Ogni tanto, su Gastrodelirio, compare qualche classifica – Questa volta tocca ai vini da bere al tramonto. Una classifica personale, estiva…
Niente di scientifico. Niente di definitivo. Nessuna pretesa di stabilire verità assolute in un mondo che, per fortuna, continua a essere troppo complesso per stare dentro una graduatoria.
Questa volta tocca ai vini da bere al tramonto. Una classifica personale, estiva, costruita bottiglia dopo bottiglia, viaggio dopo viaggio, bicchiere dopo bicchiere.
Tutti vini acquistati, stappati e bevuti di tasca propria. Nessun campione omaggio, nessun invio promozionale, zero accordi commerciali. Una precisazione che qualcuno troverà superflua, ma che su Gastrodelirio continua ad avere una certa importanza.
C’è poi una questione geografica.
Chi vive lungo l’Adriatico come il sottoscritto, sa bene che il tramonto sul mare è soprattutto una faccenda tirrenica. Qui il sole raramente si tuffa nell’acqua. Esistono alcune eccezioni, piccoli scherzi della geografia che regalano tramonti apparentemente impossibili, ma non sono tanti.
Nella maggior parte delle sere il sole scivola dietro colline e montagne, lasciando sul mare una luce rosa che sembra arrivare da un altro luogo.
Non è meno bella, soltanto diversa.
Forse più malinconica.
E probabilmente proprio per questo capace di mettersi in sintonia con certi vini.
Negli ultimi anni il vino è diventato molte cose: contenuto per social network, sfondo per aperitivi fotocopiati, accessorio per serate che finiscono per assomigliarsi tutte. Per fortuna continua a essere anche qualcos’altro, perché una bottiglia aperta nel momento giusto vale più di mille reel girati con il telefono in verticale.
Del resto, il tramonto, a differenza di molte mode enologiche, continua ostinatamente a presentarsi ogni sera senza chiedere nulla in cambio.
Un’altra precisazione.
Tutte le bottiglie che seguono appartengono, in forme e sensibilità differenti, al vasto e sfaccettato universo dei vini naturali. Un mondo imperfetto, litigioso, spesso contraddittorio, ma ancora capace di regalare vini che parlano più del territorio e meno dell’ufficio marketing.
Perché alcuni vini da bere al tramonto restano nella memoria
Non esistono vini da tramonto nel senso stretto del termine.
Esistono però vini che sembrano rallentare il tempo, bottiglie che non chiedono attenzione immediata ma quella emotiva, e che non cercano l’applauso al primo sorso. Preferiscono raccontarsi lentamente, mentre il cielo cambia colore e il mare diventa poco alla volta uno sfondo scuro attraversato dagli ultimi riflessi della giornata. Quelli che seguono, almeno per me, appartengono a questa categoria. Punto.
La classifica di Gastrodelirio

1° posto – Rojac Malvazija 2017
Ci sono vini che si bevono.
E poi ci sono vini che riescono ad allungare il tempo.
La Malvazija 2017 di Rojac appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
È uno di quei vini che mettono in crisi chi pretende di capire tutto dopo il primo sorso, categoria spocchiosa piuttosto numerosa nel mondo del vino contemporaneo. Minerale, salino, profondo, quasi ostinato nel voler raccontare qualcosa che non si lascia afferrare subito, è uno di quei vini che al tramonto trovano il proprio habitat naturale.
Non chiede attenzione immediata e non cerca effetti speciali, preferendo conquistare lentamente chi ha ancora la pazienza di ascoltare un vino senza pretendere che si racconti tutto nei primi trenta secondi. Come certe persone interessanti che non sentono il bisogno di presentarsi urlando.
Del resto, le cose migliori della vita raramente fanno rumore.
Per apprezzarlo davvero non basta analizzarlo. A un certo punto bisogna smettere di cercare definizioni e lasciarsi semplicemente attraversare dal vino. È una bottiglia che chiede qualcosa anche a chi la beve: un po’ di tempo, un po’ di silenzio e una minima disponibilità a farsi sorprendere.
2° posto – Il Mineral 2016 di Frantz Saumon

Il nome potrebbe far pensare all’ennesimo vino raccontato da qualche comunicato stampa scritto con l’intelligenza artificiale e malamente corretto da un ufficio marketing. Fortunatamente la bottiglia contiene molto altro. Questo Chenin Blanc della Loira possiede una tensione quasi fisica. È un vino che cammina sul filo, mai rilassato e mai accomodante, capace di mantenere i sensi accesi proprio quando tutto il resto sembra rallentare.
Anche qui la tecnica da sola non basta. Certo, si possono discutere acidità, profondità e tensione, ma a un certo punto conviene mettere da parte il taccuino mentale del degustatore e limitarsi ad ascoltare quello che il vino ha da dire.
Al tramonto funziona magnificamente.
È il vino delle conversazioni che si allungano senza motivo apparente, quelle in cui si parla di tutto e di niente mentre il sole è già sparito, il mare continua a respirare nell’oscurità e nessuno guarda più l’orologio. Non è un vino costruito per piacere a tutti.
Ma, fortunatamente, nemmeno il mare d’inverno piace a tutti.
Terzo posto, tutti a pari merito
Fattore Umano Rosato VSQ Dosaggio Zero

In un periodo storico in cui qualsiasi bollicina viene immediatamente trasformata in evento, apericena, dj set e fotografia per i social, questo rosato riesce ancora a fare una cosa rivoluzionaria.
Essere vino, prima di tutto vino. Poi, eventualmente, anche bollicina.
Ha precisione, freschezza e una capacità quasi inquietante di svuotare il bicchiere senza che ce ne si accorga. Il colore accompagna perfettamente certe sfumature del cielo estivo, ma è soprattutto la sostanza a renderlo memorabile. Il colore aiuta il tramonto. La sostanza aiuta la memoria…
Domaine de Majas Chenin

Ci sono vini che cercano di impressionare.
Questo no. Ed è forse proprio il motivo per cui continua a tornarmi in mente.
Il Chenin di Majas possiede quella rara eleganza delle cose semplici fatte bene. Niente fuochi d’artificio, niente effetti speciali, soltanto equilibrio, misura e una naturalezza che non sente il bisogno di esibirsi.
In un mondo enologico che spesso confonde il volume con la personalità, non è una qualità da poco.
Gewürztraminer di Jean Ginglinger

Il Gewürztraminer è un vitigno che spesso assomiglia a certe persone che parlano troppo.
Jean Ginglinger riesce invece nell’impresa di renderlo misurato senza togliergli carattere.
I profumi arrivano, eccome se arrivano, ma senza trasformare il bicchiere in una profumeria o in una caricatura aromatica di se stesso. È probabilmente il vino più evocativo di questa lista.
Quello che più facilmente accende ricordi, immagini e suggestioni.
Perché alcuni vini da bere al tramonto restano nella memoria
Come tutte le classifiche di Gastrodelirio, anche questa vale quello che vale.
Ovvero molto per chi scrive e probabilmente meno per chi legge.
Ma il vino serve anche a questo, a costruire ricordi e a rallentare il tempo.
A dare una forma liquida a certi momenti che sembrano destinati a svanire.
Forse il problema non è che oggi abbiamo poco tempo per il vino.
Forse il problema è il rumore che ci circonda continuamente.
Per questo il tramonto continua a essere un alleato prezioso, arriva ogni sera e non costa nulla.
Non ha sponsor.
Non deve vendere niente a nessuno.
E, almeno per il momento, non ha ancora bisogno di un ufficio stampa.
E se proprio dovessi scegliere il luogo ideale per bere uno di questi cinque vini, probabilmente non sceglierei una cantina, un ristorante stellato o una degustazione tecnica.
Sceglierei un telo appoggiato sulla sabbia e qualche calice.
Poco importa se davanti ci sia il Tirreno, l’Adriatico o qualsivoglia altro mare.
Con lo sciabordio delle onde in lontananza, il cielo che lentamente cambia colore e quella luce rosa che, almeno da queste parti, arriva spesso dai monti prima ancora che dal mare.
Forse è proprio questo che cerco nei migliori vini da bere al tramonto: non la perfezione, ma la capacità di lasciare una traccia.
Come sempre.
Fabio Riccio –
Interessato da più di venticinque anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 autore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, Scrive sulla rivista il Cuoco organo ufficiale della FIC, ha scritto sulla guidade le Tavole della Birra de l’Epresso, Su Cucina a Sud, sulla guida Osterie d’Italia Slow Food, su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque gli gusta.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?
Io preferisco un buon Bianco come aperitivo, da qualche anno bevo il Viognier prodotto in Italia dalla Cantina di Govone, come Rossi Nebbiolo e Barbera Appassimento, sempre della Cantina di Govone che si trova tra Albe e Asti.