Piccole e personali note sul Paposcia Fest 2025 al quale ho partecipato…
Vico del Gargano, 27 dicembre
Il giorno dopo Natale, quando molti pensano solo a riposarsi dalle “immani fatiche” di pranzi e cene, c’è un lembo di Puglia che accende forni, allestisce banchi, scalda luci e sorrisi e inizia a bearsi del profumo della Paposcia vichese De.Co.
Sono qui per la quarta edizione del Paposcia Fest, una kermesse che – lo dico subito – sembra aver trovato un suo passo naturale. E non è affatto scontato.

Ora, chi mi legge su www.gastrodelirio.it lo sa già: non tutto quello a cui partecipo (da invitato o meno) finisce poi in un articolo oppure in un post social. Anzi, la mia personale “riserva di critica del silenzio” è un pilastro del sito.
Gastrodelirio NON è un portale di comunicazione, NON fa cronache da ufficio stampa, NON fa video carini carini dal montaggio e dal ritmo serrato. Su Gastrodelirio.it si parla e si racconto SOLO ciò che merita davvero, ciò che ha un reale senso gastronomico, culturale e sociale. Punto.
E questo significa (anche…) che tra i tanti inviti che arrivano – a volte più numerosi dei giorni disponibili sul calendario, dal sud al nord del Paese – spesso tocca scegliere. Oppure, quando serve, restare a casa a riposare.
Questa volta invece no: ho scelto di essere a Vico del Gargano, e non me ne sono pentito affatto.
La Paposcia vichese

La Paposcia vichese merita da sola il viaggio. Parliamo di un prodotto che è identità pura, mica un semplice panino farcito.
Un’idea nata per caso – o meglio, per necessità – come “test” della temperatura dei forni a legna, quando l’impasto residuo si trasformava in un proto-panino allungato e schiacciato, simile a una pantofola. Da qui il nome dialettale poi diventato “Paposcia”.
Oggi è una focaccia veloce, viva, cotta in modo “deciso” e riempita con ingredienti che narrano del territorio: caciocavallo, olio extravergine, pomodori veri, rucola in stagione. Qualche deriva più creativa in giro c’è, ma senza mai perdere la sua anima essenziale.

La Paposcia vichese è protetta da una De.Co. (Denominazione Comunale di Origine), ma come accade per molti altri prodotti PAT, (in mia opinione…) non la ritengo una tutela normativa particolarmente incisiva, anzi, e lo dichiaro a chiare lettere.
Considero le De.Co. e le PAT piuttosto dei presidi culturali e/o sentimentali, dei riconoscimenti della comunità a se stessa: «questo prodotto è nostro, nasce qui, racconta noi». E quando un territorio scende in strada con convinzione, come accaduto per questa Paposcia Fest 2025, allora il valore di quella piccola dicitura comunale acquisisce peso reale.
Parenti stretti e differenze
Non si può parlare della Paposcia vichese senza citare alcuni dei suoi “parenti stretti” che a vario titolo punteggiano il panorama gastronomico dell’ex Regno delle Due Sicilie.
Il più noto è il Panuozzo, diffusissimo nell’areale napoletano e vesuviano, e lungo tutta la costa tirrenica fino oltre Salerno.
Il Panuozzo con la Paposcia ha certamente un legame “estetico e di utilizzo”, ma non vanta la medesima storia (visto che è stato “inventato” solo nel 1983).
Oltretutto tra i due c’è una differenza fondamentale: l’impasto garganico per scelta è volutamente più leggero, con pochissima mollica, cosa invece, generalmente presente in abbondanza nella maggioranza dei Panuozzi.
La poca mollica è una scelta storica, non una moda, e rende la Paposcia vichese meno pesante, più maneggevole, più… spontanea, forse.
Ci sono poi le paposce (o… Scamoscie) “cilentane” e altre declinazioni pugliesi, simili e buone, ma nessuna di queste è altrettanto radicata storicamente.
La Paposcia di Vico, invece, vive qui da secoli: non è una copia, non è una variazione.
È l’originale. Punto.

Il Paposcia Fest come narrazione del territorio
Il Paposcia Fest prova a raccontare tutto questo, e lo fa con un equilibrio che sorprende. Non solo un evento gastronomico, ma un vero e proprio dispositivo narrativo del territorio.
Camminando nel centro di Vico del Gargano addobbato per le feste, tra botteghe, tanta gente e lucine natalizie sberluccicanti, senti per questa kermesse un entusiasmo genuino, non costruito.
Le persone non ripetono slogan: ti parlano della Paposcia come parlerebbero della loro infanzia, dei nonni, della legna buona per scaldare il forno. Una memoria popolare che non ha bisogno di effetti speciali.
Il Gargano fuori stagione
C’è però un altro aspetto fondamentale – e questo va sottolineato forte – che mi ha convinto a scrivere della Paposcia fest 2025: la voglia (necessità?) di rivitalizzare il Gargano fuori stagione.
Oltretutto, il Gargano “nord”, in particolare, vive da sempre un pochino nell’ombra del versante sud, quello più frequentato, quello più fotografato, quello più raccontato.
Questione di storia, di logistica e immaginario collettivo. Ma è proprio qui, in queste settimane fredde di fine dicembre, che si capisce quanto potenziale ci sia quando una comunità prova a non farsi definire solo dal calendario balneare.
Il Paposcia Fest 2025 è stato anche questo: un modo intelligente e coerente di far vivere Vico e tutto il Gargano anche lontano dall’estate, mostrando che bellezza e gastronomia non sono stagionali. Anzi, in certi casi si apprezzano meglio proprio quando la marea turistica estiva non c’è.
Paposcia fest 2025 – Una edizione gastronomicamente centrata
Dal punto di vista gastronomico, questa edizione del 2025 mi è sembrata particolarmente centrata. Banchi ben organizzati, file gestibili, poche improvvisazioni. E soprattutto un’idea chiara: raccontare la Paposcia partendo dal territorio, senza annacquarla in varianti improbabili create solo per stupire.
La Paposcia è stata la protagonista, non un pretesto per sbolognare dello street food generico.
Il ritmo della giornata è stato piacevole: musica, qualche intervento, pubblico curioso ma non invadente. E soprattutto una comunità presente, orgogliosa e attiva, perchè il Paposcia Fest 2025 non è semplice “sagra”, e per fortuna. E’ un tentativo – in questo caso riuscito – di costruire una narrazione identitaria che serva al territorio più che agli organizzatori.

Perché scrivere su Paposcia fest su www.gastrodelirio.it…
Lo ribadisco: qui non si scrive mai per dovere né per riconoscenza verso un invito. Si scrive solo quando c’è materia. E qui la materia c’è stata, e tanta anche. Punto.
Non perfetta e certamente perfettibile come tutte le umane cose, non definitiva, ma dannatamente viva. E questo conta più di qualsiasi perfezione estetica.
Questa edizione del Paposcia Fest 2025 la quarta, ha funzionato perché mantenuto l’equilibrio tra tradizione e contemporaneità senza scivolare nel folklore di plastica. Si è cercato un dialogo con chi viene da fuori, ma senza tradire i codici originari.
È un modello esportabile? Forse sì, forse no. Ma è sicuramente un bell’esempio di come si può lavorare bene a livello locale quando c’è un prodotto identitario forte e una comunità che non lo tratta come un souvenir, bensì come una storia da difendere.
Il 27 dicembre 2025, mentre scrivo queste poche righe, mi porto ancora addosso il profumo della Paposcia e un’impressione netta: Vico del Gargano, fuori stagione, ha molto più da dire di quanto l’immaginario turistico gli riconosca.
Se il Paposcia Fest continuerà su questa strada, diventerà uno di quegli appuntamenti che non solo celebrano un prodotto, ma costruiscono senso, relazione e memoria.
E questo, nel panorama spesso caotico degli eventi gastronomici italiani, è motivo più che sufficiente per essere raccontato…
Fabio Riccio –
Interessato da più di venticinque anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 autore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, Scrive sulla rivista il Cuoco organo ufficiale della FIC, ha scritto sulla guidade le Tavole della Birra de l’Epresso, Su Cucina a Sud, sulla guida Osterie d’Italia Slow Food, su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque gli gusta.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?