Terre Eteree 2008 La Busattina

Di Fabio Riccio

Ormai siamo al punto che non si può più spremere niente dai tanti concetti e locuzioni che in questi ultimi anni hanno circondato lo sfumato (in quanto a confini…) mondo dei vini naturali. Parole scagliate, a volte con rabbia, a volte senza cognizione di causa, ma quasi semprenella gran parte dei casi, solo per criticare in maniera pococoncreta, anzi: per deridere chi prova nuove vie – vedi ad esempio questo articolo (ancor peggio i commenti…) in cui uno dei più noti blog-enologi fa’ sfoggio di tutta la sua lasciatemelo dire, arroganza sul tema – http://www.vinoalvino.org/blog/2013/10/vino-naturale-uno-su-dieci-e-fantastico-per-sei-mesi-e-in-seguito-imbevibile.html

La parola “naturale” nel mondo del vino, fa’ discutere, e un po’ spaventa in quanto è di per se’ semplice e intellegibile da tutti: sembra quasi uno slogan alla “Renzi” o un mantra alla “Berlusconi” – niente “chimica” (parola inesatta – tutto è chimica, noi umani compresi!) né in vigna né in cantina!

quest’anno ho scelto di non andare al Vinitaly
Cliccare sull’immagine per ingrandirla e leggere in dettaglio

No: il vino naturale, non è uno slogan o parole scontate, è qualcosa di diverso. Non basta sciacquarsi la faccia con un biologico di facciata e lo “zero solfiti”, che sta andando tanto di moda anche in grandi aziende dal fatturato a tanti zeri…

Vino naturale significa (o dovrebbe significare) tecnologia quanto basta per ricordarsi che siamo nel 21° secolo, lavorare in vigna nel modo più pulito possibile, ma anche il non essere troppo invasivi o stranianti in cantina, come lo sono certi processi alquanto violenti che, certi poveri e sventurati succhi d’uva fermentati devono sopportare prima di arrivare nei (nostri) calici, come certe filtrazioni molto discutibili, la controversa osmosi inversa, la gomma arabica usata in dosi industriali, e infine le varie centrifughe, cose queste ultime che a pensarci un attimo su’ razionalmente dovrebbero appartenere più al mondo delle “lavatrici” che non a una cantina che ha (vorrebbe avere…) l’ardire di rappresentare il territorio nelle sue bottiglie.

Lavorare ancor meglio in vigna per avere uve migliori e ricche (e da qui vini riconoscibili e senza difetti), fare qualcosa di concreto e non di aleatorio per avere suoli più fertili senza ulteriormente impoverirli, ed infine stare molto attenti a non “massacrare” il vino in cantina, senza mai stancarsi, o dimenticarsi di sperimentare. Anche questo è “il naturale…

Però, nonostante gli strali di blog-enologi e di certi produttori… si inizia a sentire qua e la’ qualche scricchiolio – le fiere dei vini “naturali” (virgolette sempre d’obbligo) sono sempre più affollate e, cosa ancor più bella, in gran parte di giovani. Moda, o forse un cambio di registro strutturale?

Le aziende che provano ad avvicinarsi a questo mondo aumentano, e anche qualche tecnico-esperto, forse per puro opportunismo sfoggiando il medesimo istinto dei topi che in certe navi, presagendo il naufragio, precauzionalmente iniziano a scappare, “cambia giacchetta”, magari rinnegando quanto detto (anche pubblicamente) fino poco prima.

Va bene, si dice che solo i cretini non cambiano idea, quindi le conversioni sulla via di Damasco sono ben accette ed auspicabili – ma… ricordiamoci che dopotutto siamo in Italia, la patria dell’incoerenza e di schiere di voltagabbana  sempre prontissimi a cambiare casacca (non me ne voglia il compianto Davide Lajolo autore del famoso libro). Dopo questa “invettiva” degna dei peggiori moralisti da tanto al chilo… veniamo a noi.

Ormai i lettori gastrodeliranti conoscono bene le abitudini mie e di Serena, quando superate le fatidiche ore20,30 cioè l’ora dell’indecisione-pigrizia su cosa fare (oppure… comprare già fatto) per cena – ieri sera il busillis è stato risolto con una pizza.

Purtroppo per problemi di posteggio e affollamento estivo, abbiamo rinunciato alle due pizzerie di (relativa…) fiducia, optando per una pizzeria periferica abbastanza tristanzuola, dove a fronte di un discreto impasto di legittima scuola partenopea, la scelta della materia prima è semplicemente deprimente per quanto riguarda la qualità. Terre Eteree 2008

Come “bonus” negli ultimi tempi il pizzaiolo deve avere anche dei seri problemi di vista… vista appunto la forma sempre più oblunga e irregolare delle sue pizze.

Ieri sera, nientedimeno erano di forma più o meno ovale, tipo tavolozza dei colori, però senza buco (meno male…).

terre eteree 2008Per rinfrancarci di queste tristi pizze, Serena saccheggia la famosa “cantinetta dinamica” in fondo al corridoio, arrivando a tavola con un bel rosso: la Busattina Terre Eteree 2008 – uno dei souvenir in bottiglia del nostro recente giro in Toscana.

Pizza a parte, il vero protagonista della serata è stato questo vino, uno di quei rossi che mi piacciono, e che lasciano un segno nella memoria, davvero.

La cantina già la conosco, è produttore biodinamico certificato Demeter e azienda agricola a ciclo chiuso.

Certo, da buon ateo-razionale-quasi-materialista-storico il filoscientismo della biodinamica, che sconfina nella stregoneria e nell’astrologia è, e mi lascia sempre perplesso.

Però, e questo lo devo dire a voce alta, le aziende biodinamiche, tralasciando corni, oroscopi, riti esoterici e congiunzioni astrali da Mago Otelma, sono quelle che più spingono su un biologico “vero” e senza compromessi, cosa molto diversa dal biologico di “bocca buona” (anche, e troppo spesso auto-certificato) della maggioranza delle altre, e il risultato si vede, in tanti magnifici vini, eccome!

Venti ettari per l’allevamento di capre, pecore, suini, asini, polli. Olivi a go-go (siamo in toscana….), seminativo e cinque ettari di vigne con varietà tipiche quasi integralmente a ciclo chiuso.

Come per un altro produttore che mi piace molto, la Fattoria San Lorenzo di Natalino Crognaleti a Montecarotto (AN), anche qui le oche pascolano tra i filari, insieme a pecore e capre, come diserbanti a due & quattro zampe dal costo limitatissimo, e dall’efficienza prussiana.

Il Terre Eteree è un IGT Maremma Toscana, e dentro ci sono Sangiovese e Ciliegiolo, con netta prevalenza del primo. Però… il Ciliegiolo si sente, e snellisce il robusto Sangiovese di maremma. Logicamente macerazioni lunghe, lieviti indigeni, travasi in abbondanza e affinamento in barrique usate – insomma… il legno giusto, mica gli scarti di falegnameria. Vedi la foto dell’etichetta posteriore – terre eteree 2008

Un vino con tanti “No”, proprio come piace a me!


Appena aperto, gli anni trascorsi in riposo non sembrano avergli ffatto male, anzi. Oltre il bel rubino un po’ torbido, arriva da subito quasi una botta di sensazioni diverse… forte, rustico e piacevole, un bell’inizio. Evviva!

Un baleno di volatile in transito, e uno svolazzo di ridotto di troppo, cosa che farebbe gridare “orrore! orrore!” gli enofighetti in divisa – ma durano poco – il vino è vivo, inizia a respirare, si rianima.

Il nostro Terre Eteree 2008 per qualche minuto rimane un po’ confuso su dove andare a parare olfattivamente, ma anche gustativamente.

Ma non c’è fretta, perché è solo quando la pizza è quasi a metà, che arriva la vera bomba al naso – terra dopo la pioggia, funghi, cane bagnato (che in giusta misura è affascinante – alla faccia del “difetto”…) e ciliegia come d’incanto escono dal calice e lusingano con dolcezza il naso. In bocca il Terre Eteree 2008 rimane ancora un po’ cartavetroso nonostante i fiori, l’acacia e la frutta rossa netta e ben riconoscibile che non fa’ a pugni con i giusti tannini, però mi piace così, mi affascina, proprio come affascinano certe persone burbere e presunte “irregolari”, ma dal cuore d’oro che non dissimulano il loro carattere.

La pizza è quasi finita, ed ecco una ennesima metamorfosi. Spremuta di ciliegie un po’ acerbe e caramelle dure alla liquirizia (come quelle che usano certi marittimi del nord-europa, ma che in realtà si trovano in ogni tabaccheria) si aggiungono al coro, cantando a squarciagola.

L’acidità si fa’ più intrigante, e a questo punto il Terre Eteree 2008 sfida in singolar tenzone le tristi ed esageratamente salate acciughine (da infimo discount) della sfortunata pizza, semplicemente annullandole con il suo gran corpo, e la festa di sentori nel calice e al palato.

terre eteree 2008Un vino si’ capriccioso, ma affascinante come lo sono certe donne che non nascondono quelli che alcuni chiamerebbero difetti – un vino un bel po’ ruffiano, che salta a piè pari tanti inutili tecnicismi parlando diretto al cuore di chi lo beve.

Un vino, probabilmente diverso da bottiglia a bottiglia, per non parlare di annata in annata, ma questo è il bello, così è (se vi pare).

Un vino gastrodelirante davvero, di quelli che ti invitano ad aprirne in fretta una seconda bottiglia (peccato non l’avessimo…).

La Busattina
Loc. La Busattina
S. Martino sul Fiora (GR)
Telefono: 0564 607840 – Fax: 0564 607840
Email: busattina@libero.it 

 

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio - Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale. Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d'Italia de l'Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l'Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d'Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L'Espresso, e quando capita scrive di cibo un po' ovunque. Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it - basta questo?

2 Replies to “Terre Eteree 2008 La Busattina”

  1. Grandi vini quelli della busattina, magari non tutti al medesimo livello, ma sempre “VERI”!
    Grandi vini, e per fortuna vini “fuori dal coro”.
    Insomma, vini che non sono molto amati da quelli che sulla carta stampata e anche qui sul web sono sempre pronti a “far marchette”, magari in cambio di una cassetta di vino (pessimoi poi…) o di qualche bigliettone in contanti. Mi fermo qui, altrimenti rischio di esere sgradevole.

  2. La Busattina, alias Emilio e Elisabetta – fanno davvero dei vini che prendono il cuore. Non tutti allo stesso livello, ma in ogni caso sempre onesti e veri.
    Anche io come l’autore non riesco ad avere una opinione “lineare” sulla biodinamica, e certe pratiche di questa che è prima di tutta una FILOSOFIA le trovo piuttosto discutibili.
    Però, ammetto che in tantissimi casi i vini di questi produttori sono una spanna sopra gli altri per le emozioni che trasmettono nel bicchiere, quindi… lasciamo ai biodinamici corni, oroscopi, fasi astrali e tutto il bagaglio di paccottaglia esoterica a buon mercato, e concentriamoci sui loro vini, come questo… che considero un piccolo capolavoro, specialmente se rapportato al piattume enologico di una zona che ha si’ trasformato il Morellino in un grande business e in benessere per i vignaioli, ma che salvo qualche grande, si è appiattita su bottiglie un po’ scontate, o marcatamente adattate al gusto di chi sta oltreoceano che paga fior di dollari per avere nel calice una illusione di toscana…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*