Nostos 2021 rosso

Cronaca della serata quando il Nostos 2021 rosso ha ribaltato il nostro tavolo…

Degustazione di vini a fermentazione spontanea in Basso Molise – brindisi del gruppo

Le serate con le bottiglie mascherate hanno un fascino tutto loro: un po’ gioco, un po’ trappola, un po’ roulette russa. Ma da noi, in questo piccolo e informale gruppetto che si è formato quasi per gioco in Basso Molise è tutto molto semplice: non si entra in degustazione se la bottiglia non è a fermentazione spontanea e non è mascherata con la canonica calza (tollerata la carta stagnola…).

Non è un tema, non è una moda, non è un vezzo: è un assioma. Se vuoi qualche lievito selezionato in calice, vattene alla sagra del tortellino industriale.

Così ci ritroviamo a spacciare bottiglie bendate intorno a un tavolo, ognuno con la sua piccola bomba a mano enoica, pronti a farci sorprendere o a imprecare.

Batteria di bottiglie degustate durante la serata – vini a fermentazione spontanea e Triple A

E… stavolta la sorpresa più grande — quella vera — è arrivata da un vino che nessuno, ma proprio nessuno, aveva messo nel radar: Nostos 2021 rosso, un Triple A figlio di uve Brachetto.

Sì, hai letto bene: Brachetto. Quel… Brachetto.

La partenza del Nostos 2021 rosso? Da denuncia!

All’apertura, il vino sembra uno di quelli che ti fanno venir voglia di cambiare gruppo di amici. Una bella botta di rifermentazione, bollicine strabiche, e un bel po’ di disordine anarchico nel calice: insomma, il classico “oh no, eccoci”.

Qualcuno abbozza un sorrisetto, qualcuno scuote la testa, altri annusano come se stessero cercando un indizio, tipo CSI Vitivinicolo. La bottiglia resta mascherata, per fortuna: non sapere che diavolo sia aiuta ad avere un minimo di pietà.

Il primo sorso è un po’ come un motorino che non vuole partire: tossisce, spernacchia, strattona.

E poi…

Cinque minuti dopo: la mutazione genetica del Nostos 2021 rosso

Bottiglia di Nostos 2021 rosso sul tavolo durante la degustazione

Basta girarlo un po’, aspettare e scherzare sulle ipotesi (tutte puntualmente sbagliate), aggiungere un filo d’aria… ed ecco la metamorfosi: la rifermentazione sparisce come se non fosse mai esistita, il vino si allarga, respira, si raddrizza sulla schiena e prende possesso del bicchiere.

Parte una vera esplosione aromatica: rosa, spezie dolci, piccoli frutti rossi, quella fragolina che ti fa l’occhiolino senza essere stucchevole. E soprattutto: una struttura che non ti aspetti, una personalità che pulsa, un sorso che smette di chiedere permesso.

Da quel momento il Nostos 2021 rosso non è più il vino strano della serata: è la star, il punto fermo, il “ma cosa stiamo bevendo?”.

E quando finalmente togli la maschera…

E quando finalmente togli la maschera, si arriva al momento fatidico della rivelazione, e si scopre che il colpevole è un… Brachetto.

È lì che scatta la risata collettiva, la memoria (i più âgé tornano a certe bottiglie degli anni ’80) quelle da banco del supermercato, dolci come l’estate al mare quando ti ustionavi e dicevi che era abbronzatura.

Il Brachetto “spopolava”?
Sì, certo.
Ma troppo spesso era robaccia che oggi useresti a stento per pulirti la bici.

Solo dopo la rivelazione partono i commenti nostalgici, i paragoni impietosi, le battute su quanto il tempo abbia raddrizzato noi ma anche certi vini.

Il Nostos 2021, invece, è come se urlasse: “Dimenticate tutto quello che sapete!”

Il Brachetto liberato dalle catene

Nel DNA di questo vino, è ben scritta l’idea di dire basta con l’aromatico ammiccante e preconfezionato. Basta con i vini che devono essere per forza “simpatici”. Basta con il Brachetto come dopocena per gente che ha paura del vino vero.

Qui siamo davanti a un Brachetto emancipato: selvatico, solido, succoso, intenso, che non si vergogna di essere serio e al tempo stesso irriverente.

Un vino che parte male, prende fiato, sboccia e ti mette in discussione diventando bellissimo.

E ti ricorda una cosa semplice: quando lasci che la fermentazione fa il suo mestiere senza “bustine” e altre enoporcate varie, il vino può ancora sorprenderti.

Può perfino prenderti a schiaffi — quelli buoni, però.

La lezione della serata

  • Il bello del vino è quando ti frega.
  • Le bottiglie mascherate sono la più sacrosanta terapia d’umiltà.
  • Che il Brachetto, se gli togli tutti gli anni ’80, può diventare un animale diverso: più profondo, più coraggioso, più vero, specialmente se fermenta sui suoi lieviti…

E… che a volte basta aspettare cinque minuti per passare da “ma cos’è ’sta roba?” a “serve un’altra bottiglia”.

Il Nostos 2021 rosso ci ha fatto proprio questo.

E noi, ringraziando, abbiamo brindato in allegria.

Pallotte al sugo servite durante l’intervallo della degustazione di vini a fermentazione spontanea
Intermezzo a base di pallotte: la nostra pausa tecnica anti-sobrietà

Chiosa corrosiva 

In un mondo del vino che passa più tempo a lucidarsi l’etichetta che a mettere il naso nel bicchiere, un Brachetto come il Nostos 2021 è una specie di meteorite: arriva, spacca, ustiona e riparte.
E se c’è una morale, è questa: non è il vino naturale a essere rivoluzionario — sono i vini che hanno il coraggio di fregarsene delle aspettative.

Il resto è marketing, storytelling e tanta aria fritta.
Noi, invece, preferiamo i vini che non chiedono permesso: quelli che iniziano male, migliorano da soli e alla fine ti guardano dritto negli occhi, come per dire:
“Pensavi di aver capito tutto? Ritenta.”

E stappa un altro. Perché certi Brachetti non tornano indietro.
E nemmeno noi.

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