Cinema cibo e amore Cinema cibo e amore - Implicazioni e conseguenze - Gastrodelirio

Cinema cibo e amore

Di Mimmo Farina,

Il rapporto con il cibo è un rapporto, come ben sanno gli appassionati di porn food, che non può prescindere dal collegamento visivo.

Del resto, pur senza arrivare ai livelli estremi della depravazione scopofila, è decisamente corretto affermare che un piatto viene mangiato con gli occhi, specialmente se si è a stomaco vuoto.

Cinema cibo e amore piatto di amuse bouche

Ma la vista non è certo l’unico senso coinvolto dall’esistenza di piatti invitanti. Naturalmente è coinvolto il gusto, l’affermazione, va da sé, è decisamente lapalissiana, ma anche i nostri altri sensi vengono coinvolti dal rito della nutrizione, specie quando essa trascende il primario bisogno fisiologico.

Così l’udito, che ci guida con i suoni della croccantezza, ad esempio, oppure l’olfatto e, naturalmente, il tatto.

Cinema cibo e amore panino trasudante olioAffondare le mani su un panino trasudante olio sarà, sicuramente, un atto del quale ci pentiremo in tarda età, quando le arterie ci presenteranno il conto degli stravizi e della sovrapproduzione di colesterolo malevolo, ma nell’immediato la goduria è certamente a cinque sensi, immensa.

Dico cinque, ma forse dovrei dire sei. Cinema cibo e amore

Si, perché, specialmente al cinema, il cibo ha un legame molto stretto con il sesto senso (se vogliamo chiamarlo così), con il senso che tutto il mondo muove, per parafrasare il poeta, ovvero l’amore.

Forse più il profano del sacro, certo più il carnale del platonico giacché, da che mondo è mondo chi vive d’amore di altro non si nutre.

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Però è altrettanto vero che anche l’eccesso di libagioni è nemico delle ginnastiche amatorie, pur essendovi, all’apparenza propedeutico, con la sua carica di gioia e allegria.

Restiamo nel seminato comunque, e parliamo di alcune pellicole (su You Tube mi è capitato qualche analfabeta che le ha definite vecchie bobine, l’ho perdonato solo per timore delle conseguenze penali) o meglio di alcuni episodi interni alle stesse, dove, in maniera più o meno seria, in maniera più o meno convinta, cibo e passione amorosa si sono annodati vicendevolmente.

Il primo esempio che mi sovviene è Fantozzi contro tutti (1980 Neri Parenti), film per molti aspetti travolgente, che contiene, per quel che a noi qui interessa, l’irresistibile tentativo della signora Pina di suscitare l’interesse del buzzurro fornaio pugliese (un Abatantuono in pieno terruncello’s style) mediante l’acquisto di quantità oceaniche di pane, ritrovato ovunque in casa dal povero ragioniere e che fa sorgere nello stesso dei tremendi sospetti di infedeltà. Cinema cibo e amore.

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Cambiando registro il cibo come elemento erotico seduttivo fa capolino in 9 settimane e ½ (1986 Adrian Lyne) dove, tra un estenuante amplesso e l’altro, Kim Basinger e Mickey Rourke (pre botox) giocano bendati di fronte al frigorifero, sfidandosi a riconoscere cibi e sapori senza, guardacaso, l’ausilio della vista.

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Dal cinema (acidamente definito videoclipparo dalla critica fossile dell’epoca) di Adrian Lyne ci spostiamo alle pellicole padane di Pupi Avati. Cinema cibo e amore.

In Festa di Laurea (1984) è Carlo delle Piane, anche lui nei panni di un fornaio che, per rifarsi di una delusione amorosa patita da una saccente signora di classe media, si sfoga sfornando il pane, il cui sapore e profumo sono definiti ineguagliabili. Cinema cibo e amore

Chiudiamo questo excursus, volutamente breve a dispetto della mole di episodi citabili (la qual cosa ci lascia lo spazio per promettere, se gradito, un ritorno sull’argomento) con Borotalco (1982 Carlo Verdone) dove il prosciutto e le olive sono protagoniste di un memorabile dialogo, tutto incentrato all’ottenimento dell’ammirazione, e non solo, di Eleonora Giorgi; le famose olive “ggreche” (so bbone? So ggreche!).

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Quello tra cibo e amore, intriso o meno di comicità, resta quindi un rapporto primordiale, quasi inscindibile, per farci dire “desco, mon amour”!

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