Gin Dry Vallombrosa

Gin Dry Vallombrosa

Benedetti benedettini…

Di Stefano Capone,

Mesi di appostamenti.

Controlli incrociati.

Allert pronti a segnalare ogni minimo movimento.

Software raffinatissimi.

Attesa vana di un segnale.

Niente.

Niente.

Il carrello resta maledettamente vuoto.

Non disponibile.

Speranze traballanti.

Passano i giorni.

Passano i mesi.

Silenzio.

Buio.

Non c’è vita nell’universo…

Che c’entra?… non lo so, ma non vedevo l’ora di scriverlo.

Ma proprio quando la speranza è al lumicino succede qualcosa.

Si attivano gli allarmi di cellulare e computer.

Allerta!

Codice rosso!

Controllo.

Sì. È disponibile.

Non c’è tempo da perdere.

Urge aggiungere al carrello.

E vai!

Una bottiglia.

Anzi sai com’è… Due, per sicurezza.

Non si sa mai…

È fatta.

È stata durissima ma la mia eroica pazienza è stata premiata.

Finalmente avrò il mio Gin Dry Vallombrosa.

Gin dry Vallombrosa abbazia interno

È sicuramente uno dei prodotti più misteriosi e sfuggevoli che si possano trovare in bottiglia nel nostro bel paese.

E non stiamo parlando di vino, di grappa o di chissà quale bevanda considerata tipicamente italiana.

Qui si parla di Gin, questo sconosciuto.

Gin dry Vallombrosa bottigliaSfigurato nella sua identità da decenni di cocktail di bassissima qualità e divenuto nel tempo, per la maggioranza dei consumatori, esclusivamente ingrediente anonimo di imbevibili beveroni da discobar, il gin scalpita per ritrovare il proprio legittimo ruolo tra i distillati, ovviamente indirizzando lo sguardo verso prodotti di qualità.

Parente stretto di un antico medicamento olandese a base di ginepro chiamato Jenever, il gin diventa bevanda spiritosa in Inghilterra.

Qui viene perfezionato il metodo di produzione che prevede la distillazione di un infuso, realizzato con varie modalità, tra alcool neutro di natura cerealicola e bacche di ginepro le quali, insieme ad altri elementi vegetali (i botanicals), ne caratterizzano le varie ricette e quindi i differenti profili organolettici.

Eppure, nonostante le origini così poco italiche, il Gin dry Vallombrosa è il frutto di una tradizione centenaria e ha peculiarità profondamente territoriali.

Gin dry Vallombrosa dettaglioLa tradizione affascinante è quella dei monaci benedettini dell’abbazia di Vallombrosa sulle colline in provincia di Firenze, che, nel silenzio secolare della loro erboristeria, preparano, con la sapienza antica dei monasteri creme, unguenti, liquori e soprattutto il gin.

Il Gin Dry Vallombrosa, appunto, che utilizza verosimilmente il metodo degli alcolati, ossia della distillazione dei singoli ingredienti vegetali da unire all’alcool per trarne essenze più concentrate.

Una leggenda per gli appassionati.

Una chimera per chi lo cerca.

Non si sa quanto, quando e se i monaci decideranno di produrlo.

Benedetti monaci…

E in ogni caso la produzione è sempre limitatissima.

Si parla di qualche centinaio di bottiglie.

Comunque notizie vaghe, anche sui metodi di produzione…

Una delle cose certe è che per creare il loro gin, i nostri cari confratelli utilizzano esclusivamente bacche di una varietà di ginepro selvatico che cresce spontanea sulle morbide alture tra Pieve Santo Stefano e Sansepolcro in provincia di Arezzo.

Una bacca fortemente aromatica ma che proprio per la sua natura di pianta spontanea ha una reperibilità volubile.

Se si trova si fa il gin, se non c’è… niente gin.

A dir la verità sono un po’ emozionato di fronte alle mie due bottiglie ma è il momento dell’assaggio.

Il packaging è austero.

La bottiglia è severa, semplice. Monastica.

In etichetta lo stemma e una riproduzione dell’abbazia e la descrizione del contenuto in una forma evocativa che sa di polveroso manoscritto alcolato di bacche di ginepro secondo le antiche ricette dei monaci benedettini di Vallombrosa”.

Gin dry Vallombrosa bottiglia 2Ho la netta sensazione di essere di fronte a qualcosa di importante.

All’apertura del tappo non resisto e avvicino il naso al collo della bottiglia.

Mi ritrovo improvvisamente scaraventato tra i rovi.

Il ginepro, netto, imperioso ricorda i sentieri di montagna e il loro odore verde che accompagna chi li percorre.

Verso il gin puro in un thumbler largo trasparente che ne evidenzia il perfetto tono incolore, limpidissimo e brillante, primo segnale di una lavorazione di assoluto livello.

Non voglio convogliare e costringere gli aromi.

Ne voglio afferrare la reale potenza.

Che viene fuori immediatamente.

Senza compromessi.

Il ginepro padrone e balsamico, la corteccia, la terra, i rami spezzati.

Un susseguirsi cavalcante di profumi inonda le narici e crea immagini.

Ed è un gran bello stordimento emozionale.

La sensazione di rovo persiste a rinnovarmi il ricordo del cammino montanaro.

Trepido per assaggiarlo.

Il primo piccolo sorso con i suoi 47 gradi alcolici stordisce ma prepara la bocca.

Subito una nobile spinta balsamica di ginepro selvatico entusiasma il palato che si ritrova a giocare con le note amare di erba e mandorla e quelle più dolci di resina e pigna.

L’idea di radice e verde è sempre presente a rammentarci lo stretto legame di questo gin con la terra in cui è prodotto.

La complessità del gin dry Vallombrosa si amplia, se possibile, ai sorsi successivi, in un parallelismo perfetto tra la nota alcolica importante e la maestosità degli aromi che si fondono in un insieme vellutato e carezzevole ma con una persistenza in bocca di rara possenza.

Selvatico e perfetto.

Monastico e provocante.

Dicotomico.

Benedetti benedettini!


Abbazia di Vallombrosa

Via San Benedetto, 2 – 50066 Vallombrosa (Fi)
Tel: 055.86.22.51

Fax: 055.86.22.52.44

Email: info@monaci.org

http://www.evallombrosa.it/

Stefano Capone

A proposito di Stefano Capone

Stefano Capone

10 Replies to “Gin Dry Vallombrosa”

  1. Trovata a fatica una bottiglia.
    Assaggiato.
    Finito in pochi giorni.
    Una sola parola, fantastico, e al diavolo gli inglesi che se la tirano con i loro sciaquabudella!

  2. Semplicemente meraviglioso!
    Gli Inglesi… si ritirino in buon ordine, i fraticelli nostrani sono più bravi a fare il Gin!!

  3. Non per stupido nazionalismo, ma dopo aver assaggiato questo Gin, tutti gli altri fanno la figura dei nanetti, Gin Inglesi compresi.

  4. Storia curiosa.
    Una bottiglia di questo Gin, è da un anno e più che aspettava di essere aperta.
    Era, in compagnia di altre, in un cesto di Natale di due anni fa…
    Provato ieri sera per curiosità dopo una cena a casa con amici.
    Incredibile… stupendo, affascinante.
    Non sospettavo fosse così…
    Ricerca sul web, e qui scopro che in casa avevo un gioiello.

  5. Italiano di famiglia.
    Nato però in uk, penso e parlo in entrambe le lingue.
    In entrambe faccio errori imperdonabili.
    Vissuto per molti anni sotto la famiglia Windsor, nel senso che abitavo moltovicino a una delle loro “piccole” case di campagna… adoro il principe Charles, ma ho sempre detestato la defunta Lady D. – R.I.P.
    Mi sta anche simpatica Camilla.

    Qualcosa di Gin ne capisco.
    Provato questo Gin anni fa a casa di un amico.
    Fantastco.
    Impresa impossibile procurarsene qualche bottiglia, è vero
    Ma… un lontano zio prelato in Toscana ha fatto il miracle.
    Fantastico davvero, fa inpallidire quelli Inglesi.
    In qualsiasi caso, non mi faccio frate!
    Cheers!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*