Nessuno scrive più di vino? Perchè tutto questo?

Io continuo a farlo, esprimendo opinioni personali che, non vanno prese però come assiomi incontrovertibili. nessuno scrive più di vino

nessuno scrive più di vino giornalista uomo intento a scrivere di un vino

Tempo fa mi hanno regalato una bottiglia…

Un vino naturale.

Chi mi conosce sa benissimo il mio “essere di parte” per questa (sfumata…) tipologia di vini.

Ma, non è questo il punto… nessuno scrive più di vino

Come sempre, prima di stappare e degustare un vino del quale non conosco ne’ il produttore ne’ la sua storia pondero due opzioni: vado dritto all’assaggio “alla cieca” per non farmi influenzare, oppure provo a informarmi a riguardo, almeno a grani linee, cercando in rete pareri e impressione di chi prima di me lo ha provato.

Fino qualche anno addietro funzionava, ma ora a scrivere di vino (e… scrivere mica significa mettere due parole sgrammaticate in croce sotto una foto…) sono rimasti in pochi, e quel che è peggio è diventato arduo trovarli!

Un tempo, scavavo tra i motori di ricerca e senza avventurarmi all’ennesimo risultato, trovavo subito qualcosa, e questo senza rischiare di inciampare nella scivolosità di forum, gruppi, gruppetti etc etc.

Ora, la musica è cambiata…

nessuno scrive più di vino leggere da una rivista di un vino

E’ arduo farsi una pur minima opinione, perché le sole informazioni reperibili in rete su un vino o un produttore, a parte per chi ha la pazienza di spulciare in fondo ai risultati, ma davvero molto in fondo, arrivano solo dal sito del produttore (quando c’è…) o dalla infinità di distributori, piattaforme, enoteche e commercianti vari che vendono in rete il tal determinato vino.

Ma, sono solo informazioni esplicitamente di parte, perché…

Un detto popolare recita: non chiedere mai all’oste se il suo vino è buono…”.

Non aggiungo altro. Punto.

Giorni addietro, non pago, ho fatto un esperimento

Nel più gettonato motore di ricerca al mondo, questa volta ho inserito il nome di un vino di un produttore toscano (convenzionale, vabbè…) per vedere se il “fenomeno” era legato solo al “vino naturale”.

Azienda non grandissima ma, diciamo “storica”. Vino di fascia media, in enoteca dai 16 ai 25 euro…

Allora… a parte il bel il sito-vetrina aziendale, quasi in testa nei risultati di ricerca, e la infinita serie di commercianti che vendono questo vino online e/o in negozi fisici, ho scovato la prima descrizione solo al 41esimo risultato, dove, in un angolo di un sito straripante di pubblicità e molesti pop-up, ho trovato una sdolcinata descrizione tra l’enfatico e il mieloso di questo vino.

A ben vedere una marchetta* bella & buona, travestita da (pseudo) critica.

Vado avanti: al 67esimo risultato trovo finalmente qualcosa che appare come una disanima sensata. Quantomeno il risultato di una opinione espressa, pur se discutibile.

Ancora avanti: solo e soltanto tanti altri che vendono questo vino…

Questo l’andazzo fino al 79vesimo risultato dove, spersa nei flutti, trovo finalmente una onesta recensione vera e propria, scritta da una persona che per come si pone pare competente e di buon equilibrio.

A questo punto, non mi va di rovinarmi ulteriormente gli occhi davanti allo schermo e mi fermo.

Giorni dopo, torno alla carica con altri vini e produttori, naturali e convenzionali.

La musica non cambia, affatto 

Prima del 30esimo – 40esimo risultato solo e soltanto siti vetrina, articoli di più di un decennio addietro e tante  marchette* malamente dissimulate, e poi… il consueto putiferio di aziende e piattaforme distributive che commercializzando il tal vino che, logicamente ben si guardano dal dare un minimo taglio critico ed obiettivo a quanto scritto.

Ora, e senza demonizzare chi fa commercio (ci mancherebbe!), ma come è possibile che a scrivere di vino su un qualche sito decorosamente indicizzato dai motori di ricerca, su quel che gli è piaciuto o meno sono rimasti in pochissimi?

Non molti anni addietro era cosa comune…

Direte voi, ci sono fior di siti specializzati dove si parla, dibatte e discute di vino.

Certo, e che dio li abbia in gloria, però non è un obbligo per nessuno di questi avere una descrizione o recensione proprio del vino che cerco io…

Inoltre, visto che come altri, cerco notizie ma anche opinioni, il tutto diventa una impresa titanica perché è umanamente impossibile spulciare tutti i siti di settore che, oltretutto (e non tutti…) spesso danno poca importanza al posizionamento SEO, confidando solo nella loro fama e nella fidelizzazione dei lettori.

Così, se qualche articolo “vero” c’è, quasi sempre scivola negletto nei bassifondi del web, e magari balza fuori solo al 200esimo posto di una ricerca, un limes dove ben pochi hanno la pazienza di andare a scovarlo…

Ci sono i social no? nessuno scrive più di vino

Certo, e ci scrivo anche io!

E… qui pareri, descrizioni e informazioni sui vini abbondano… anche troppo!

Però, la comunicazione dei social per sua natura è fluida per non dire effimera, ed fatta essenzialmente di immagini e slogan, raramente di approfondimenti.

E così a dispetto dell’abbondanza, ogni notizia o informazione pubblicata, salvo eccezioni, rapidamente scivola nel dimenticatoio affossata dal continuo sovrapporsi di milioni di nuovi post, commenti, flames etc etc… e questo nonostante anche nei social c’è una funzione “cerca”.

nessuno scrive più di vino rivista enologica su carta

La morale di tutta la faccenda è che nell’Italia del nuovo millennio un messaggio articolato e “critico”, come può esserlo quello di un articolo o di una recensione vera e propria, se espresso in più di due righe non viene letto se non da pochi… e che una scheletrica neolingua di orwelliana memoria, assai affine allinguaggio da influencer”, fatta al più di immagini e slogan, detta legge in tutti i settori, non solo per cibo e il vino.

Influencer, persuader, motivator etc etc (non se ne dolga chi di queste categorie mi legge) con questo agire di immagini ad effetto condite di slogan certamente hanno costruito le loro fortune, impoverendo però il pensiero critico e quello articolato e meditato della parola scritta (web o carta non cambia), anche nel semplice descrivere un vino…

nessuno scrive più di vino a wine and food writer

Senza parlare poi dell’altro aspetto della faccenda, quello della polverizzazione del commercio del vino in rete, perché troppi, davvero troppi soggetti vendono vino online… fenomeno sul quale mi riprometto di tornare su queste colonne. 

Chiaro, limpido, semplice e… triste.

* Marchetta – far passare un contenuto commerciale (che non leggerebbe nessuno) per contenuto giornalistico che, per definizione deve essere oggettivo, fattuale, indipendente e che proprio per queste caratteristiche ha autorevolezza e credibilità.

P.S. – La risposta all’interrogativo del titolo di questo articolo è quella che ci si aspetta… cioè, perché ormai nessuno legge. nessuno scrive più di vino

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