barbie the icon Barbie The icon - Gastrodelirio

Barbie The icon

Barbie the Icon

Icona si, ma non gastrodelirante

Di Fabio Riccio,   

La scorsa settimana sono stato per alcuni giorni a Roma impegnato nella giuria di Cooking for art.

Però, nelle mattinate libere dagli impegni gastronomici, invece di bighellonare con il naso in aria per la città eterna, come altre volte ho preferito invece concedermi qualche tappa in giro per mostre e musei.

barbie the iconL‘offerta in questo campo nella capitale è sempre abbondante, però una mostra in particolare era una mia precisa meta: Barbie the Icon al complesso del Vittoriano, noto anche come altare della patria.

In breve… una mostra in tutto e del tutto dedicata al fenomeno della nota bambolina americana, meglio: Californiana.

Una mostra del genere, impostata in questo modo, attrae due ben diversi tipi di pubblico.

Il primo è quello nostalgico, spesso anche collezionista, che cerca conferme e il rinfrescare ricordi della propria infanzia.

Il secondo, suppongo minoritario, è quello che cerca di capire e penetrare il come e il perchè del “fenomeno” dal punto di vista antropologico.

Poco modestamente (come al solito), mi iscrivo d’ufficio nel secondo.

Barbie the Icon …

Allora, a questo punto concedetemi (a norma dell’articolo 21 della nostra costituzione) di fare una premessa: Barbie mi è cordialmente antipatica, non ho detto brutta o cattiva, solo antipatica. Stop.

Barbie the icon like carmen miranda
Barbie versione “Carmen Miranda”

Si: Barbie… da quando l’ho vista la prima volta, credo nel lontano 1967 nelle mani di una mia vicina di banco delle elementari, una tal Cleopatra (che nome modesto…), che la aveva avuta regalata dal papà che lavorava in una base NATO, Barbie mi è stata da subito insopportabile.

Troppo perfettina, troppo donna e poco bambina, corpo poco verosimile, ma anche troppo ottimista, troppo tutto… quasi una secchiona, un esempio di perfezione inarrivabile, e per questo irreale.

Come ciliegina sulla torta, da bambino, me la immaginavo anche con una voce querula e un accento sofisticato (proprio come la sua proprietaria Cleopatra!), impressione poi confermata vedendola in azione in Toy Story 2 nella famosa sequenza del raid automobilistico nel negozio di giocattoli.

Insomma… Barbie sarà pure carina e molto politically correct, ma per me è ‘na palla di donna!

Ma il punto non è l’antipatia o meno, faccenda eminentemente soggettiva, ma è il rapporto di Barbie con il cibo, che semplicemente… non esiste, oppure è limitato a qualche sporadico tè & biscottini, questi ultimi molto pochi, per carità, e a qualche dolcetto, che la nostra brava bambolina cucina ma non mangia.

Barbie antesignana del cake design?

In definiva:

  • Barbie nella vita fa di tutto, ma mangia di rado, e quando lo fa cerca di non farsi notare…

  • Barbie per quanto mi risulta non va al ristorante.

  • Barbie non cucina la pastasciutta, a stento qualche improbabile pizza, surgelata suppongo.

  • Barbie ha la sua cucina, la famosa cucina di Barbie, ma la usa poco.

  • Si: Barbie the Icon

Cari lettori gastrodeliranti, dopo aver letteralmente spulciato tutta la mostra, teca dopo teca, dove insieme all’affascinante percorso che spiegava in modo chiaro e accessibile il fenomeno Barbie, erano esposte svariate centinaia di Barbie d’ogni foggia possibile e immaginabile, ho notato la mancanza di una qualche Barbie cuoca, oppure che mangia, così sono giunto a una conclusione: a Barbie del cibo non gliene importa più di tanto, anzi!

barbie the icon barbie chefEppure googlando si trovano tracce di una Barbie cuoca, perché nella mostra non c’è?

Dimenticanza?

Visto che il motto di Barbie è “I can”, alla mostra troverete nelle teche le più svariate (e in alcuni casi molto interessanti) Barbie che fanno di tutto, dal palombaro all’architetto, da quella impegnata nel sociale nell’Africa nera che salva i bambini dalle malattie vaccinandoli, a quella Hostess, per finire con Barbie astronauta, maestra di Judo, scienziata, poliziotta, bibliotecaria (ma che mai leggerà Barbie, sempre che legga?) e dulcis in fundo anche la barbie in carrozzella, così, tanto per dare una spruzzata di politically correct che ci sta sempre bene.

Aggiungiamoci anche che Barbie non fuma (ci mancherebbe, nella salutista California), non si mette le dita nel naso, e che non si è mai sposata, ed il quadro è completo.

In tutta la mostra non ho visto una dicasi una Barbie che cucina, oppure impegnata in attività collaterali (forse devo cambiare occhiali), oppure che mangia un panino, unica (quasi) eccezione è la Barbie in versione “easy” tè & biscottini nel suo camper ma da sola, senza Ken, che forse disperato e reso cattivo dalla fame e dalla dieta di tè & biscottini, è fuggito alla ricerca di un qualche fast food dove rimpinzarsi di Hamburger e patatine.

Barbie in mille mestieri e ruoli, però pochi o nulli sono i suoi legami con il cibo.

Eppure la cucina di Barbie esiste.

barbie the icon cucina

Vabbè direte voi, beata lei che campa di aria!

Ma… considerazioni a parte, ve la immaginate voi Barbie che si ingozza di una bella Parmigiana di melanzane, oppure che fa la scarpetta al piatto dopo aver divorato un risotto con gli ossibuchi?

Io non ce la vedo.

Barbie non si nutre per il piacere del cibo, questo pensiero non la sfiora neanche…

Non beve, non mangia.

Barbie vive di luce e aria.

Barbie, già, prima che qualcuno lo postulasse e descrivesse in dettaglio come l’ennesima setta o culto, in mia opinione è sempre stata (come già detto, con l’esclusione di sporadici tè & biscottini) una adepta del breatharianismo.

Per la cronaca, un breathariano” è chi riesce a dominare la propria mente fino a domare i propri bisogni, e a campare di aria e luce, il tutto alla faccia delle leggi della natura, e dei crampi della fame.

Come poi i breathariani riescano in questo è un mistero…

Riguardo al cibo, Barbie è l’esatto contrario di una godereccia.

Peccato.

Barbie, non è di certo una gastrodelirante, prendiamo questo come un assioma.

Barbie the icon chefSe non credete a quanto narrato, fate un salto alla mostra, che considerazioni sulla “non gastrodelirantità” della bambolina californiana a parte, è estremamente interessante per saperne di più su di un fenomeno che ormai attraversa trasversalmente molte generazioni.

P.S. – nel mentre uscivo dalla mostra, ho carpito al volo il divertente commento di due distinti signori dall’accento lombardo… “mi sa che Barbie è vegana” – questa, ci potrebbe pure stare!

barbie the icon

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