Chardakhi Chinuri 2012

Di Fabio Riccio,            

La Georgia: partiamo da questo.

Vista l’atavica ignoranza dell’Italiano media in geografia, pochi hanno idea di dove sia la Georgia, e più di qualcuno di sicuro la scambierà con l’omonimo stato degli USA noto per le noccioline… quindi, prima di addentrarci nel racconto di questo vino, un minimo di ripasso di storia & geografia, per chi è una capra in queste due materie, credo necessiti.

Chardakhi Chinuri 2012 mappa georgiaLa Georgia si trova nel turbolento Caucaso, regione geograficamente in bilico tra Europa e Asia, anche se molte delle nazioni di quella zona (proprio come Georgia e Armenia) sono storicamente e culturalmente parte dell’Europa.

E poi… lo sapevate che la prima nazione al mondo ufficialmente proclamatasi Cristiana è stata l’Armenia nel lontanissimo 301 DC, e che la Georgia l’ha seguita a ruota non molto tempo dopo?

Come termine di paragone, nell’impero Romano, i cristiani dovettero aspettare l’editto di Milano, promulgato dagli imperatori Costantino e Licinio nel 313 DC, per uscire dalle catacombe e poter professare liberamente la loro fede.

Meditate gente, meditate…

La Georgia, terra di antica civiltà dunque, ma anche terra con una incredibile ricchezza ampelografica di centinaia e centinaia di differenti vitigni.

Da qualche anno a questa parte, la viticoltura georgiana che ha una storia plurimillenaria (pare che i primi a fare vino siano stati proprio loro), ha iniziato a mettere piede fuori dal cortile di casa.

Chardakhi Chinuri 2012 caliceVuoi per il venire a mancare per cause politiche del tradizionale sbocco commerciale sul mercato mercato russo, vuoi per la voglia di rientrare a pieno titolo nell’alveo (anche economicamente) dell’occidente, ma i vini georgiani, timidamente hanno iniziato a rosicchiare piccole quote di mercato, anche in Europa e negli USA.

Così, complice una sera di acquisti per rinsanguare la cantinetta dinamica di casa Gastrodelirio, arriva sulla mia tavola una piccola “chicca” – (almeno per le bottiglie prodotte – poco più di mille!): il di Iago Bitarishvili, al momento primo e unico produttore biodinamico della Georgia.

E così, con l’occasione di una cena a casa con un amico, cena ittica con gran profusione di bottarga di fresco arrivata dalla Sardegna, si apre questa bottiglia.

Chardakhi Chinuri 2012 etichetta fronteNon ho attese di nessun tipo, spero solo che il Chardakhi Chinuri 2012 sia un buon amico per la cena.

Come quasi sempre, preferendo saper poco o nulla su quel che mi appresto a mescere nei calici, e per non farmi condizionare da nessun preconcetto, positivo o negativo di sorta, stappo la bottiglia senza informarmi più di tanto…

Spaghetti quadrati bottarga & vongole, poi totani appena scottati in padella conditi con pesto, rigorosamente con aglio!

Sapori netti, sapidi, avvolgenti, specialmente la bottarga.

Sapori forse difficili da assecondare.

Colore ambrato quasi da cognac a parte, prima in calice, e poi al naso giunge subito un non so che di piacevole, e lasciatemelo dire, di sensuale.

Mi rammenta il miele di acacia spalmato sul pane, e rimuginando sul colore del Chardakhi Chinuri 2012, credo che le bucce, di questo sentore e del bel colore ne sappiano ben più di qualcosa…

Ma non solo acacia, al naso gettano l’ancora pure sentori torbati e affumicati, quasi da whisky invecchiato.

Ma insieme a questi, c’è, e anche netto, un sentore che avrebbe mandato in bestia certi sommelier in giacchetta & tastevin – la volatile.

La volatile – uguale, acido acetico.

La volatile: lo spauracchio di tanti produttori che del vino cercano la perfezione, non il cuore.

La volatile, anche in quantità omeopatiche, sembra fatta apposta per dar ragione a quei perfezionisti del vino, proprio quelli con il lavandino sempre a portata di mano.

Spesso considerata un difetto, la volatile, oltre ad essere un “difetto” (virgolette d’obbligo) spesso è invece sintomo dell’uso di lieviti non selezionati (i lieviti indigeni cari a chi produce vino naturale) soprattutto se l’uva è molto sana.

Chiedete delucidazioni a riguardo a qualche buon chimico…

Ma la volatile… se non a livelli di VERO difetto, di solito dopo poco… vola via, lasciando spazio al vino, quello vero.

Anche qui.

Pochi minuti e il Chardakhi Chinuri 2012 si apre, definitivamente, senza difetti.

Allora, forse per riguardo, per l’amico a cena, forse per riguardo per il signor Iago Bitarishvili, o forse solo per la semplice voglia di “far scena”, svuoto la bottiglia in un decanter, neanche fosse un rosso d’annata.

Altra eresia?

Chissà…

Aspettiamo – ora poco.

L’ossigeno fa bene il suo lavoro.

Un po’ di minuti, il tempo che pasta & bottarga arrivino, ed ecco che senza l’interferenza della volatile, si liberano sentori accattivanti di resine come l’incenso, ma anche di erbe balsamiche, lievito e di fiori come in un prato di montagna, insieme a una mineralità non da poco

Chardakhi Chinuri 2012 etichetta retroIl Chardakhi Chinuri 2012 parte bene, molto.

In bocca da subito si palesa come fresco e perfino un po’ tannico, con frutta gialla e lievi sentori acidi di ananas, e con un alcol morbido e gradevole sempre tra le righe.

Si fa’ bere, non c’è dubbio.

Resiste alla bottarga, la stempera senza cancellarla.

Un bel matrimonio tra Sardegna e Georgia.

Resiste e avvolge i Totani al pesto.

Anche la Liguria ha la sua parte.

Il finale, inteso in tutti i sensi, degnamente accompagnato dal magnifico parmigiano Giansanti di 24 mesi, è di buona lunghezza e persistenza, lasciando al palato frutta e spezie, e al naso mineralità e incenso che ben si sposano con il parmigiano, mentre al cuore c’è il rimpianto di non averne un’altra bottiglia pronta.

Un vino che ha fatto il suo mestiere di bravo compagno in una cena dai sapori a dir poco eterogenei.

Tutto qui: il Chardakhi Chinuri 2012 è un vino concettualmente e strutturalmente diverso, molto diverso da tanti bianchi “classici”, emozionante quanto basta, ma anche sensuale senza ammiccare troppo facendo come dicono a Roma “il piacione”.

Non è un vino che si fa’ voler bene subito, ma non è neanche così estremo come altri bianchi supermacerati dal colore ambrato.

Per chi fosse interessato, il Chardakhi Chinuri 2012 di Iago Bitarishvili, è un monovitigno al 100% di Chinuri, appunto.

Il Chinuri è un vitigno autoctono georgiano, un bianco a maturazione tardiva.

Le Vigne di Iago Bitarishvili – un ettaro o poco più, sono vecchie, oltre 70 – 80 anni.

In cantina si pigia ancora con i piedi, nelle “Satsnaheli” (delle presse in legno), il Chinuri è macerato, fermentato spontaneamente (senza l’ombra di lieviti aggiunti) e affinato nelle qvevri, una sorta di grandi anfore, interrate per otto mesi.

Chardakhi Chinuri 2012 qvevriLe qvevri, per dove sono poste, oltre alla funzione di contenere il tutto durante la fermentazione, regolano naturalmente anche la temperatura.

Dopo i travasi di rito, altri 3 mesi in anfora.

Il Chinuri non è assolutamente ne’ filtrato, ne’ chiarificato. Solforosa meno di 50mg/l, e poi nulla aggiunto. Semplicemente un gran bel vino, buono.

Chardakhi Chinuri 2012 etichetta with skin contactSulla bottiglia di questo Chardakhi Chinuri 2012, c’è aggiunta una etichettina adesiva extra che recita: “with skin contact”.

A vederla così suona un po’ ingenua, ma avverte il consumatore poco avvezzo a questo tipo di enologia, per certi versi “ancestrale”, che si trova a qualcosa di ben diverso da quello a è abituata la maggior parte dei consumatori.

Ricordiamocelo: siamo di fronte a un vino dove le bucce, le vere protagoniste hanno dato il meglio di se, regalando al vino non solo il bel colore, ma anche una riconoscibilissima struttura, e una resa aromatica di tutto rispetto, cosa che per un certo tipo di enologia abituata a regalar sentori con acrobazie da “piccolo chimico” in cantina, equivale (quasi) a un’eresia.

C’è chi questi vini li chiama orange wine, e li incasella nelle curiosità enologiche. Io no, anzi!

Mi piace, questo è l’importante. Stop.

Dove trovare il Chardakhi Chinuri 2012 ?

Io personalmente l’ho acquistato all’enoteca cefalo di Campobasso che lo ha in stock – per info vedi qui – http://www.gastrodelirio.it/fabio-riccio/enoteca-cefalo/2015/08/ – ma so che in Italia è distribuito da Velier di Genova vedi http://www.velier.it/


Chardakhi Chinuri 2012 iago

Iago Winery Chardakhi

Chardakhi, Mtskheta, Georgia

Chardakhi@gmail.com

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio –
Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l’Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d’Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?

One Reply to “Chardakhi Chinuri 2012”

  1. Scusatemi l’intrusione… ma dove cavolo trovate vini del genere?
    E’ tutto interessante, interessantissimo, ma più che vini mi sembrano esemplari rari…
    Berli mi incuriosisce.
    Io Abito in provincia di Grosseto, sapete per caso se questo distributore di campobbasso vende anche per Internet?
    Grazie!

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