Nel mondo del food e del vino stanno emergendo sempre più finti insider…
Ogni evento dedicato al food e al vino – che sia una fiera, una premiazione o l’ennesima inaugurazione di una pizzeria con forno psichedelico firmato dal guru del mattone refrattario di turno – ha i suoi infestanti garantiti: gli aspiranti scodinzolanti del potente, veri e propri finti insider del food.
Chi sono? Perfetti sconosciuti, senza arte né parte, né gavetta né competenza minima, che si aggirano furtivi tra stand e tavoli con il telefono ben carico e lo sguardo da predatore infoiato. Non cercano il piatto più interessante né il vino più autentico. No. Cercano la faccia giusta.
Appena ne individuano una – lo chef con la stellina, il vignaiolo fighetto, il giornalista che conta, il pizzaiolo di moda – parte l’operazione: sorriso pronto, entusiasmo di circostanza, richiesta di rito. Una foto al volo, due parole vuote, qualche secondo di prossimità. Quanto basta.
Poi il resto si costruisce dopo.
Hashtag, post, narrazione.
“Con il mio amico chef…”
“Grato per il confronto…”
“Un momento che porterò con me…”
Due respiri condivisi nella stessa stanza diventano magicamente una relazione. Un incontro casuale diventa frequentazione. Una foto diventa autorevolezza.
Finti insider del food e follower comprati: come nasce una falsa credibilità

Il punto è che non si tratta più di semplice goffaggine o entusiasmo fuori misura. È un meccanismo ben rodato.
Profili costruiti a tavolino, spesso sostenuti da numeri gonfiati – pacchetti di follower acquistati a poche decine di euro per fingere un seguito che non esiste – gente che si autoattribuisce un ruolo nel settore senza averne mai attraversato davvero le fondamenta.
Non cucinano, non scrivono, non degustano con criterio e, quando provano a farlo, si muovono dentro un lessico povero, ripetitivo, buono per qualsiasi occasione e quindi, di fatto, inutile.
Eppure basta.
Perché oggi la credibilità si costruisce per riflesso: non conta cosa sai fare, conta con chi riesci a farti vedere. E se a questo aggiungi un profilo social gonfiato ad arte, il gioco è fatto. Numeri finti, relazioni improvvisate e una narrazione costruita a posteriori diventano, agli occhi di molti, una patente di credibilità.
Il problema: rumore, percezione e perdita di autorevolezza
Sia chiaro: la colpa non è del “potente” di turno, spesso ignaro o semplicemente una persona cortese. Il problema è tutto in questa zona grigia popolata da mestieranti del nulla che occupano spazio, attenzione e fiducia senza avere nulla da restituire.
Non aggiungono valore, ma alterano la percezione.

E in un mondo come quello del cibo – già abbastanza distorto tra mode, hype e storytelling forzato – questo basta per generare rumore. Un rumore che finisce per coprire chi lavora davvero, chi studia, chi costruisce competenza giorno dopo giorno.
Li riconosci subito: parlano come se sapessero, scrivono (quando lo fanno…) come se avessero autorità, giudicano come se ne avessero titolo. Ma basta guardarli un attimo per capire cosa sono davvero: presenza senza sostanza, immagine senza contenuto. Il vuoto, ma ben confezionato.
Un esempio reale: la scena tipica agli eventi food
Ne ho visti a decine. L’ultimo episodio è emblematico.
Evento di provincia, pizza “gourmet”, due bravi pizzaioli al forno da ore, tra calore, sudore e servizio continuo. Lei, biondina sgallettata quanto basta, si infila tra loro, piazza il telefono, accenna una risata, scatta e sparisce.
Il giorno dopo, su Instagram: “Serata straordinaria con amici e colleghi del settore. Emozione vera.”
Quali amici? Quali colleghi?
Una foto rubata e via.
È tutto qui. Nessuna relazione, nessun confronto, nessuna esperienza reale. Solo una presenza fugace trasformata in racconto.
I finti insider del food in azione
Ecco allora la nuova frontiera dell’autorevolezza: il colpo di flash ben piazzato, l’autoscatto imbucato, i follower comprati a poco prezzo, la narrazione costruita a posteriori.
Questa non è partecipazione. Non è racconto. Non è lavoro. È occupazione di scena.
È la pornografia della credibilità: tutto messo in mostra a cosce spalancate ad alzo zero, ma niente di reale sotto.
E finché continueremo a scambiarla per qualcosa di reale, continuerà a funzionare, purtroppo.
Il punto non è moralistico, ma pratico: ogni spazio occupato da queste figure è spazio sottratto a chi ha davvero qualcosa da dire. Ogni attenzione concessa è attenzione tolta a chi costruisce valore.
Non sono insider.
Sono comparse.
E senza uno sguardo disposto a crederci, durerebbero il tempo di una foto.
La prossima volta che incrociate uno di questi molesti selfie-parassiti che postano la solita foto con la usuale frasetta sgrammaticata da piaggeria commovente, fate un favore a voi stessi e al mondo del food: scrollate oltre, o meglio ancora – bloccate.
Il mondo cibo ha già abbastanza storture e non ha per nulla bisogno di questi finti insider del food in cerca di legittimazione.
Perdonatemi lo sfogo…
Fabio Riccio –
Interessato da più di venticinque anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 autore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, Scrive sulla rivista il Cuoco organo ufficiale della FIC, ha scritto sulla guidade le Tavole della Birra de l’Epresso, Su Cucina a Sud, sulla guida Osterie d’Italia Slow Food, su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque gli gusta.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?
Questo articolo tocca un nervo scoperto con una lucidità rara ,confermando come Fabio Riccio sia ormai diventato una voce narrante imprescindibile per molti operatori del settore . La sua critica enogastronomica va ben oltre il semplice racconto di un piatto o di un calice :è una difesa militante della sostanza contro l’ apparenza. Ciò che rende il suo contributo unico, in aggiunta a una professionalità estrema ,è la capacità di essere uno che va ben oltre il marketing e le sue logiche superficiali ,riuscendo a captare sfumature sottilissime che spesso annegano nel rumore di fondo dei social. Fabio ha il raro dono di saper dire verità scomode con un’ ironia e un ‘intelligenza che mettono sempre allegria , rendendo la riflessione profonda e colta ,ma mai pesante o pedante .Per chi produce, per chi vive quotidianamente la fatica del mondo del cibo e del vino, leggere i suoi pensieri aiuta a sentirsi meno soli. Sapere che esiste uno sguardo cosi attento ,capace di smascherare le “comparse” e restituire dignità a chi il prodotto lo fa per davvero, è una boccata d ‘ossigeno. Un grazie a Fabio per essere una guida lucida e mai banale in un panorama spesso troppo incline alla piaggeria.