Sagra della seppia e della canocchia a Porto Garibaldi (FE)

Di Fabio Riccio,

Forse i nostri lettori più affezionati in queste ultime settimane avranno notato un diradarsi dei post la spiegazione a tutto questo è semplice: buona parte delle redazione di gastrodelirio in questi giorni di fine primavera è in vacanza in quel di Comacchio (e dintorni), luogo famoso per le anguille e non solo.

Il buon Stefano Capone mi aveva avvisato: guarda che se vai nel ferrarese, prova ad andare a qualche sagra – li’ sono una cosa seria, una sorta di “religione laica”, mica come in altri posti d’Italia…

Va bene, ma, almeno per ora, non intendo parlarvi di questo saporito e sgusciante pesce teleosteo, bensì del benvenuto “alimentar-gastrodelirante” che ci ha riservato Porto Garibaldi, nota frazione portuale di Comacchio appunto.

Quando si arriva in un posto che non si conosce, il buonsenso consiglierebbe sempre oculatezza, studio e occhi aperti nell’avvicinarsi al tutto, ancor più per quello che si mangia.

Non è stato così per noi di gastrodelirio, almeno in quel di Porto Garibaldi, anzi, dove siamo entrati a “testa bassa” e senza mediazioni di sorta nell’universo gastronomico nazional-popolare locale!

Provo a spiegarmi meglio.

Manifesti & locandine sparsi ovunque pubblicizzano la Sagra della seppia e della canocchia a Porto Garibaldi, frazione di Comacchio in zona porto appunto.

sagra della seppia e della canocchia
Uno scorcio del centro storico di Comacchio

Una delle tante sagre ad un primo esame superficiale…

Però, memore delle parole di Stefano capone, e vista l’indecisione per la prima cena in terra ferrarese, decidiamo di fidarci dei consigli, e così, pronti in marcia per la Sagra della seppia e della canocchia, costi quel che costi!

Personalmente ho sempre timore nel gettarmi nelle mischie tipiche di queste kermesse, – non per la loro essenza e valenza di modello di questa “Italia minore” di cui tanti si riempiono la bocca, ma più prosaicamente per più di qualche dubbio per quel che riguarda il cibo servito, e ancor più per la sua qualità. Stop.

sagra della seppia e della canocchiaTante e tante di queste sagre, e mi spiace dir questo, sono diventate solo pretesti per intrattenere a “buon mercato” turisti di bocca buona e locali farlocchi, sbolognando per l’occasione fondi di magazzino alimentari, spesso surgelati, spacciati per roba fresca o peggio ancora, per prodotti tipici, anche se in realtà provenienti dall’altra parte del globo.

Sono ancora vivi & olezzanti nella memoria i sentori di olio rancido, e le dimensioni da camera d’aria di tanti e tanti calamari fritti degustati in tante “sagre del pesce” (tirreniche e adriatiche) al quale sono fortunosamente sopravvissuto, così come i sentori para-petroliferi di bismetiltiometano che, mi spiace dirlo, contraddistinguono tante feste e sagre di tartufi appenninici e non solo.

Comunque… per questa volta decido di rischiare – nel peggiore dei casi posso sempre rivalermi con l’uso (non troppo) moderato della violenza fisica contro il povero Stefano per le sue incaute dichiarazioni.

Così, arriviamo alla sagra.

sagra della seppia e della canocchiaAtmosfera rilassata, profumi & aromi portuali come colonna olfattiva alle prime ombre della sera, e tanta, tanta gente.

Coda di lunghezza post-realsocialista, quasi come quelle moscovite anni ’70 del secolo scorso, quando si spargeva la voce che era arrivata qualcosa di commestibile nei vuoti supermercati di stato.

Invece, prima sorpresa: incredibilmente la fila defluisce, veloce anche – miracolo di efficienza Emiliana. C’è speranza a Porto Garibaldi!

Un’orda di dinamici volontari controlla e smista con sapienza e la giusta dose di autorità la fila. Bravi!

sagra della seppia e della canocchiaMeno di venti minuti siamo già al momento topico del riempir vassoi – performance non malaccio per una sagra, e affollata anche.

Un cartello scritto a mano avvisa: Gratinato della sagra (canocchie e seppie ripiene) esaurito – scusate per il successo. Però…

Vabbè… così ci accontentiamo dell’antipasto seppie e mare, dei Sedanini alle canocchie, e di quelli alla Magnavacante (antico nome della zona di Porto Garibaldi), per poi concludere con il canonico e imprescindibile fritto misto, vero “must” della zona, per il quale ci viene consegnato perfino un buono per la consegna al tavolo… perché la frittura deve mangiata calda!

Il vino, bianco, etichetta speciale & e apposita per la sagra… è quello che qui chiamano “vino di sabbia” – alias un blend di Trebbiano e Malvasia allevate appunto in terreni sabbiosi, che poi scoprirò essere di viti vecchie anche di 80 e più anni da “piedi franchi” sopravvissuti alla filossera… cosa molto interessante, e che approfondirò meglio.

Così, bottiglie & vassoi alla mano, arriviamo al tavolo, davvero un record di efficienza per una sagra – inizio a pensare che Stefano Capone ha ragione…

L’atmosfera è rilassata giocosa, nazional-popolare ma non caciarona, anche il volume dell’umano brusio sotto i canonici tendoni, è accettabile.

La fauna umana è fatta di tante le famiglie, bambini e ragazzotti di entrambi i sessi, ma anche nonni e anziani vari assortiti, tutti seduti gomito a gomito.

Il cibo…

L’antipasto di seppie e mare è semplice ma ben fatto, solo molluschi, crostacei e cefalopodi in compagnia di qualche vegetale di rito – niente sapori rischiosi, funambolismi o scimmiottamenti d’alta cucina (o presunta tale), ma anche nessun sentore ammonio-petrolifero o consistenze “sospette”, solo onestissimi sapori di quel che mare (e lagune) in zona regalano. Non è poco, specialmente di ‘sti tempi.

In poche parole, una buona partenza!

Nel frattempo, e anche per non correre il rischio di raffreddamento, assaggiamo con Serena i rispettivi piatti di sedanini, e anche qui piacevole sorpresa: saporiti, corretti, la pasta è anche “al dente”, e i vari ittici presenti oltre a sprizzar freschezza, e pur nell’ambito di ricette “semplici” fanno la loro bella figura.

Nulla a che spartire con certe paste scotte, o al contrario dalla rigidità cadaverica, sperse & galleggianti in olio motore degustate in altre sagre. Evviva!

Il vino si fa’ bere, leggero e profumato, senza impegno, ma vivaddio: in una sagra piacevolmente popolare nella accezione positiva del termine, non ho pretese enoiche, e credo che anche il pubblico presente non sia alla ricerca di Château Margaux d’annata o di qualche Supertuscan dal prezzo a tre zeri…

Ciacole, considerazioni e spettegolamenti sulla umana fauna presente, e si arriva il momento tanto atteso: la frittura, vera prova del none.

Ragazzi… è buona! sagra della seppia e della canocchia

Fritta quasi perfettamente, fragrante, pesci, pescetti, e molluschi sezionati & fritti.

Tutto semplice, lineare direi, ma buono, sorprendentemente gustoso, almeno se rapportato ai parametri di tante sagre “paesanotte”, che pur se di lunga tradizione, si rivelano (non sempre, ma quasi) quel che ho scritto qualche riga più sopra.

Anche il dolce si fa’ mangiare, e così sbirciando le famigliole tranquille, i tanti nonni dinamici con nipoti al seguito, e i ragazzotti in evidente superproduzione ormonale, mettiamo in archivio questa prima e positiva serata alla scoperta del delta del Po.

Ma la vera scoperta gastrodelirante di questa parte di delta del Po è che la frittura di pesce è un po’ come la pizza a Napoli: la si trova ogni due passi… ovunque e dovunque!

Non c’è ristorante o trattoria che non la proponga, e sembra che non c’è indigeno o forestiero che non se ne cibi…

Chissà se anche nell’intimità domestica gli abitanti di questa zona del delta del Po ne fanno fanno scorpacciate con frequenza, chissà…

In ogni caso, il tutto è alla faccia dei salutisti!!

Evviva la frittura… e l’anno prossimo tutti alla Sagra della seppia e della canocchia a Porto Garibaldi

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio - Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale. Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d'Italia de l'Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l'Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d'Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L'Espresso, e quando capita scrive di cibo un po' ovunque. Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it - basta questo?

5 Replies to “Sagra della seppia e della canocchia a Porto Garibaldi (FE)”

  1. Ti do ragione al 100% che alcune sagre aprono solo per vendere immondizia rimasta, te ne accorgi sopratutto quando non ci sono manifesationi, spettacoli, e poche bancherelle ai lati delel strade, e la festa si riduce allo stand gastronomico.

    Invece le sagre nel comacchiese mi hanno sempre colto di sorpresa in positivo, quella dell’anguilla sopratutto, e oggi 22 maggio 2016, andrò a questa a Porto Garibaldi per tastare con mano le prelibatezze.

    Lo stand apre alle 19 di sera mi pare, spero di arrivare in tempo per assaggiare il gratinato della dagra, che è un piatto più che completo, così posso evitare i primi ab ase di glutine per i quali ho una certa sensibilità.

    Quindi grazie per la tua recensione, molto utile.

  2. pian pianino con gli anni la sagra cresce… gente… lasciate tutto come è ora, con solo un poco di comunicazione in più, e ci sarà sempre il tutto esaurito!!!

  3. Ragazzi, non so dove questo sito ha sede, ma da noi tutte le sagre sin roba seria! Davvero si mangia meglio che al ristorante!

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