Osteria Vico del rame Diano Marina

Di Fabio Riccio,

Come ho già scritto in altre occasioni su queste colonne, a volte le sorprese arrivano inattese.

E così, metti due “viandanti” capitati un sabato sera incidentalmente in quel di Diano Marina (IM), mediamente affamati e alla ricerca di un posto, possibilmente buono, o quantomeno accettabile, dove cenare.

Purtroppo, partiti in fretta & furia, dimentichiamo a casa le indispensabili guide gastronomiche cartacee.

Sarò pure di parte, sarò pure spocchioso, ma credo che pur con i dovuti distinguo, per chi realmente di cibo ne mastica qualcosa, le guide gastronomiche cartacee, almeno quelle più note e consolidate sono ancora uno strumento indispensabile.

Di affidarci ai pseudo-giudizi dei critici improvvisati e autoreferenziali di certi siti di recensione online, gente che non distingue neanche un salame da una salsiccia, o che blatera (ancora) di Nouvelle Cuisine non se ne parla neanche.

Così, senza guide, e senza informazioni certe, rimane l’estrema ratio dell’affidarsi al fato, o per meglio dire allo sbirciare dietro i vetri dei locali aperti, nella speranza di carpirne da qualche segno la potenziale potabilità o meno.

Dopo reiterati giri di perlustrazione, e occhiate sia nei piatti che all’ambiente complessivo, e con i piedi doloranti per il troppo vagare per le strade di Diano Marina, decidiamo di rischiare.

O la va, o la spacca – il pericolo del digiuno c’è.

Potrebbe andarci male, come sovente accade in questi casi, oppure potrebbe andarci bene, o quantomeno “onestamente”, il che, vista la qualità media non entusiasmante di tanti ristoranti della penisola, sarebbe già un gran bel risultato.

E così la Dea bendata, quella che a Napoli è anche (più o meno…) nota come a bella ‘mbriana, con l’aiuto dell’occhio del sottoscritto centra l’obiettivo!

Osteria vico del rame Diano MarinaOsteria vico del rame Diano Marina – provincia di ImperiaLiguria.

L’ambiente è giusto, il menù prevalentemente ittico – ma vivaddio: siamo a venti metri dal mare!

L’accoglienza è professionale, e l’ambiente è abbastanza quieto per essere un novembrino fine settimana ligure.

Abbiamo fame, ma saltiamo gli antipasti.

Vai con i primi!

Serena si butta sugli spaghetti con alici fresche, pomodori, olive taggiasche, pinoli (veri!) ed erbe aromatiche del mediterraneo.

Io invece scelgo i Tagliolini al cacao con scampi, pesto e peperoncino.

Beh… cosa dire, due piatti impeccabilmente eseguiti.

Niente furbate, niente concessioni al facile facile da turista farlocco (nazionale e non)

Osteria vico del rame Diano MarinaGli spaghetti: letteralmente profumati e di buon equilibrio, nonostante i vari sentori gustativi che, se non “domati” a dovere e avvolti, avrebbero potuto rivelarsi invadenti.

Non è stato di certo questo il caso, anzi.

Invece, i tagliolini al cacao, non sono di certo una novità, almeno per me.

Il rischio dello scimmiottamento c’è.

Ma questi tagliolini sono fatti davvero bene, senza esasperare il cacao e, cosa più importante, insieme a scampi e peperoncino plasmano un bell’unicum che rammenta la molteplicità gustativa di certi cioccolati al peperoncino, ma con il bonus del giusto equilibrio, non intaccato, ma bensì arricchito dal sapore di scampi e dal giusto tocco sapido del pesto.

Anche i secondi sono piacevoli.

La Sogliola in padella, pomodorini, taggiasche e pinoli è corretta e ben assecondata dai suoi condimenti, mentre la scaloppa di Ombrina su crema di patate e olio, pur senza toccare vette altissime si rivela piacevole, e mette in luce la buona mano di chi è in cucina.

Insomma… una cena (relativamente) semplice, ma per nulla banale o “di servizio”, ma più importante di tutto, è stato lo scoprire la capacità di chi sta dietro i fornelli di postulare il concetto di cucina (almeno nei piatti da noi assaggiati) nel senso più alto del termine.

osteria vico del rame diano marinaFare cucina non significa solo avere buona materia prima e capacità pratiche nell’assecondarla.

Fare cucina non significa solo guardare al territorio traendone il meglio.

Fare cucina non significa sbalordire con effetti speciali o “modaioli”, o al contrario riempire i piatti oltre misura.

Fare cucina è prima di tutto elaborare e meditare i piatti, senza sterili sensazionalismi, o peggio ancora con inutili concessioni allo spettacolo.

Fare cucina è anche ispirarsi a modelli non propri, attingendo in maniera “critica” dalle tendenze del momento.

Ma la cosa fondamentale del fare cucina, è il rispettare, nei limiti del realizzabile, grammatica & sintassi della costruzione del gusto.

Questo è un paletto invalicabile. Stop.

Ecco: sabato sera all’ Osteria vico del rame Diano Marina ho conosciuto un buon ristorante, un ristorante che fa’ e crea cucina, non un ristorante che si limita a far cose cucinate. Fine.

In conclusione, due piccole note.

La prima è per il dolce, vale a dire la meringa con panna montata e crema limone, che pur se dolce di assemblaggio, e secondo alcuni dettami di “routine”, si è rivelato invece piacevole.

La seconda è per la cantina, che pur se ben fornita e giustamente attenta al territorio, non ha in carta vini di quello sfumato e mai ben definito mondo del “vino naturale” che piace a noi di gastrodelirio.

Peccato davvero, e dire che in Liguria non mancano piccoli e veramente bravi produttori che hanno adottato questa filosofia nel fare il vino.

Chissà, magari la prossima volta che passeremo all’ Osteria vico del rame Diano Marina…

Osteria Vico del Rame

Via Nizza, 25, Diano Marina (IM)

Telefono: 0183 494825

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio - Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale. Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d'Italia de l'Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l'Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d'Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L'Espresso, e quando capita scrive di cibo un po' ovunque. Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it - basta questo?

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