Organizzazione impeccabile, livello qualitativo alto e (forse…) una nuova era di maturità del vino naturale: il racconto dell’edizione di VinNatur 2026 a Genova tra degustazioni, “naturalini” e approfondimenti sui rifermentati.
VinNatur 2026 a Genova – Una organizzazione solida al servizio del contenuto
L’edizione genovese di VinNatur 2026 si è distinta, prima ancora che per i tanti bei calici in degustazione, per una macchina organizzativa precisa e senza sbavature.
In un contesto dedicato alla degustazione tecnica, la fluidità degli ingressi, la corretta distribuzione degli spazi e la gestione ordinata delle aree dedicate agli approfondimenti non sono affatto dettagli secondari, ma elementi strutturali.
Quando la cornice funziona per bene, l’attenzione può concentrarsi sul vino. E quest’anno le condizioni ideali per farlo c’erano tutte.
VinNatur 2026 a Genova – Qualità generalmente diffusa e omogeneità verso l’alto
Gli espositori, provenienti da svariate regioni italiane, hanno offerto una panoramica ampia e rappresentativa del movimento del “vino naturale” contemporaneo.
Non una selezione dispersiva, ma un insieme coerente di produttori accomunati da una idea di vino decisamente lontana dal mainstream paludato che come una cappa continua (ancora…) ad aleggiare su una certa parte del mondo del vino Italiano.
Però, il dato più interessante emerso dalle varie degustazioni è stato il livello qualitativo, decisamente elevato. I vini assaggiati si sono dimostrati, nella grande maggioranza dei casi, puliti ma anche espressivi e privi di difetti evidenti. Un aspetto che merita di essere sottolineato.
In passato, anche recente, una parte non indifferente del mondo del vino naturale nazionale sembrava talvolta indulgere, spesso con una punta di autocompiacimento, verso deviazioni ossidative non ben gestite, derive acetiche “importanti” o imprecisioni fermentative quasi fossero segni dei distintivi identitari. Una sorta di “apologesi” del difetto…
Oggi, invece, si percepisce una maggiore consapevolezza tecnica in tanti produttori: vini vivi, territoriali, ma centrati e coerenti nei calici.
Il vino naturale non è più un atto di rottura fine a sé stesso. Sta diventando, sempre più, una scelta stilistica sostenuta da competenza e controllo.
I “naturalini” a VinNatur 2026 a Genova: quando il vino è corretto ma poco incisivo
Ma, accanto a molte etichette di grande interesse, non sono mancati alcuni vini che più di qualcuno, e non da adesso, categorizza come i “naturalini”.
Il termine, usato spesso con tono ironico, descrive quei prodotti che non presentano difetti evidenti ma risultano sensorialmente un po’ sotto tono.
Profili aromatici trattenuti, sviluppi gustativi certamente lineari ma spesso troppo scontati, acidità non sempre perfettamente integrate: sono vini che certamente non sbagliano, ma che nemmeno emozionano. È una zona grigia del movimento naturale contemporaneo.
Certo, i tentativi di evitare qualsiasi deviazione possono talvolta portare a eccessi di prudenza stilistica. Il rischio però, è quello di limare non solo il difetto, ma anche parte della personalità…
L’equilibrio tra spontaneità e controllo tecnico resta la vera sfida per molti produttori in questa fase di maturazione del settore.
Deep Dive sui vini rifermentati: una masterclass col botto
Uno dei momenti più significativi della manifestazione è stata la masterclass “Deep-dive: Vini Rifermentati” condotta da Gianpaolo Giacobbo, che si è rivelata particolarmente riuscita come momento di arricchimento per il pubblico presente.

Il mondo dei rifermentati è spesso percepito come semplice o immediato, quasi una categoria “facile” all’interno del panorama naturale. In realtà, come emerso chiaramente durante l’incontro, si tratta di una tipologia che richiede precisione tecnica e consapevolezza produttiva.
Dalla gestione delle basi alla tempistica di imbottigliamento, all’evoluzione sui lieviti, ogni fase incide in modo determinante sull’equilibrio finale.
Questa degustazione guidata ha messo in evidenza approcci differenti: rifermentati verticali e taglienti, altri più morbidi e fruttati; altri giocati sull’immediatezza e per finire quelli tesi capaci di sorprendenti profondità aromatiche.
Oltre tutto questo, ciò che ha fatto la differenza è stato il taglio didattico. Non una sequenza di assaggi fine a sé stessa, ma un percorso strutturato di comprensione tecnica e sensoriale. Un’esperienza che ha davvero arricchito concretamente il bagaglio di analisi e interpretazione dei partecipanti.
VinNatur 2026 a Genova – Il vino naturale verso una nuova maturità?
La sensazione complessiva che porto a casa da Genova è chiara: il movimento del vino naturale sta iniziando a entrare in una fase di maturità, e permettetemi la chiosa un po’ polemica, finalmente.
Il “vino naturale” non è e non deve essere più soltanto un’affermazione ideologica o un’alternativa di nicchia in un mercato che cala. È un segmento produttivo che dialoga con la tecnica, con il mercato e con una crescente consapevolezza qualitativa.
I difetti macroscopici si fanno sempre più rari, mentre aumenta l’attenzione verso equilibrio, bevibilità e coerenza territoriale.
Resta un margine di crescita, soprattutto sul piano dell’identità stilistica più incisiva. Ma il livello medio è oggi decisamente superiore rispetto a qualche anno fa.
il VinNatur 2026 a Genova non è stata solo una vetrina, ma un momento di consolidamento culturale.
E quando una manifestazione contribuisce alla crescita reale di un settore, significa che sta lavorando nella direzione giusta.
Qualcuno degli assaggi al Vinnatur 2026 a Genova…
Angiolino Maule: il riferimento che non cerca effetti speciali
Fermarsi al banco di Angiolino Maule significa partire da una certezza. Figura apicale del movimento del vino naturale italiano, Maule continua a proporre una linea coerente, riconoscibile e profondamente legata al territorio.
I suoi vini non cercano la spettacolarizzazione, ma lavorano su equilibrio, bevibilità e identità. C’è una solidità stilistica che nel tempo è diventata cifra distintiva: profili netti e nessuna concessione a derive eccessive. Tra gli assaggi, il Sassaia si conferma un riferimento della tipologia: diretto, teso, capace di unire immediatezza e personalità senza bisogno di forzature. Una presenza che, più che sorprendere, rassicura. E nel panorama del vino naturale contemporaneo, non è affatto un dettaglio.

Thomas Niedermayr: quando i PIWI stupiscono
Tra gli assaggi più entusiasmanti della manifestazione spiccano senza dubbio quelli dei vini di Thomas Niedermayr, autentico punto di riferimento nella valorizzazione dei vitigni PIWI.
Vini che stupiscono per precisione, energia e profondità, dimostrando in modo inequivocabile quanto queste varietà possano raggiungere livelli qualitativi altissimi quando sono interpretate con visione e sensibilità. Nei calici nitidezze aromatiche, equilibri impeccabili e una straordinaria capacità di coniugare finezza e personalità.
Non solo vini tecnicamente riusciti, ma bottiglie capaci di emozionare e di raccontare un’idea di viticoltura moderna, sostenibile e tutt’altro che limitata sul piano espressivo. Assaggi che lasciano il segno e la conferma che Niedermayr è una delle voci più autorevoli e stimolanti di tutto il panorama naturale contemporaneo.


Cascina Gasparda: autenticità e il “Vulp” che resta nel (mio…) cuore
Tra gli assaggi più convincenti spiccano quelli dei vini di Cascina Gasparda, realtà del Basso Monferrato che continua a distinguersi per coerenza, personalità e grande fedeltà territoriale.
Vini che mostrano cifre stilistiche schiette, fatti di materia viva, equilibrio e di una rusticità elegante che non scade mai nel caricaturale. Sono vini profondamente gastronomici. E poi c’è il Vulp, che per chi lo conosce diventa inevitabilmente un piccolo rito: unisce carattere, profondità e una bevibilità travolgente da berne a secchiate, capace di lasciare ogni volta una traccia emotiva. Uno di quei calici che, più che colpire, restano, nel cuore.

Cantina del Frignano: bolle (quasi..) di montagna, freschezza e carattere
La Cantina del Frignano lascia il segno, soprattutto quando si parla di bollicine.
Sorsi che colpiscono per energia, pulizia e una freschezza vibrante che riflette perfettamente l’anima del territorio. Rifermentazioni precise, dinamiche, mai scomposte, sorsi agili ma tutt’altro che semplici, anzi. Bolle belle, coinvolgenti e di grande personalità che coniugano immediatezza e profondità con una naturalezza davvero convincente.

Nasciri: Calabria autentica e vini di personalità
Tra le scoperte più interessanti spicca Nasciri, piccola realtà calabrese che interpreta il territorio con grande sensibilità e coerenza. Vini che sorprendono per energia, identità e una naturalezza convincente. Netti, dinamici, mai artefatti; vini capaci di raccontare con immediatezza l’anima mediterranea da cui nascono. Un’azienda che lavora con personalità e misura, confermandosi tra le voci più interessanti del Sud nel panorama del vino naturale italiano. Tenetela d’occhio, specialmente per il loro bel lavoro sul Greco!

Alberto (e Giulia) Lot: i PIWI che incontrano l’eccellenza del Metodo Classico
I vini di Alberto Lot in mia personale opinione sono una delle espressioni più convincenti dell’attuale panorama PIWI italiano. La scelta di lavorare con vitigni resistenti non è qui una semplice opzione agronomica, ma diventa una vera visione produttiva, portata avanti con coerenza, sensibilità e competenza.
Nei calici emergono cifre stilistiche di rara precisione: profili puliti, eleganti, profondi, che coniugano sostenibilità e qualità senza compromessi espressivo.
Il loro Metodo Classico, in particolare, si colloca su livelli di assoluta eccellenza: una bolla di classe, equilibrio impeccabile e di una complessità aromatica che sorprende per maturità e finezza. la dimostrazione inequivocabile come i PIWI possano raggiungere risultati di alto profilo se interpretati con rigore e visione. Una realtà che si conferma tra le più luminose e promettenti del nuovo volto della viticoltura sostenibile italiana.

Forti del Vento: territorio e personalità
Tra le realtà che colpiscono per coerenza e identità spicca Forti del Vento, azienda piemontese che interpreta il vino naturale con un approccio più che mai legato al territorio.
Vini che si distinguono per energia, schiettezza espressiva e una materia viva sempre ben equilibrata. Non cercano mai la costruzione o l’effetto, ma puntano su autenticità, bevibilità e una forte riconoscibilità stilistica. Scusate se è poco
Rossi interessanti e interpretazioni più fresche e immediate, sempre con una cifra comune di personalità, precisione e coerenza produttiva. Una realtà da tenere in debito conto, e che si conferma tra le più interessanti del panorama naturale piemontese.

Casera Frontin: bollicine PIWI tra montagna e visione
Tra le realtà più interessanti incontrate, merita una menzione Casera Frontin, azienda che sta portando avanti con coerenza e sensibilità un bel lavoro sui vitigni PIWI in un contesto di forte identità territoriale.
Le loro bollicine colpiscono per nitidezza, energia e pulizia espressiva: rifermentazioni precise, mai invasive, capaci di valorizzare al meglio freschezza, verticalità e finezza aromatica. Sorsi dinamici, vibranti, sempre molto equilibrati, con una bevibilità che invita naturalmente al secondo bicchiere, specialmente per il Rosè Brut.
Emerge con chiarezza una visione produttiva moderna e consapevole, dove sostenibilità e qualità vanno di pari passo. Un lavoro che dimostra quanto i PIWI, se interpretati con competenza e sensibilità, possono dare origine a vini di grande fascino e personalità.

Fabio Riccio –
Interessato da più di venticinque anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 autore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, Scrive sulla rivista il Cuoco organo ufficiale della FIC, ha scritto sulla guidade le Tavole della Birra de l’Epresso, Su Cucina a Sud, sulla guida Osterie d’Italia Slow Food, su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque gli gusta.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?