Non ci torno più – terza parte

Di Fabio Riccio

  • Siete in un ristorante non di chiara fama. Uno sguardo ai vari tipi di pane nel canonico cestino non guasta. La visione del fondo del panino è sempre  istruttiva. Tanti, troppi ristoratori anche di grido, slealmente spacciano per “cosa fatta da loro” pani, panini e panetti, che in realtà sono prodotti industriali precotti o surgelati. Consiglio: guardate con attenzione il fondo del pane: se picchiettato di puntini o righe regolari e ben ordinate, c’è la concreta possibilità che si tratti di pane precotto o surgelato. Mangiatelo pure, non di certo fa’ male, ma guardate bene la lunghezza del naso del ristoratore, forse anche il resto del menù ha la medesima provenienza del pane…

  • Un menù troppo ricco è quantomeno sospetto. Più piatti un ristorante propone, meno cura ogni singolo piatto riceve, l’equazione è facile. Secondo voi è possibile che un ristorante da 30 posti proponga nientedimeno che 4 menù di varie tipologie? Provate a fare due conti “della serva” e dopo qualche secondo si paleserà lui, si, proprio lui: sua maestà il congelatore. Sei pagine fitte fitte di menù sono sospette… Consiglio: provate (almeno) a evitate il piatto presumibilmente meno gettonato: il rischio che il cuoco non ricordi bene come farlo (o scongelarlo), è altissimo.

  • Bistecche in un ristorante di pesce. Ovvio, in un ristorante “solo pesce” chiedere carne è pura provocazione. Se potete evitarlo, fatelo. Magari qualche bistecchina è anche presente nell’angolo più recondito del menù, giusto per compiacere il bastian contrario di turno o il bambinetto schifiltoso che dice che il pesce gli fa ribrezzo perché ha le spine. Quasi certamente in cucina dimorano tristi fettine surgelate per i casi disperati di ittiofobia, però… Consiglio: state a digiuno o alzate i tacchi, per non pagare a caro prezzo una bistecca di brontosauro, o nei casi migliori dell’epoca delle guerre puniche, magari anche cotta malissimo.

  • Un capello nell’antipasto: può capitare, se il posto è notoriamente pulito passateci sopra, piccoli incidenti in cucina capitano. Due capelli: infortunio grave, meditate l’abbandono. Trovate anche un terzo capello: mettete la giacca e alzatevi… Quarto capello: ma la cuffietta in cucina? Consiglio: a questo punto, rimanete in sala (senza toccare cibo) e avvisare immediatamente i NAS.

Non ci torno più

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio - Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale. Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d'Italia de l'Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l'Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d'Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L'Espresso, e quando capita scrive di cibo un po' ovunque. Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it - basta questo?

One Reply to “Non ci torno più – terza parte”

  1. Purtroppo la storiella del pane fatto dai ristoratori continua…
    Qualche raro ristorante il pane lo fa davvero, ma la maggioranza trova più comodo fare bella figura imbrogliando il cliente spacciando roba solo da scongelare, oppure come le baghett che vendono nei supermercati, in pacco di atmosfera modificata chimicamente.
    E’ uno schifo… non è meglio andare da un buon panettiere e mettersi d’accordo per avere 2 volte al giorno una forma di pane?

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