Giovane cuoco diplomato…

Di Fabio Riccio

Qualche giorno fa’ sono stato a mangiare in un “nuovo” locale. Locale bello, accogliente, messo su’ con tutti crismi, e anche con qualche tocco di eleganza esteriore, pur tra qualche rovinosa caduta di stile. Dove è sito il locale in oggetto, non lo dico neanche sotto tortura, e questo per ben due motivi.

  1. Gastrodelirio non pubblica “stroncature” o giudizi negativi, se non opportunamente decontestualizzati. Va bene l’articolo 21 e il diritto di cronaca, ma ricordiamoci che prima di tutto un ristoratore è un imprenditore, e se non è il solito farlocco gastrofighetto figlio di papà senza problemi economici che vuol togliersi lo sfizio di (far finta) essere uno chef, deve prima di tutto pensare a generare profitti. La gloria e i passaggi televisivi, sono solo optionals.

  2. Alla stroncatura “nominativa”, Gastrodelirio contrappone il silenzio e stop. Lasciamoli lavorare.

Da grande voglio fare lo ScefConsiderazioni estetiche ed esteriori a parte, questo ristorante è un posto dove però non ho mangiato per niente bene. Certo, in giro c’è ben di peggio, ma da un ristorante come questo, e con le premesse che mi hanno portato a visitarlo, mi sarei atteso molto, ma moltissimo di più.

Come ci sono capitato? Beh… al solito, consiglio di amici, consigli di incauti e incapaci consulenti reputazionali, e poi… il sapere che il giovane cuoco patron è stato alunno di una scuola di cucina di un notissimo cuoco italiano multi-pluristellato, cuoco di grandissima classe che tra l’altro, al sottoscritto piace molto.

Il punto è proprio qui: il simpatico e cordiale giovane cuoco, si è “diplomato” in una scuola di rango, (mica alla mensa dei derelitti di Roccacannuccia di sotto…) dove per frequentare i non brevi corsi & stages, si paga una profumata retta con parecchi zeri di euro.

Ora senza scendere in dettaglio su cosa mi è piaciuto e cosa non mi è piaciuto… il vedere in mano un bel ristorante ad una persona che manifestamente non ha una precisa idea di quello che fa, o di cosa significa la parola ristorazione nel senso alto del termine, mi ha messo tristezza.

Il cuoco in oggetto non ha idea di cosa è la cucina.

Quasi mai i cuochi mangiano le cose che cucinano. I più se va bene, si limitano a vedere se il sale è giusto, spesso utilizzando il ditometro

Non capita mai che un cuoco si sieda ad un tavolo del suo locale per ordinare qualche piatto dal suo menù, e si paghi il conto di tasca propria e dopo di questo, inizi a fare autocritica (possibilmente non di scuola sovietica…)

Invece, come ho già scritto qualche tempo fa’ vedi – http://www.gastrodelirio.it/fabio-riccio/cuochi-che-non-mangiano-al-ristorante/2014/03/ è cosa abbastanza comune che un bel po’ di cuochi mangiano davvero male, visto che è altamente probabile che in vita loro sono stati al ristorante molte meno volte di tanti loro clienti. Giovane cuoco

E… certi cuochi, non hanno neanche idea di cosa vuol dire essere clienti di un (loro…) ristorante.

Immaginatevi un cuoco di un ristorante di pesce che candidamente dichiara che a lui il pesce non piace? Eppure personaggi come questi esistono, e in certi casi prosperano.

Tornando al nostro giovane cuoco patron, la riflessione è una sola.

A parte qualche sprovveduto autonominato critico da sito specializzato online (in che???) che ha lodato in maniera sperticata e acritica questo ristorante di fresco aperto, è cosa evidente che in questo posto non si mangia bene. Magari in futuro… chissà…

Pur tra roboanti promesse di tecniche di cottura “innovative” con forni termofotoionici a computo pentanumerico, e di materia prima mai vista dagli occhi di noi poveri bipedi umani, il livello delle portate si è rivelato mediocre e, cosa ancor più grave, costellato di banalissimi e imperdonabili errori, anche rispetto al territorio.

Mi chiedo solo come mai, nella maestosa scuola del grande chef multi-pluristellato, il giovane cuoco patron non sia stato sonoramente bocciato.

Ecco qui il punto cari lettori gastrodeliranti: il signore in oggetto, ha pagato per i suoi corsiE… uno che paga, non lo si può assolutamente bocciare.

Tutto qui, semplice & lineare.

A me dispiace molto che il gran chef multi-pluristellato si presti a (perdonatemi il termine)marchette” come queste, non mi sembra corretto. Ad un certo punto per amor di verità e per semplice correttezza bisognerebbe avere il coraggio di dire all’alunno… «caro mio, la cucina non fa’ per te! Prova in altri campi, sicuramente ci sarà una qualche altra branca dello scibile umano che fa’ per te!» Invece no…

A questo mondo non tutti siamo uguali. Per esempio, il sottoscritto è assolutamente negato per la musica. Totalmente aritmico. Sono uno dei pochi capace anche di uscire fuori tempo quando si battono le mani in un concerto…

Però nonostante questo, per molti anni mi sono incaponito a voler suonare uno strumento, e… ne ho provati tanti. Ho avuto più maestri, che pur molto pazienti (e pagati dal sottoscritto), dopo tentativi e tentativi mi hanno fatto chiaramente detto, che nonostante la mia ostinata applicazione, non sarei mai riuscito a suonare decorosamente nessuno strumento musicale, fatto salvo il campanello della porta di casa. Per un po’ ci sono rimasto male, poi me ne son fatto una ragione, e nei concerti mi limito ad ascoltare e magari a “zompare”, ma sempre fuori ritmo.

La morale di tutto è… se paghi, e poi la cosa non è per te, non mi importa. L’attestato te lo devo rilasciare (letteralmente) lo stesso.

giovane cuoco

Concludendo… devo dire che anche nel campo del vino ho visto casi similari.

Un mio buon amico ristoratore, ottima e simpatica persona (non cuoco, ammette spontaneamente che non sa fare neanche le classiche due uova al tegame) un bel po’ di anni or sono si è iscritto ad un corso di sommelier.

Ha regolarmente frequentato tutte le lezioni, e dopo aver fatto diligentemente tutto il percorso e le varie prove, gli è stato rilasciato il tanto agognato attestato.

Peccato però che lui apertamente e candidamente ammetta che di vino non ci capisce proprio nulla. Difatti, nel suo ristorante si beve davvero in maniera caotica.

P.S. – Proprio ieri l’amico che mi ha accompagnato a “testare” il ristorante, mi ha riferito che sua moglie ha visto il giovin-cuoco in un noto programma televisivo nazionale. Non aggiungo altro.

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio - Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale. Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d'Italia de l'Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l'Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d'Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L'Espresso, e quando capita scrive di cibo un po' ovunque. Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it - basta questo?

2 Replies to “Giovane cuoco diplomato…”

  1. Cosa altro aggiungere… ormai ‘sti cuochi se la tirano un po troppo, ma se la tirano anche e ancor di più quelli che non sanno cucinare.
    Forse esco fuori tema, ma mi da molto fastidio vedere in ogni angolo il faccione di Carlo Cracco che pubblicizza una nota ditta di patatine fritte.
    La scorsa settimana, poco ci mancava che camminando nel supermercato, inciampassi nel suo ritratto formato naturale… ma almeno il buon Cracco sa cucinare bene…

  2. Ma ancora credete a i cuochi TV? In Italia pagando si può avere tutto… figuriamoci un diploma a pagamento di cuoco…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*