Sono passati alcuni giorni da quando ho varcato la soglia della Masseria Spina, nei pressi di Monopoli (BA), per partecipare a Vignaioli in Masseria 2025, la bella kermesse tutta dedicata al vino naturale. E, proprio come uso di Gastrodelirio, mi prendo una pausa da emozioni e assaggi per rielaborare l’esperienza con calma, senza l’ansia di essere “sul pezzo”.
1. Un evento ben riuscito
L’organizzazione è stata ineccepibile: dal ricevimento al desk, al percorso allestito tra i cortili di Masseria Spina. Il caldo sole pugliese e l’aria salmastra sono state lo sfondo ideale a una manifestazione che, pur mantenendo la dimensione spontanea e informale propria del mondo del vino naturale, ha dimostrato grande cura logistica e accoglienza, elementi fondamentali per chi, come me, fa del rapporto tra ambiente e degustazione una passione sincera.
2. Vignaioli da tutta Italia… e oltre
Ho incontrato vignaioli da ogni parte d’Italia: dalle colline friulane a quelle toscane, passando per i terroir del centro e le isole. Più interessante ancora, la presenza di produttori dalla Spagna e dalla Slovenia passano per la Germania: quella di Monopoli si è dimostrata una vetrina che inizia ad avere un respiro internazionale, con spunti, stili e suggestioni che vanno ben oltre i confini italiani.
3. Salute e pulizia nei naturali
Un fatto non trascurabile: nessuno tra i tanti vini assaggiati ha evidenziato difetti. In un contesto di vini naturali – dove qualche bottiglia “birichina” può capitare – questo è un aspetto particolarmente rilevante, segno della crescita professionale di tanti vignaioli e della buona selezione operata dagli organizzatori. Indi, nessun vignaiolo ha tentato di spacciare difetti evidenti come “espressione del territorio”, per fortuna!ignaioli in masseria 2025
4. Pulizia in crescendo, riconoscibilità evidente
Sempre più spesso, nei vini naturali si cerca la pulizia, fenomeno a volte criticato come appiattimento su note convenzionali. Ma a Monopoli questa pulizia era genuina: la stragrande maggioranza dei vini restavano riconoscibilmente naturali. Sensorialmente più ricchi e affascinanti di un equivalente convenzionale. In ogni calice il terroir parlava, ma senza compromessi.
5. Novità dagli espositori
Numerosi produttori hanno portato novità, seguendo una tendenza ormai consolidata: bottiglie che escono dal proprio repertorio, linee sperimentali, qualche prova di vasca, e nuove interpretazioni di vitigni… uno sguardo al futuro, senza perdere l’identità. Vittorie piccole ma significative che spingono il movimento del naturale avanti verso una raggiunta maturità.
6. La sorpresa Piwi: novità che fanno riflettere
La scoperta più sorprendente – forse poco enfatizzata da altri, ma foriera di sunti di riflessione – è stata la massiccia presenza di vini da vitigni Piwi. A dispetto di più di qualche pregiudizio, questi calici si sono ben integrati nel contesto naturale senza snaturarne lo spirito. Sensazioni chiare, nette; un vino naturale che utilizza varietà ibride ma resta autentico.
7. L’epifania rosa: molte vignaiole
Un altro segnale significativo è stato notare la presenza massiccia di donne tra i produttori. Le vignaiole erano molte e portavano con sé l’energia e l’attenzione al dettaglio tipiche della gestione femminile. In un settore da sempre dominato da figure maschili, questo è un bel segnale di progresso e inclusione.
8. Nuovo tormentone? Troppe bollicine ancestrali?
Ho assaggiato più bollicine metodo ancestrale, forse ben più del previsto. Sarà una tendenza, un riflesso dell’interesse verso rifermentazioni spontanee, o semplicemente una moda emergente tra i vignaioli naturali? Forse è un campanello di curiosità da monitorare: tra entusiasmo e saturazione, bisognerà cercare l’equilibrio giusto. Insomma… mica l’ha prescritto il dottore che ogni cantina deve avere per forza qualche bollicina nelle proprie proposte.
9. Il food in sinergia con il vino
Il reparto food era davvero all’altezza: piccoli produttori, dal dolce al più “salato” passando per belle spruzzate d’oriente. In generale buone materie prime, abbinamenti semplici ma mirati Ogni proposta in qualche modo si sposava con il tema dei vini: naturale, essenziale, rispettosa del territorio. Un altro tassello che ha reso l’esperienza completa e piacevole.
10. Conclusione: una bella edizione
In definitiva, una manifestazione davvero riuscita, in cui ho bevuto con piacere e riflettuto con interesse. Un evento che dimostra, ancora una volta, che il movimento naturale può evolversi senza perdere autenticità. Un ringraziamento a chi ha reso possibile tutto ciò: organizzatori, vignaioli, pubblico e… location.
10 Bis. Contesto e confronto con lo stile “a bocce ferme”
Lo stile degli articoli di www.Gastrodelirio.it, come si legge nella rubrica “a bocce ferme”, pur se a volte impetuoso e tagliente, punta alla critica costruttiva, con pause di riflessione e confronto ponderato.
Si parla di fatti concreti, assaggi, organizzazione, esperienze sensoriali. Si analizza col senno di poi, scartando l’effetto “live-tweet” per dare spazio alla sostenibilità e alla coerenza.
Proprio in questa cornice si inserisce questo articolo: un resoconto meditato, il tutto in un contesto ben pensato e piacevole come lo può essere quello di una masseria pugliese.
E, infine, la conclusione a caldo ma senza urgenze: l’invito a guardare avanti e a riflettere sul movimento, con consapevolezza.
Parole in chiusura
Chiudo con una notazione personale: felice, anzi: felicissimo di esserci stato!
Ma… anche orgoglioso per aver toccato con mano un’altra Italia del vino che senza fronzoli, ma anche senza sterili contrapposizioni e luoghi comuni contrabbandati per “stile” esclusività etc etc, continua pervicacemente a cercare bellezza, identità, varietà e qualità e, perché no, anche a produrre reddito riempiendo di non trascurabili attimi di felicità i calici. vignaioli in masseria 2025
Alla Masseria Spina ho trovato tanto equilibrio, rigore e una visione. E questo mi rende ottimista per il futuro. vignaioli in masseria 2025
Fabio Riccio –
Interessato da più di venticinque anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 autore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, Scrive sulla rivista il Cuoco organo ufficiale della FIC, ha scritto sulla guidade le Tavole della Birra de l’Epresso, Su Cucina a Sud, sulla guida Osterie d’Italia Slow Food, su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque gli gusta.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?



