Oggi è diventato tutto gourmet: pizze, panini, hamburger, perfino cose che non ne avrebbero alcun bisogno. Ma siamo sicuri di sapere davvero cosa significa?
Dalla Treccani.
Gourmet ‹ġurmè› sostantivo maschile, fr. [der. dell’inglese antico grom «ragazzo, valletto», successivamente incrociato con gourmand «ghiottone»]. – Degustatore, esperto di vini e, per estensione raffinato buongustaio.
Una parola di moda, troppo.
Però, nel nuovo millennio Gourmet è anche marketing, come succede per altri falsi miti alimentari, dove spesso si guarda più all’etichetta più che alla sostanza.
Cosa esattamente definisce il perimetro di cosa è gourmet e cosa non lo è, a parte il fatto di creare valore aggiunto a quel che si vende, ovviamente?
Niente

Ormai, e non solo per il cibo per canidi & felini, perfino i più reconditi discount hanno sugli scaffali qualcosa gourmet, logicamente in tre per due.
Ne deduco che il termine è inflazionato.
Ora, visto che un cibo gourmet dovrebbe essere una cosa buona per intenditori, che caratteristiche deve (o dovrebbe) avere un piatto gourmet per essere definito gourmet?
Questo accade nella ristorazione contemporanea, dove il termine gourmet viene spesso usato più per raccontare che per descrivere davvero.

Il prezzo?
Il presunto uso di ingredienti di gran pregio?
La mano del cuoco multistellato?
L’imprimatur della solita blogger d’assalto che santifica sapori e salubrità?
Il testimonial o l’influencer di turno che assicura che tutto è buonissimo anche se fa schifo e corrode le budella come e peggio dell’acido muriatico?
L’immancabile etichettina sognante, con tanto di cuoco sorridente, logicamente in Toque Blanche?
Cosa significa davvero gourmet

No, niente di tutto questo, oggi la gente vuole tutto gourmet semplicemente perché il mondo della comunicazione all’unisono negli ultimi anni gli ha inculcato in testa questo, ma non ha una precisa idea di cosa significhi nei fatti.
Certo, come per tante altre faccende anche qui ci sono sfumature diverse, ma tante scritte gourmet mi danno l’impressione di essere messe furbescamente ad arte su prodotti (o piatti…), proprio come quando qualcuno con una mano di vernice a una casa vecchia, la presenta come nuova, e tutti ci credono.
Quando tutto diventa di qualità

La gente ragiona per categorie e vive felicissima così com’è.
Basta che ci sia un qualcosa di “esclusivo” e tutto diventa gourmet.
Ecco: “esclusivo”, è una tattica di marketing vecchia quanto il cucco, che però funziona sempre
Etichetti, pubblicizzi e enfatizzi una roba come esclusiva (anche se ne fabbrichi miliardi tutte uguali) e tutti si sentono gratificati, la comprano e la consumano.

Il marketing dietro la parola gourmet
Nel nuovo millennio, la gente compra ad occhi chiusi, e tutti vissero felici e contenti, sia chi compra, sia chi vende, sia chi cucina, e avanti così fino al prossimo gastro-tormentone lessicale.
Deve essere più alto di così?
O più largo di cosà?
No, deve essere necessariamente gourmet!
Gourmet non è una parola da aggiungere, ma una cosa da dimostrare. Il resto è solo marketing fatto bene.
Categoria: Critica gastronomica
In breve: Gourmet è diventata una parola onnipresente, spesso usata più per vendere che per descrivere davvero qualità e contenuto.
Punto chiave: non è ciò che viene chiamato gourmet a esserlo davvero.
Fabio Riccio –
Interessato da più di venticinque anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 autore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, Scrive sulla rivista il Cuoco organo ufficiale della FIC, ha scritto sulla guidade le Tavole della Birra de l’Epresso, Su Cucina a Sud, sulla guida Osterie d’Italia Slow Food, su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque gli gusta.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?