Gilles et Catherine Vergé Vieilles Vignes 2008

Di Riccardo Ferrante

La bottiglia di questo chardonnay Vieilles Vignes 2008 è stata aperta alle 21 e… alle 21,36 è stato bevuto l’ultimo bicchiere. Trentasei minuti di assoluta goduria e di viaggi attraverso profumi di affumicato, vertigini di acidità, masticate di radici, erbe aromatiche amare e tuoni di mareggiate.

gilles et catherine vergéSto esagerando vero. Ma questa è la verità, ho incontrato un grande vino bianco e queste erano le sensazioni tra testa e bicchiere. Avevo avuto modo di assaggiare i vini di questa coppia di vignerons radicali, si perché i vini questo raccontano, a Fornovo, non solo nell’ultima edizione, ma purtroppo erano stati assaggi disordinati e disattenti nella bolgia dei banchetti. Fa parte del gioco. E il destino aveva in serbo per me di trovare questa bottiglia nella carta dei vini di Epiro, trattoria nata sei mesi fa a piazza Epiro in Roma, una tappa che consiglio, grande cucina gestita da giovani che sanno scegliere materie prime, e che in cucina le rendono formidabili con una carta di vini e birre acide da stappare a mitraglia.

A parte questo, è interessante capire e scoprire il luogo dove viene prodotto questo chardonnay, perché si tratta di una Borgogna sconosciuta ai più, e di una denominazione nata da poco, solo nel 1999, e del fatto che alcune cuvèe sono etichettate come vin de france. Senza classificazione.

Gilles et Catherine VergéSiamo a Viré, vicino Mâconnais, prima della classificazione Viré-Classé i vini facevano parte di quest’ultima appellazione. Cosa è che rende unico e originale questa aoc Viré. Vari fattori, ettari coltivati meno di 400, una manciata di produttori, un suolo particolarissimo composto da argilla calcarea di epoca giurassica e vigne vecchie e vecchissime.

La cuvée in questione viene da vigne di 120/140 anni, tra i comuni di Viré e Mâconnais e forse questa è il motivo della scelta di etichettare come vin de france. In ultimo, come da disciplinare, i vini hanno sui 3g/l di residuo, che mescolato a alla mineralità del suolo, da’ origine a vini estremamente secchi rispetto agli chardonney classici che si trovano in borgogna. Certo, dobbiamo anche metterci il fattore uomo che è la discriminate di tutte le cose vinose. La mano dei Vergé è una mano estrema nella raccolta e nella vinificazione. Ecco una differenza che stavo per tralasciare. Gilles et Catherine Vergé

In cantina usano solo contenitori di acciaio smaltato, no barriques quindi, dove dire borgogna è dire barrique. Nessuna solfitazione dei vini, solo fermentazioni spontanee e lungo affinamento, prima della bottiglia. Il colore è oro, non filtrato, consistente ma non molliccio, e come detto all’inizio, è una bevuta estremamente verticale, da brividi dietro la schiena. Bene, una borgogna originale, fuori dagli schemi classici. Un vino multidimensionale.

Direi di cercarlo, non vi lascerà indifferenti.

Gilles et Catherine Vergé

Vieilles Vignes 2008

 

Riccardo Ferrante

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Riccardo Ferrante

4 Replies to “Gilles et Catherine Vergé Vieilles Vignes 2008”

  1. Purtroppo un certo tipo (non tutti) di sommellier “ufficiali” vede come il fumo ogni vino che anche minimamente esce fuori dai loro canoni di cosa è buono o meno…
    Gli “intenditori”, spesso si limitanoa leggere qualche rivista, oppure a spulciare i siti “specializzati” (alcuni specializzati in marchette e basta!)
    Per non dire di chi con la lettera “Z” ci sguazza…

  2. Ieri sera, dopo aver stappato una di queste bottiglie, annata 2011, si è accesa una discussione con i miei amici… eravamo in cinque e sono stato l’unico a difendere la particolarissima qualità di questo vino. Due miei amici Intenditori di vini pregiati sostenevano che avesse troppa acidità volatile… non è piaciuto a nessuno!!! Secondo me invece, e il tuo articolo mi ha confortato, mi è piaciuta proprio la complessa genuinità del suo gusto rustico…

    • Dunque… seguo questo sito proprio perchè per quel che riguarda il vino, mi sembra essere completamente fuori dai canoni obbligati, canoni che permeano come e peggio di una melassa un certo mondo del vino, chiamiamolo così “ufficiale”.
      Per intenderci, quello delle giacchette, delle parannanze ricamate delle varie associazioni, degli enologi superstar e dei tastevin sempre ostentati come fossero delle medaglie al valor militare.
      Detto questo, e premettendo che anche per me un poco di volatile non è un difetto, ma solo una delle componenti che mi portano a preferire o meno un vino, posso dire che che conoscendo e apprezzzando lo Chardonnay Vieilles Vignes, e tutto quello che esce da questa cantina, che tanti presunti esperti o “intenditori”, in realtà gente con il paraocchi (appunto), dichiarerebbe difettato un vino come questo.
      Io no.
      E’ solo una questione di punti di vista, e di palato a senso unico, che è ancora più pericoloso del pensiero a senso unico….
      Questo vino mi piace molto, anche per quella che Dario qui definisce “rusticità”, ma proprio (anche) per la richezza che quel tocco di acidità volatile gli dona, e per il suo non essere uguale a mille altri pallosissimi vini.
      E dire, che una certa parte della critica enologica d’oltremanica, e anche di altre nazioni (Francia inclusa) sta ridiscuntendo proprio di questo… di acidità volatile, per non relegarla sempre come un difetto.
      Purtroppo qui in Italia siamo sempre due passi indietro su tutto, vino compreso, intenditori (presunti) di vini pregiati pure

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