Le Pech de la Tillette 2012 – Michel ISSALY

Di Fabio Riccio

Andar per fiere, e soprattutto per fiere dedicate al vino, implica tanta voglia di scoprire e conoscere.

Sono un gran curioso, cosa ci posso fare?

Certo, c’è anche chi va’ per fiere per fare affari e per consolidare rapporti, questo non è il mio caso – non faccio business, ho solo voglia di scoprire e magari (anche) di salutare i produttori-vignaioli che già conosco.

Gli assaggi in queste occasioni li lascio proprio per chi non conosco, o magari per le cose nuove di chi già conosco.

Vini di Vignaioli 2014 a Fornovo è ormai in archivio, ed è ormai il momento di metter fuori e condividere quel che di nuovo si è scoperto e metabolizzato.

Ebbene… cari gastrolettori, una piccola e deliziosa scoperta l’ho fatta, e si chiama Michel Issaly del Domaine de la Ramaye.

Vini di vignaioli 2014
Michel Issaly del domaine de la Ramaye

Il nome in Italia dice poco, a parte per i pochi bene informati, e quelli che nel salone del gusto 2012 hanno avuto la fortuna di averlo ascoltato come relatore ad una conferenza.

Michel non è un signor nessuno, anzi.

E’ il Presidente dei VIF, alias Vignerons Indépendants de France.

Eppure… presidente o meno, con tutta la modestia di questo mondo, e senza divise & giacchette, insieme a sua moglie carica i suoi vini, valica le Alpi e parte per la kermesse di Fornovo.

Così, gironzolando per i banchi, ecco che lo incrocio al suo tavolo (a Fornovo per gli espositori di mica ci sono gli “stand” – solo tavoli – ma va’ benissimo così) – mi fermo per assaggiare qualcosa.

Unico grattacapo la lingua… Michel non mastica che la sua lingua madre, e il sottoscritto con la lingua di Molière non ha per nulla buoni rapporti.

La pech de la tilletteMeno male che la moglie, padroneggia quelle 4 parole 4 di Inglese per capirci. Evviva!

Già abbastanza “allegro” dai non pochi precedenti assaggi, provo tre dei suoi vini. Interessanti, molto interessanti…

Senonché, causa il carico nello zainetto quasi al colmo, finisco per comprare una sola bottiglia (a saperlo… con il senno di poi…) il Le Pech de la Tillette 2012.

Fermo immagine: cambiamo i fogli al calendario e spostiamoci di un po’ di giorni in avanti.

Serata mangereccia con amici, trasferta nel vicino Abruzzo.

Locale ormai collaudato.

Siamo sfrontati: portiamo il vino con noi.

Non che il vino (anzi… i vini) del pur bravo ristoratore siano disprezzabili, tutt’altro, ma abbiamo con noi ben 4 bottiglie (di cui tre d’oltralpe) per dissetare 6 persone. Non male eh?

Ebbene… una di queste, è proprio il Le Pech de la Tillette 2012.

E’ la seconda bottiglia aperta, dopo la prima che eufemisticamente l’abbiamo battezzata “aperitivo”.

Leggendo l’etichetta si scopre che il Le Pech de la Tillette 2012 è un semplice “Vin de France”, vale a dire la denominazione che fino qualche anno addietro oltralpe era più nota come “Vin de Table”, poi cambiata per svecchiare un po’ il vocabolo ed essere più politiquement correct”. La pech de la tillette

La cosa non mi spaventa, anzi mi piace.

Tanti e tanti ottimi vini (anche qua in Italia) non si fregiano più delle ormai inflazionate DOC IGT e affini.

Questo sia per le ragioni dei costi di certificazione, che per cavilli “territorial-burocratici”.

A quanto pare, accade lo stesso in Francia.

Ma… torniamo al nostro Le Pech de la Tillette 2012.

Come ho già scritto qui su questo sito, e in ben più di una occasione, quando mi approccio ad un vino che non conosco, oppure che conosco solo da un veloce e superficiale assaggio, prediligo sempre l’approccio emozionale, senza cercare a forza sentori, gusti e difetti di cose dai nomi roboanti e improbabili. Il vino prima di tutto deve  piacermi, istintivamente.

La tecnica, (se proprio serve…) arriva dopo, a bottiglia terminata, a bocce ferme. Il fattore piacevolezza: è sempre quello di cui bisognerebbe tenere debito conto…

Il Le Pech de la Tillette 2012 da subito si rivela una gran bella sorpresa.

Appena stappato si svela già in forma, dando il benvenuto ai presenti con il suo colore rubino mediamente carico ma invitante, e con qualche bollicina sbarazzina da residuo zuccherino incompiuto, che però svanisce subito.

Il primo respiro dal calice è quasi balsamico e mi fa’ pensare ad un pagliaio, ed è bello così. Qualche purista della perfezione ad ogni costo, potrebbe pensare che il produttore ha dimenticato di fare qualche travaso… ma non è così.

In bocca c’è un corpo non da poco, ma anche limpide note di cacao e prugne che si fermano quanto basta sul palato per farmelo immaginare ottimo per pasteggiare, (mica una offesa – anzi, un complimento!).

Nei calici sento odore di vero, odore di vino nella sua essenza, di uva masticata tra i filari… sapore che un po’ allappa la bocca, con in più un che’ di amaro, che me lo fa’ sembrare un vino di “quelli di una volta…”

La pech de la tilletteLo provo con la Ventricina Vastese… ed è subito bingo!

Un bel matrimonio!

Sembra un vino fatto apposta per questo insaccato, non sempre facilissimo da “sposare bene” con il nettare di Bacco.

Ma… lo immagino godibilissimo e “giusto” anche con altri salumi, e magari con qualche zuppa invernale robusta.

Il Le Pech de la Tillette 2012 è decisamente un vino per pasteggiare.

Intanto la bottiglia si svuota celermente.

La Ventricina tira un calice dietro l’altro, e siamo in sei – peccato averne una sola (un dettame gastrodelirante).

Nel finale, si iniziano a percepire (un po’…) i suoi 14°, e l’evoluzione rallenta verso sentori più sfumati, e così balza fuori fuori da chissà dove un bel sentore di amaretto (il biscotto, non il liquore), che è il piacevole commiato di questo vino partito da Gaillac nel dipartimento del Tarn nella regione del MidiPirenei, Francia, ma anche terra occitana… per approdare nel sud dell’Abruzzo nella patria della ventricina

A questo punto qualche nota “più tecnica” per capire come lavora Michel Issaly nel suo Domaine.

Il Le Pech de la Tillette 2012 è il vino “base” del Domaine de la Ramaye, un blend di uve vinificate separatamente, e in tempi leggermente diversi, principalmente Merlot, Syrah e Duras, come dichiara il produttore.

Il terreno del Domaine de la Ramaye è principalmente calcareo e argilloso.

In vigna niente, se non un poco, pochissimo di zolfo – in cantina bandite le alchimie.

Vendemmia a secondo dei vitigni tra fine settembre e metà Ottobre – nessun controllo della temperatura.

Un anno in vasche di cemento, solo una poco invasiva chiarifica con il bianco d’uovo, e poi via dritto in bottiglia.

La produzione è di circa 4000 bottiglie – l’intera l’azienda ne sforna da 15 – 17.000 anche nelle altre tipologie.

Tutta l’azienda è in fase di conversione al Bio, in attesa della certificazione HVE (Haute Valeur Environnemenale).

Che dite… un assaggio?

Per me ne vale la pena!


In Italia al momento non mi risulta che Michel Issaly abbia distributore, ma su http://www.vinscheznous.com lo si trova, e cosa più importante spediscono velocemente anche in Italia a prezzi onesti.


Sylviane & Michel ISSALY
Domaine de la Ramaye
Sainte Cécile d’Avès – 81600 Gaillac
Coordinate GPS :
long. 01° 50′ 56″ E, lat. 43° 54′ 37″ N
Tel : + 33 05 63 57 06 64
Fax : + 33 05 63 57 35 34
E-mail : contact@michelissaly.com

1 commento su “Le Pech de la Tillette 2012 – Michel ISSALY”

  1. Letto, comprato e degustato!

    Effettivamente un grandissimo rapporto prezzo/qualità…
    Per essere il vino base è davvero ottimo.
    Insieme al la peche, ho preso anche altre bottiglie (di bianco sia di questo produttore che di altri) e devo dire che il Les cavaillés bas 2012 di Issaly è davvero interessante…
    Grazie per averci fatto conoscere questa cantina!

    Rispondi

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