Pesto Genovese – leggete bene le etichette!

Di Fabio Riccio,

Ammetto che il Pesto genovese è tra i miei condimenti preferiti.

Non sono ne’ genovese ne’ ligure, ma il pesto, fin dal primo assaggio mi ha subito colpito e ammaliato.

Mi piace molto, tutto qui.

pesto genovese scodella

Così, quando mi capita a tiro del buon pesto genovese vero, ne faccio sempre una debita scorta.

Prima o poi proverò anche a farmelo in casa, seguendo (per quanto umanamente possibile) la ricetta tradizionale.

Speriamo bene.

Fuori Liguria è arduo trovare del buon pesto genovese, o almeno qualcosa che rispetti le regole del disciplinare di produzione del pesto genovese DOP, appunto.

In giro, a leggere le etichette c’è di tutto, e complice il salutismo da quattro soldi che ovunque impera, e la demonizzazione di certi ingredienti, si vedono (assurdi!) pesti magri, pesti light, pesti sempre senza qualcosa che invece dovrebbe esserci, e infine… tantissimi pesti senza aglio.

pesto genovese aglioSi, l’aglio è quasi scomparso dal pesto.

Povero aglio, cosa avrà mai fatto di male?

Che forse forse la casalinga di Voghera non lo digerisce?

Oppure è la Zia Carolina non lo gradisce perché ha l’ulcera?

Stiamo scherzando?

L’aglio nel pesto è fondamentale!

Una delle peculiarità del pesto genovese, è proprio l’affascinante equilibrio tra gli ingredienti che sa tanto di mediterraneo, e togliercene uno, molto specifico come l’aglio, è un vero e proprio un gusticidio. Stop.

Un pesto genovese senza aglio, è un pesto castrato.

Se poi avete timori per l’alito, basta un collutorio di buona qualità & due gargarismi ed è tutto risolto, oppure rinunciate per qualche ora a baciare la vostra moglie, fidanzata, amante etc etc.

A parte le solite mie recriminazioni, da mugugnone qual sono (come e peggio di un ligure), ora vado a raccontarvi una edificante storiella.

In questi giorni sono momentaneamente single.

Così un po’ per pigrizia, un po’ perché devo pur nutrirmi, vado più di sovente al supermercato.

Ieri, oltre la spesa di semplice sopravvivenza, nel banco refrigerati butto un occhio allo scaffale del pesto.

Non ho con me gli occhiali.

Neanche in tasca.

Neanche in macchina.

Mal me ne incolse…

Inizio a spulciare le confezioni presenti alla ricerca di un qualche Pesto genovese rigorosamente con aglio.

Strizzo gli occhi, ma le scritte sono microscopiche – quando va bene carattere Arial corpo 4 pt.

Al quinto vasetto di pesto esaminato, e sotto una luce forte, mettendo a fuoco a fatica, ho l’impressione di leggere finalmente la parola aglio.

Evviva!

Il vasetto è mio, sono solo 90 grammi (questo ben si legge in caratteri più grandi) e pur sapendo che non sarà perfetto, mi accontenterò di questo prodotto industriale, ma con aglio.

Arrivato a casa, inforco gli occhialini ed ecco la sorpresa: l’aglio non c’è.

Tutta colpa mia per non essermi portato dietro gli occhialini, ormai li vendono anche in edicola…

Vabbè – ci condirò lo stesso la pasta – sarà pur commestibile, farò finta di nulla.

Spaghettoni quadrati e pesto in vasetto per pranzo.

Meglio di un panino (spero).

Nel piatto, devo ammettere che il sapore è (quasi) passabile, ma la mancanza dell’aglio si sente, eccome!

A spaghetti terminati, e prima del caffè, recupero nuovamente gli occhialini e inizio a leggere con attenzione l’etichettina degli ingredienti di questa “roba” che millanta di essere un pesto genovese.

Qualcosa non quadra.

Ok, l’aglio non c’è, ormai lo so.

Ma… gli ingredienti non mi sembrano proprio quelli tradizionali del pesto genovese.

C’è troppa roba dentro…

Qui la scannerizzazione (molto ingrandita) dell’etichetta, dimensione originale tre per tre centimetri.

pesto genovese

Metto una pietra sopra al fatto che invece dei pinoli ci sono gli anacardi, che costano molto di meno, ma che con i Pini, dai quali arrivano i Pinoli non hanno molto a che fare.

C’è ancora qualcosa che non mi quadra.

Così, vado a spulciarmi il disciplinare di produzione del Pesto genovese DOP, che trovate cliccando qui sopra.

Acciderbola…

Il vasetto che ho comprato, guarda caso, non è mica etichettato Pesto genovese, ma bensì Pesto alla genovese, che suona simile, ma non lo è.

Mea culpa che non ho letto l’etichetta con attenzione.

Così, nel vasetto che ho acquistato scopro che c’è un qualcosa che pur se pienamente commestibile per gli esseri umani, e confezionato a norma di legge, con il vero pesto (aglio compreso) ha ben poco da spartire, a parte un generico colore verde…

Qui in calce, un estratto degli articoli 2 & 3 del disciplinare di produzione del Pesto genovese DOP – confrontate con l’etichetta di sopra…

Art. 3 – Materie prime

Gli ingredienti destinati alla produzione del “Pesto Genovese” devono provenire dalle zone delimitate dal presente articolo a devono rispondere alle caratteristiche produttive stabilite dal presente disciplinare.

II basilico deve rispondere ai requisiti previsti dal disciplinare di cui alla DOP “Basilico genovese”, sia utilizzato direttamente che in alternativa quale componente di un semi lavorato composto da basilico genovese DOP, olio extravergine di oliva di produzione nazionale con sale, refrigerato, congelato surgelato.

L’olio extravergine di oliva deve essere di origine nazionale e deve rispondere ai requisiti del Reg 796/02/CEE

II formaggio deve appartenere alle tipologie DOP “Parmigiano Reggiano” o “Grana Padano” a alla tipologia Pecorino DOP

L’aglio deve essere di produzione nazionale.

I pinoli ottenuti da Pinus Pinea devono essere prodotti nell’area mediterranea

Le noci ottenute da “iuglans regia” devono essere di origine europea

II sale deve essere prodotto nel territorio italiano.

Art. 4 – Metodo di lavorazione

II “Pesto Genovese” è ottenuto dalla lavorazione dei seguenti ingredienti indicati in dosi percentuali:

Basilico genovese DOP: non inferiore al 25%

Olio extravergine di oliva nazionale

Formaggio DOP “Parmigiano Reggiano” o “Grana padano” grattugiato:

Formaggio pecorino DOP

Aglio:

pinoli:

Noci (facoltative)

Sale marino

Letto?

E allora… ‘sta roba verdastra in vasetto, oltretutto pagata anche cara, vogliono farmela passare per pesto genovese?

Ma siamo fuori di testa?

pesto genoveseVa bene che sono rimasto in vita dopo averlo mangiato con i miei spaghettoni quadrati.

Va anche bene che per acquistare dei pinoli buoni & veri, si deve fare la cessione del quinto dello stipendio.

Va bene pure che sull’etichetta c’è scritto a chiare lettere “pesto alla genovese” e non pesto genovese

Va bene anche il salutismo, la presunta cancerogenicità del basilico, e perfino il senza glutine che impazza anche quando il glutine non ci sarebbe a prescindere.

Ma qui, senza inoltrarmi nel dettaglio del prezzo, c’è puzza di fregatura bella & buona.

A leggere l’etichetta (di non facile comprensibilità), con un po’ di attenzione, gli ingredienti si rivelano anche di qualità abbastanza modesta, ma quel che più colpisce, è la quantità (dichiarata a chiare lettere) dei Pinoli e del Parmigiano Reggiano: rispettivamente lo 0,5% (zero virgola cinque percento) per i primi, e “ben 1% per il secondo

Ma chi vogliono prendere in giro?

Chiamarlo Pesto alla genovese, non Pesto genovese, è semplicemente una furbata. Fine.

Credo che davvero dovrò cimentarmi con l’ardua impresa di farmi il pesto in casa…

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio - Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale. Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d'Italia de l'Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l'Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d'Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L'Espresso, e quando capita scrive di cibo un po' ovunque. Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it - basta questo?

5 Replies to “Pesto Genovese – leggete bene le etichette!”

  1. Le fregature con il pesto sono sempre all’ordine del giorno!
    In giro c’è anche di peggio di questo qui…
    Di tutto, di più!

  2. Io il pesto me lo faccio in casa da sola, è molto facile, e perdonate la frase scontata e il luogo comune, ma almeno so bene cosa c’è dentro, e mai mi sognerei di togliere l’aglio… altro che barattolini vari con scritte microscopiche.

  3. Ennesima fregatura sul pesto, non è una mica una novità.
    Supermercati e negozi ne sono pieni di queste robacce dozzinali.
    Non parliamo poi di aglio, il nemico numero 1!

  4. Questo scritto qua è niente.
    Magari sa ancora un pochetto di pesto… (aglio a parte)
    Sotto le varie voci pesto, dentro i barattoli ci mettono le peggiori schifezze mai viste al mondo…
    Almeno questo, a leggere bene, non ha coloranti verde.
    lo sapevate che in alcuni pesti, vista la pessima qualità del basilico usato, ci ficcano anche il colorante E 141 8non so se è legale) per aggiustare le cose?

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