Albamarino 2023 di Bodegas Albamar, Albariño in purezza da Rías Baixas (Val do Salnés)

Albamarino 2023 – L’Albarino senza scuse
Nel panorama dei bianchi contemporanei, sempre più affollato da vinelli inutili, educati, corretti e lucidati come la showroom di un concessionario di auto di lusso, l’ Albamarino 2023 arriva come una sventagliata d’aria atlantica che scompiglia i capelli e mette fuori gioco i palati pigri (quelli sono tanti…).
Non è un vino che cerca i like estasiati di cuoricini delle influencers cinguettanti in tacco 15, non è un Albariño da aperitivo instagrammabile, né tantomeno uno di quei biancucci ruffiani che confondono la facilità di beva con la assoluta mancanza di identità.
Qui siamo su un altro piano (pianeta?). E conviene metterlo in chiaro subito!
Il contesto: Rías Baixas, ma senza danze e folklore

La denominazione Rías Baixas soffre da anni di una comunicazione davvero balorda: da un lato c’è la retorica del vino fresco, profumato, “perfetto per tutti” cosa che nella penisola iberica sta prendendo la medesima connotazione verso il consumatore comune che in Italia ha il temibile “prosecchino”; dall’altro un pugno di produttori dalla testa dura che continuano ostinatamente a dimostrare che l’ Albariño, se tratttato con rispetto e coraggio, può essere un bianco serio, verticale, territoriale.
L’ Albamarino si schiera senza esitazioni nel secondo campo
Dietro c’è Bodegas Albamar, un progetto che non ha mai avuto interesse a compiacere il mercato ma piuttosto a restituire nei calici il lato più crudo, dissonante e marino della Galizia. Scusate se è poco…
Le vigne sono in buona parte su suoli sabbioso-granitici, prossimi all’oceano, allevate su parral come vuole la tradizione locale. Clima indiscutibilmente umido, venti costanti, maturazioni lente, a volte stentate. Tradotto in pratica: acidità naturale a bomba, profili aromatici tesi e una salinità che mica si può nascondere.
La vinificazione dell’ Albamarino 2023: niente trucchi & niente inganni
Albamarino 2023 – Albariño 100%, 12,5% vol., acciaio inox, affinamento su fecce fini
Dal punto di vista tecnico, Albamarino 2023 è un vino che rifiuta qualsiasi forma di maquillage e/o enoporcate. Acciaio inox, lieviti rigorosamente indigeni, affinamento sulle fecce fini per dare profondità senza smussare troppo gli spigoli. Nessun legno, nessuna ricerca di volume artificiale, nessuna scorciatoia aromatica.
Ed è proprio qui che l’ Albamarino 2023 inizia a dividere: perché questo non è affatto un vino gentile, anzi. È un vino decisamente nervoso, che preferisce la tensione alla rotondità, la precisione alla larghezza, la coerenza alla facile seduzione.
Il naso: mare vero, mica un deodorante marino…
Al naso Albamarino 2023 non fa piroette inutili. Agrumi netti – lime, pompelmo, limone acerbo – seguiti da frutta bianca croccantosa e subito dopo una nota iodata, salmastra, quasi tagliente, che ricorda più una passeggiata su scogli aguzzi che una spiaggia da catalogo turistico.
Niente profumi esotici pompati, niente frutta tropicale caricata di steroidi. Qui c’è pietra bagnata, aria umida, brezza atlantica. Un naso che non cerca di piacere a tutti, ma che dice chiaramente da dove viene.
Il palato: verticale come e più della Colonna Traiana
L’assaggio è la parte più interessante e spiazzante per chi è abituato a certi bianchi alla “volemose bene tutti”. L’attacco è teso, dritto, affilato, sostenuto da un’acidità pulsante che governa il sorso dall’inizio alla fine. Il centro bocca è snello, asciutto, senza concessioni a morbidezze da “piacione”.
La sapidità è la vera protagonista, quasi dominante, e accompagna una progressione gustativa che non si allarga mai, ma procede in verticale fino a un finale lungo, secco, marino, che pulisce la bocca e esige un altro sorso. Non per gola, ma per riflesso e, diciamocela tutta, per brama.
Questo è un vino che non perdona distrazioni: o lo segui, o ti frega lasciandoti indietro.
Albamarino 2023 – a tavola: alleati giusti o niente!
Albamarino 2023 non è un vino da pasto improvvisato alla buona da universitario fuori sede. Esige piatti coerenti, netti e senza inutili barocchismi. Crudi di mare, ostriche, cozze, vongole, pesce bianco, magari anche cucina giapponese e preparazioni acide e salmastre.
Forse… potrebbe funzionare anche con alcuni piatti vegetali, purché abbiano molta tensione e pulizia. Qualcuno se la sente di provare?
Abbinamenti grassi, dolciastri o troppo speziati? Credo sia meglio evitare. Questo vino non media, taglia.
Conclusione: un Albariño che prende posizione

Albamarino 2023 è un Albariño militante, che rifiuta la comfort zone del mercato e rivendica con orgoglio una visione più severa, più marina, più autentica del bianco galiziano. Non è un vino “facile”, non è un vino per tutti, ed è proprio questo il suo valore.
È la dimostrazione che l’ Albariño, quando smette di fare l’animatore da aperitivo al tramonto, può diventare un interprete serio e credibile del territorio, capace di emozionare chi cerca precisione, tensione e carattere.
Un vino che non chiede consenso incravattato. No.
E che proprio per questo merita grande attenzione.
Bodegas Albamar
Cambados, Galizia (Spagna)
Denominazione: Rías Baixas DO
Vitigno: Albariño
Vino degustato: Albamarino 2023
Fabio Riccio –
Interessato da più di venticinque anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 autore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, Scrive sulla rivista il Cuoco organo ufficiale della FIC, ha scritto sulla guidade le Tavole della Birra de l’Epresso, Su Cucina a Sud, sulla guida Osterie d’Italia Slow Food, su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque gli gusta.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?