Il tiramisù in linea di principio non mi piace…

Partiamo da questo presupposto 

Ma lo rispetto.

Non lo cerco.

Non mi entusiasmo quando lo trovo nelle carte dei ristoranti.

Ma lo rispetto.

Assolutamente.

Una grande storia recente della pasticceria italica.

Origini contese e poche certezze sulla sua provenienza.

Quasi sicuramente Veneto.

Ma una cosa certa è la sua ricetta o, per lo meno, l’elenco dei suoi ingredienti.

Tuorli.

Zucchero.

Marsala.

Mascarpone.

Albumi montati a neve (unico ingrediente ancora al centro di dibattito)

Caffè.

Savoiardi.

Cacao amaro in polvere.

Stop.

È così. In ordine esatto di assemblaggio.

Non c’è spazio per la discussione.

Una crema dalla consistenza spumosa e un po’ cadente che si insinua languida tra i savoiardi stesi e bagnati formando floride lacrime grassocce sui fianchi a rendere onore all’opulenza innata di questo glorioso dolce al cucchiaio.

Il tiramisù in linea di principio non mi piace, ma ultimamente lo ho preparato a scopo “scientifico” seguendo le ricette che pare siano più vicine all’idea originale.

Ed è venuto proprio così.

Morbido. Un bel sapore di Marsala e una consistenza rilassata e grassa.

Giustamente grassa.

Il tiramisù in linea di principio non mi piace autore stefano capone

Ma sfido chiunque di voi abbia mangiato un “tiramisù” a casa di un amico o in un ristorante negli ultimi venti anni a descrivere cosa si è trovato nel piatto.

Ogni cosa, ma sicuramente non il tiramisù delle origini.

Il tiramisù fondamentalmente non esiste.

Principale luogo di distruzione dell’amato dolce patriottico sono le cucine casalinghe teatro di inenarrabili esecuzioni gastronomiche.

Il tiramisù diventa spesso, senza ragioni evidenti, cavallo di battaglia di improbabili chef in ciabatte che, pur entrando in un panico irrisolvibile affrontando la preparazione degli spaghetti in bianco, si ritengono esclusivi detentori del segreto sul sacro Graal del povero dolce.

E quindi, quando al termine di una conviviale cena tra amici o parenti (…che ricordi!!) quando il padrone di casa o un premuroso ospite tirano fuori la tremenda teglia, sotto lo sventurato foglio di alluminio, può esserci qualsiasi cosa.

Prima di tutto un simpaticissimo pericolo sanitario.

Infatti, nonostante l’uso di uova crude, bene che va comprate al supermercato, male che va appena strappate alle amorevoli cure di una gallinella paesana da un amico contadino, o ancora peggio in cova da 10 settimane sotto una verza in frigo, per il 99,99% dei pasticcieri homemade la pastorizzazione resta ancora un cambio repentino dello stile di vita, passando dalla monotonia impiegatizia all’antica arte di scarrozzare su verdi prati montani greggi di bianche pecorelle in compagnia di Nebbia e dell’amico Peter. 

Quindi, al fine di non dover intrattenere fastidiose discussioni con Salmonella, Listeria Monocytogenes, Staphylococcus Aureus e coliformi vari, in genere declino prontamente l’invito al dolce, adducendo improbabili scuse riconducibili all’abbondanza dell’ottima cena che, a malincuore, non mi lascia spazio per il sicuramente buonissimo dessert.

Ma l’attentato alla salute pubblica è poca cosa rispetto alle mostruosità che si celano sotto l’invitante nome di Tiramisù.

Le versioni aberranti del famoso dolce al cucchiaio passano attrverso interpretazioni liberissime e infauste della ricetta:

«Noooo, io i tuorli non li metto proprio! Non mi piace l’uovo! Al massimo uno per tre chili di mascarpone…»

«Noooo, io non metto affatto gli albumi! Io ci metto la panna montata! Viene molto più leggero!» (per la cronaca: kcal per 100 grammi… albumi 43, panna montata 255).

«Nooo, il caffè! La sera! E chi dorme poi. Io i biscotti non li bagno. Mi piacciono croccanti.»

«Nooo,il cacao amaro! É amaro!»

«Noooo, il mascarpone? Ma siete matti? Io ci metto la ricotta! Un capolavoro.»

Oppure il genio:

«Nooo, il mascarpone? Ma siete matti? Io ci metto il formaggio spalmabile! Un capolavoro.»

E qui si tange l’indefinito confine tra il falso tiramisù e il falso cheesecake le due piaghe assolute della pasticceria casalinga.

Il tiramisù in linea di principio non mi piace

Questi e altri Noooo nati dalla fervida creatività di orde di pasticcieri casalinghi che, ovviamente, non contempla l’utilizzo del nobile savoiardo né tantomeno del Marsala altro vanto del Bel Paese.

Noooo, il Marsala no! Troppo alcolico. Io ci metto il limoncello che ha fatto nonna! Non c’è paragone”.

E così, stesi su letti di frollini di varia natura imbevuti in chissà quali intingoli, giacciono strani Tiramisù di strani colori, strane consistenze e soprattutto strani gusti.

Alla fragola, al pistacchio, alle pesche, al tonno, alla banana, alle lenticchie.

Ma senza uova, senza caffè, senza mascarpone, senza savoiardi e senza Marsala.

Salviamo il Tiramisù!

Il tiramisù in linea di principio non mi piace

3 commenti su “Il tiramisù in linea di principio non mi piace…”

  1. O fatto forse miglialia di tiramisù; per ogni occasione; compleanni feste dei figli un matrimonio e cose del genere.
    Non è mai stato male nessuno e in ospedale, è nessuno a mai detto che non erano buoni tutti mi anno fatto i complimenti compreso il profesore di pasticceria di mia figlia che studia all alberghiero e lanno prossimo si diploma
    della ricetta originale non so i lo sempre fatto con i pavesini, il caffè della mocka il mascarpone e qualche volta là panna scef per fare prima
    se lo scrittore dell articolo il tirami su non ci piace, si compri una torta surgelata e se lo tenga per lui e non disturbi dicendo bugie a chi il tirami su lo fa da tanti anni con tanta felicità di se e degli altri

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  2. Sante, santissime parole, signor Capone, anche in gloria (in alcuni casi in memoria) dei tanti intossicati da salmonella, vittime di questo dolce di mediocrissima pasticceria che onestamente non mi ha mai detto molto…

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