza; la complessità non è mai un semplice esercizio di stile; la persistenza non è quella coda interminabile messa lì per impressionare il degustatore.
Questo vino cammina.
Anzi, ogni tanto corre.
E qualche volta, appunto, fa più di una piroetta.
Non ho nessuna intenzione di appiccicarci addosso altre etichette oltre a quella che ha sulla bottiglia. In Italia specialmente negli ultimi anni, abbiamo sviluppato una curiosa necessità di classificare preventivamente e rigidamente qualsiasi vino secondo scuole, appartenenze, filosofie e ortodossie assortite, mentre lo scrivente preferisce fare una cosa salutare e rivoluzionaria: stapparselo e berlo. Punto.
Se è buono, continuo.
Se è molto buono, mi fermo un momento.
Se è magnifico, come in questo caso, mi tolgo il cappello.
E già che il cappello me lo sono tolto, tanto vale tenerlo in mano ancora qualche secondo per un’altra scelta che ho apprezzato parecchio: il tappo Stelvin.
Su questo ho poche esitazioni.
Possiamo accapigliarci per ore su vigne, fermentazioni, affinamenti, territori e sensibilità del vignaiolo; poi però tutto quel lavoro deve attraversare l’ultimo, banalissimo ostacolo che lo separa da noi: la chiusura della bottiglia.
E affidare un vino alla possibilità, piccola ma tutt’altro che inesistente, che il sughero possa rovinarlo mi è sempre sembrata una forma abbastanza ipocrita di romanticismo.
Qui quel problema semplicemente non c’è.
E quando una soluzione tecnica permette di proteggere meglio ciò che qualcuno ha faticosamente costruito in vigna e in cantina, senza togliere nulla al piacere del vino, personalmente non sento alcuna nostalgia per la tradizione fine a se stessa.
Quindi sì: chapeau anche per il tappo Stelvin
Ma soprattutto chapeau per quello che c’era sotto.
Perché alla fine della bottiglia — ed è forse il complimento migliore che posso fare a un vino — non me ne frega più di tanto sapere in quale categoria collocarlo.
Mi interessa soltanto ricordarmi il nome.
Piccolo Derthona La Stellara
La prossima volta che lo incontro, non sarà più una scoperta.
E un po’ mi dispiace…
Il vino e la cantina
Piccolo Derthona – La Stellara
Colli Tortonesi DOC Bianco – Timorasso
Annata degustata: 2024 – 13,5% vol.
La Stellara Società Agricola SRL
Via Pozzol Groppo 29 – 15059 Volpedo (AL)
www.lastellara.com
Fabio Riccio –
Interessato da più di venticinque anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 autore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, Scrive sulla rivista il Cuoco organo ufficiale della FIC, ha scritto sulla guidade le Tavole della Birra de l’Epresso, Su Cucina a Sud, sulla guida Osterie d’Italia Slow Food, su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque gli gusta.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?