Contro la pastasciutta

Contro la pastasciutta

Di Serena Manzoni,

Signori miei, oggi mi voglio divertire un poco e allora, volendomi divertire e volendolo fare in maniera scanzonata e irriverente decido di tirare in ballo i futuristi e le loro mattane, per la precisione decido di sfogliare Contro la pastasciutta ovvero la cucina futurista dell’irrefrenabile Filippo Tommaso Marinetti.

Contro la pastasciutta filippo tommaso marinetti

Si pensa si sogna e si agisce secondo quello che si beve e si mangia”.

Marinetti praticamente incomincia con questa premessa il suo manifesto gastronomico e non possiamo che essere d’accordo con lui.

Difficile approvare a pieno il pensiero futurista, in particolar modo per il suo appoggio al regime fascista e per le sue simpatie guerrafondaie, ma mi stupiscono sempre la giocosità del movimento e la straordinaria capacità di anticipare molta arte e cultura contemporanea, soprattutto nella profonda coesione tra l’arte e la vita e nella pratica performativa delle loro opere o sarebbe meglio dire delle loro vite.

Tutto è arte, ogni singola pratica dell’esistere si adegua alla poetica in cui si identificano, per cui anche la cucina entra di diritto nella logica futurista. L’intento futurista è quello di creare un mondo nuovo e diverso, dopo aver sfasciato senza mezzi termini il vecchio.

Contro la pastasciutta copertinaNel pattume gli spaghetti allora: logora archeologia gastronomica, che oltretutto appesantisce e non predispone il corpo e lo spirito all’agilità e al dinamismo futurista (così come nel manifesto del 1909 Marinetti scriveva della “fetida cancrena di professori, archeologi, di ciceroni e di antiquarii).

Evviva invece il riso bollito, che inoltre può essere prodotto in maniera completamente e gagliardamente italica, non dovendo fare ricorso a grani stranieri.

Eh sì perché, tra le altre cose, la cucina futurista (e fascista) deve essere fortemente italica, sia nei prodotti sia nel lessico: lo ammetto, trovo tremendamente divertenti certi neologismi creati per sostituire parole nella lingua della perfida Albione ma non solo. Pranzoalsole per dire picnic, polibibita nasconde il cocktail e traidue sta ad indicare il sandwich, peralzarsi è il dessert.

I futuristi però non si limitano a tradurre e mascherare, inventano un loro mondo, veloce vitale e virile, creano un uomo nuovo in una nuova società veloce, dinamica e strafottente.

Dal dizionario della cucina futurista: prestoinletto è la polibibita riscaldante invernale mentre la guerrainletto è una polibibita fecondatrice e via discorrendo…

La cucina futurista è una cucina sinestetica: tutti i sensi sono invitati a partecipare delle vivande e dei banchetti. I piatti sono realizzati tenendo conto anche del loro aspetto e profumo, ma non solo.

Il pasto stesso diventa un’esperienza complessa dove tutto partecipa all’esperienza: è decisamente interessante la descrizione dei Pranzi futuristi determinanti.

Contro la pastasciutta filliaNiente è lasciato al caso: la location, la musica e il modo in cui devono essere vestiti gli ospiti e il personale di sala, vengono spruzzati profumi e decise le musiche e i rumori adatti allo specifico pranzo, più che un pranzo un happening. Ecco le parole dell’aeropittore futurista Fillìa: “ad ogni cuoco si richiede la formazione di una mentalità che: (…) in modo che tutte le persone abbiano la sensazione di mangiare, oltre che dei buoni cibi, anche delle opere d’arte”.

Nel pranzo tattile ognuno dei presenti dovrà indossare un pigiama realizzato con materiali diversi al tatto, tra una pietanza e l’altra “i convitati dovranno ininterrottamente nutrire i loro polpastrelli sul pigiama del vicino di tavola”.

Contro la pastasciutta serena manzoniNaturalmente la cucina futurista deve essere una cucina virile, maschia e maschilista, una cucina per chi deve affrontare battaglie eroiche per la conquista dell’impero oppure battaglie erotiche per altri tipi di conquiste.

In questo senso vi cito soltanto il porcoeccitato (formula dell’aeropittore futurista Fillìa) ovvero: “Un salame crudo, privato della pelle (…) servito in un piatto contenente del caffè-espresso caldissimo mescolato con molta acqua di Colonia”.

Credo che non ci sia bisogno di molti commenti.

Insomma nel progetto futurista di demolizione e ricostruzione del mondo c’è spazio anche per la cucina: leggete quindi Contro la pastasciutta ovvero la cucina futurista, 

brani scelti da La cucina futurista di F.T. Marinetti e Fillìa (Milano, Sonzogno 1932) e proposti dalla Nuova Editrice Berti nel 2015.

Contro la pastasciutta come mangia marinettiNon mi sento invece di consigliarvi la realizzazione delle ricette, che lasciano un tantino perplessi… troppa acqua di Colonia!

3 commenti su “Contro la pastasciutta”

  1. Provocatorio ma geniale come pochi…
    L’unico movimento di “qualcosa” degno di quel nome che l’Italia ha prodotto lo scorso secolo.
    Marinetti….

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  2. Geniale e simpatico libretto.
    I futuristi erano si dei buontemponi, ma come scritto qui hanno almeno lasciato qualcosa.
    Voi di gastrodelirio siete per caso dei “filo-futuristi”?
    Volete anche voi demolire il mondo della cucina italiana?

    Rispondi
  3. Conosco bene il libro e tutto il movimento futurista, e pur non volendo affatto abolire la pastasciutta che mangio sempre volentieri, e non trovandomi politicamente per nulla d’accordo con loro… devo ammettere che i futuristi qualche idea l’avevano, non credete?
    Qualcosa l’hanno creata, e questa cosa ancora ora la si studia e cita, al contrario di altre cose e movimenti che si sono rivelati alla prova del tempo molto più effimeri.
    Idee discutibili si, ma meglio del rumoroso e silente vuoto di adesso…
    Meglio una cena futurista o una cena gastrodelirante (come dite voi)?
    Gli opposti non è che finiscono per somigliarsi?
    Stasera pasta con ragù (non ragout) ma senza acqua di colonia, e alla fine come “peralzarsi” un bel babà come lo sa fare bene solo mia suocera!
    Statev’ buon..!!

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