L’11ª edizione del Campionato Pizza DOC 2025 svoltasi a Paestum, offre spunti per comprendere come sta cambiando il mondo della pizza italiana.
Il pizzaiolo: da mestiere “di mera sopravvivenza” a professione ammirata
Per decenni la figura del pizzaiolo è stata percepita come una figura di retrobottega: lavoro dignitoso, sì, ma considerato “di ripiego”, faticoso, senza prospettiva di crescita o riconoscimento pubblico.
Oggi siamo in un mondo capovolto
Il pizzaiolo “medio” contemporaneo spesso:
- studia, viaggia, sperimenta;
- diventa un volto pubblico, anche grazie ai social e alla televisione;
- è chiamato a spiegare tecniche e prodotti;
- partecipa a competizioni, masterclass, eventi internazionali dedicati alla pizza italiana;
- può diventare imprenditore, formatore, ambasciatore gastronomico.
Il mestiere del pizzaiolo è stato così integralmente sdoganato: non più alternativa onesta ma modesta a professioni più prestigiose oppure meglio retribuite, ma una professione ambita, rispettata e socialmente significativa.
Antropologicamente, la pizza ha conquistato lo status di “bene identitario”, e chi la prepara non è più solo un semplice artigiano, ma un custode culturale. Un ruolo che ha valore sociale, oltre che gastronomico.
Campionato Pizza DOC 2025 come lo specchio di un’identità collettiva
Il Campionato Mondiale Pizza DOC, per come è organizzato e gestito, non è più solo una gara: è ormai un rito.
Un’occasione (non la sola, ma ormai quella più importante) in cui la comunità nazionale dei pizzaioli si ritrova, si misura, si racconta.

Le molte categorie — dalla Margherita alla Contemporanea, dalla ruota di carro alla gluten-free — mostrano chiaramente come la pizza sia diventata un universo decisamente plurale, anzi: in continua espansione. La pizza contemporanea, gli impasti ad alta idratazione, le varianti senza glutine e le interpretazioni territoriali convivono nello stesso spazio competitivo.
Le prove di abilità (pizza più larga, più veloce…) hanno un livello performativo che oggi il pubblico dei social considera quasi naturale.
E poi c’è l’internazionalizzazione: pizzaioli da più di 30 Paesi si ritrovano e si confrontano.
Stili di impasto diversi, contaminazioni culturali che prendono vita in un luogo dalla forte caratterizzazione simbolica: Paestum.
Il risultato di tutto questo si stempera in un ecosistema dinamico, dove l’Italia certamente ne è ancora baricentro, ma dove il resto del mondo entra sempre più nella discussione.

Il nuovo pubblico: più curioso, più competente, più esigente
Questo cambiamento non è avvenuto nel vuoto, perché anche il pubblico è profondamente cambiato.
Il cliente medio “evoluto” non vuole più la pizza “come viene viene”: osserva, giudica, confronta.
Vuole sapere tipo di farina, idratazione, fermentazione, provenienza degli ingredienti.
- Ha imparato a riconoscere già dall’aspetto una cottura ben fatta, una lievitazione corretta, una scelta intelligente dei topping.
- Considera la pizza come piacere + conoscenza, non solo nutrizione.
Il risultato? La qualità si diffonde. L’effetto domino dei “campionati” come Pizza DOC 2025 è questo: se vince uno che usa tecniche avanzate, quegli stessi metodi diventeranno desiderati, studiati, replicati. E, un po’ alla volta, finiranno nelle più piccole pizzerie di periferia e di quartiere, contribuendo ad alzare ulteriormente il livello qualitativo medio.
La pizza “media” di oggi è, senza ombra di dubbio alcuno, assolutamente migliore di qualsiasi pizza media degli anni ’80-’90 del secolo scorso.
Non per moda, ma per evoluzione tecnica.
La globalizzazione della pizza e la difesa delle radici
La presenza di pizzaioli internazionali porta idee, ingredienti, tecniche.
Ma comporta anche una sfida: mantenere l’identità italiana senza scadere nel folclorismo.
La pizza può — e deve — evolvere.
Ma la sua anima mediterranea deve restare riconoscibile.
Ed oggi è l’equilibrio tra innovazione e tradizione il tema più interessante per il critico gastronomico.
Conclusione: la pizza come linguaggio culturale
L’11ª edizione del Campionato Mondiale Pizza DOC 2025 conferma che il fare pizze è diventato:
- una professione solida;
- una forma di espressione;
- un rituale collettivo;
- un laboratorio tecnico;
- un simbolo culturale condiviso.
Il pizzaiolo non è più mestiere “di ripiego”: è un lavoro con ruolo sociale, un pizzaiolo professionista che si fa custode di una identità che ormai si identifica come ponte tra tradizione e futuro.
E il critico gastronomico, in questo scenario, buon per lui, si ritrova ad essere osservatore privilegiato di una rivoluzione che continua — silenziosa ma inarrestabile.
Un pensiero conclusivo ai protagonisti di questa edizione
E, a proposito di futuro, vale la pena rivolgere un saluto beneaugurante ai primi tre classificati assoluti del Campionato Mondiale Pizza DOC 2025 — tre professionisti che, con le loro interpretazioni e tecniche personalissime, hanno saputo incarnare al meglio lo spirito profondo di questa edizione:
- 1º classificato – Peppe Cutraro
- 2º classificato – Vincenzo Abbate
- 3º classificato – Daniele Gagliotta

Tre storie molto diverse, ma accomunate da una cosa sola: l’idea che la pizza, oggi, non sia più una semplice preparazione gastronomica, ma un linguaggio identitario attraverso cui raccontare un territorio, una formazione, una visione.
A loro — e a tutti i pizzaioli che continuano a crescere, studiare, innovare — va il merito di rendere la pizza un patrimonio vivo, condiviso e sempre sorprendente.
Fabio Riccio –
Interessato da più di venticinque anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 autore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, Scrive sulla rivista il Cuoco organo ufficiale della FIC, ha scritto sulla guidade le Tavole della Birra de l’Epresso, Su Cucina a Sud, sulla guida Osterie d’Italia Slow Food, su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque gli gusta.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?

