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Qual è il tuo vino preferito? Nel 2026 è ancora una domanda sensata?

Da qualche tempo — sarà una congiunzione astrale, sarà l’illusione collettiva che basti qualche “corsetto” di degustazione per diventare esperti — mi sento rivolgere con inquietante regolarità la stessa domanda: “tu che sei del settore… qual è il tuo vino preferito?”


E subito parte la sfilata: vitigni declamati come formule magiche, denominazioni usate come password d’accesso alla competenza, punteggi pescati da qualche app, modestissime etichette industriali difese con ardore quasi religioso. Come se il vino fosse una fede, e io dovessi dichiarare il mio credo.

 

Qual è il tuo vino preferito vassoio

Un tempo — parliamo di più di trenta anni fa, fresco di corsi, livelli, diplomi e altre liturgie del mondo di Bacco — anche io a questa domanda avrei risposto senza esitazione.
Probabilmente, con una frase scontata, quasi scolastica: “mi piace il Barolo”, “adoro il Cannonau”, “non sopporto proprio il Trebbiano”…

Oggi, dopo anni, dopo migliaia di bottiglie, dopo l’inevitabile evoluzione del palato, a quella stessa domanda rispondo in modo molto più semplice: con il silenzio.

“Qual è il tuo vino preferito?” è una domanda stupida.
Mal posta, a voler essere indulgenti.

Qualcuno mi spieghi come diavolo si possa dire, in generale, che un certo “vino” è il preferito.

Quale vino?
Un bianco o un rosso?
Il vitigno?
L’etichetta di una specifica azienda?
O il rosso che lo zio Ambrogio pigia personalmente con i suoi piedi mal lavati?

Qual è il tuo vino preferito ragazza

Restando in silenzio ho collezionato negli anni una quantità impressionante di sproloqui eno-illogici.

C’è lo sciovinista-campanilista che beve esclusivamente vini locali.
Il nazionalista che non assaggerebbe mai qualcosa prodotto fuori dai confini italiani.
Il tizio che beve solo vini che finiscono in “-one”: Amarone, Ronchedone, Bricco dell’Uccellone…
La signorina snob in tacco 15 e coscia lunga bene in vista fedele a un unico, immutabile bianco.

E poi ci sono loro: i peggiori.

I bevitori monovitigno 

Spesso sono anche i più aggressivi: difendono il loro vitigno del cuore con zelo quasi religioso, anche quando è vinificato da cantinacce improbabili e da autentici eno-criminali.

Tentare di mettere sotto la stessa bandiera vini diversissimi, allevati in territori lontani e accomunati solo dal nome del vitigno, è semplicemente insensato. Punto.

Come si può dire: “il mio vino preferito è il Montepulciano d’Abruzzo”, quando sotto quella stessa denominazione esistono vini che non potrebbero essere più diversi?

Terreni differenti, microclimi opposti, scelte di cantina radicalmente diverse.
Due Montepulciano possono condividere etichetta, vitigno e regione… ma nel calice parlare due lingue completamente diverse.

Aggiungete le annate, gli stili di vinificazione, le mani di chi lo produce — ed ecco perché non basta un nome per rendere comparabili due vini.
Figuriamoci per dichiararne una preferenza assoluta.

Il vino non è una squadra di calcio 

Qual è il tuo vino preferito mano

Qual è il tuo vino preferito? 

Per rispondere con un minimo di criterio dovrei dire, per esempio, che mi piace il Sangiovese — ma solo quello di una certa cantina. Oppure che adoro la Barbera — ma di un preciso produttore, in determinate annate.

E allora mi chiedo: perché, nonostante decenni di corsi di degustazione, diplomi, attestati e “secondi, terzi & quarti  livelli”, questa domanda continua a saltare fuori con ostinazione quasi commovente?

L’ultimo a farmela è stato il classico bevitore monovitigno: uno che ha investito molto tempo e denaro in corsi di vino e che, come unico risultato pratico, ha maturato una gran sicurezza nel dire che “se ne intende”.

Quando ci siamo incontrati poco prima di Capodanno, alla sua domanda non ho risposto.
Lui invece sì: ha dichiarato con orgoglio che adora il Nebbiolo.

Nulla contro il Nebbiolo, ci mancherebbe. Viva il Nebbiolo!

Ma quando gli ho chiesto quale Nebbiolo in particolare — quale zona, quale produttore — lui ha risposto con tono granitico: tutti.

Proprio così. Tutti… 

Ma caro dottor monovitigno, “Nebbiolo” è una parola comoda, mica una risposta.
È un’uva coltivata in territori diversissimi, che danno vini diversissimi, con identità, stili e personalità che spesso non hanno nulla in comune, se non il nome sull’etichetta.

Dire “adoro il Nebbiolo” è come dire che il proprio piatto preferito è “la pastasciutta”.
Significa tutto. E quindi non significa niente.

 

Alle mie ossevazioni il Dottor monovitigno resta basito 


Smarrito. In crisi.

Viene spontaneo chiedersi chi gli abbia rilasciato la “patente” — alias i vari livelli dei corsi di vino.

Poi, dopo qualche secondo, si riprende e rilancia:
“Beh… anche il Barolo mi piace molto. Però non riesco proprio a bere nessun vino toscano.”

Silenzio

Ma cosa le hanno fatto, in generale, i vini toscani? Possibile che non ce ne sia uno bevibile?”

Pausa.

“E poi, caro dottore… lo sa che anche il Barolo è fatto con uva Nebbiolo?”

Strabuzza gli occhi.

Per un attimo, vista l’età temo che gli prenda un coccolone: ho la netta sensazione che nessuno lo avesse mai informato.

A quel punto capisco che la discussione è inutile.
Il dottor monovitigno continuerà a bere felice e acritico tutti i Nebbiolo che gli capiteranno a tiro — semplicemente perché “Nebbiolo” — e a disprezzare in blocco i vini toscani, a prescindere da territorio, produttori e stile.

Mi torna in mente una scena del film Sideways

Miles, il protagonista interpretato da Paul Giamatti, denigra con furia il Merlot.
Peccato che la sua bottiglia del cuore sia uno Château Cheval Blanc 1961… composto in gran parte proprio da Merlot.

Siamo più o meno lì.

Perché non esiste il “vino preferito”

Nel vino non esistono preferenze assolute.
Esistono solo scorciatoie mentali…

3 commenti su “Qual è il tuo vino preferito? Nel 2026 è ancora una domanda sensata?”

  1. non esiste un vino + buono rispetto ad un altro……fare confronti tra due vini diversi è errato.il vino buono è quello prodotto da un’azienda seria che esegue tutti i procedimenti dovuti nei tempi corretti e non utilizza “porcate” x produrre di piu’…la qualità è fondamentale nel vino….. ci sono aziende che fanno vini fantastici che non si trovano facilmente….basta bere vini solo perchè pubblicizzati o per il nome magari francese….(non faccio nome ma sn veleni quelli..)
    chi non capisce di vino e dice questo vino è buono non è affidabile, il vino va conosciuto dalla vite al bicchiere x poterlo giudicare…….e soprattutto un vino va degustato non bevuto….

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  2. Io il mio vino preferito e il Pinott.
    Mi piace perchè cè dappertutto, soprattuto in italia e estero ma anche in america.
    Ma a me mi piace di piu’ il pinott noiro, perche’ contro gli altri pinott fa il vino forte e vigoroso e non ci fanno i trattamenti con lo zolfo.
    Lo zolfo fa male al vino.
    Il pinott mi piace tanto tanto e quando vado da mio cugino in umbria ci compro sempre qualche dieci damigiana per stare tranquillo fino a maggio

    Rispondi
  3. Sono d’accordo con tutto quanto scritto qui.
    Chiedere qual’è il vino preferito a qualcuno è una domanda troppo vaga.
    Sarebbe ora che anche l’enologia “ufficiale” e le varie associazioni che orbitano attorno al mondo del cibo e del vino si dessero una mossa nel preparare meglio chi partecipa ai loro bei corsi, e senza inutili tiritere, specialmente quelli che saranno i futuri esperti di vino.

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