Negli anni Sessanta un semplice abbinamento dolce e salato poteva essere considerato una piccola eresia gastronomica. Oggi gli stessi contrasti sono entrati stabilmente nelle abitudini alimentari e nella cucina contemporanea. Questa è la storia di una merenda che, per molti adulti dell’epoca, sembrava semplicemente sbagliata.
Sono nato a Napoli nel 1961, in un contesto di piccola borghesia impiegatizia.
In casa non mancavano televisione, il telefono e quegli elettrodomestici che allora rappresentavano il volto più visibile del boom economico. Pur se appartenevo a un mondo socialmente tutt’altro che arretrato, una delle cose che ricordo meglio della mia infanzia è la valanga di critiche che riuscivo a raccogliere ogni volta che facevo merenda…
Ma, la colpa era tutta mia, forse…
Coltivavo con ostinazione una abitudine che parenti, amici e compagni di scuola consideravano a dir poco discutibile.
Era mia abitudine a merenda di prendere dei semplici cracker salati in superficie e di spalmarli con buona dose di quella che allora (e tutt’ora, credo) era la più celebre crema spalmabile alle nocciole.
Oggi una cosa del genere farebbe sorridere al massimo per nostalgia. All’epoca, invece, dovevo apparire come un sovversivo.
Mi arrivavano addosso strali da ogni direzione, in primis dalle due nonne.
«Ma come ti viene in mente?»
«Che porcheria.»
Quando un abbinamento dolce e salato faceva discutere

«Il dolce con il salato non si può mangiare.»
Ecco: la sentenza era sempre la stessa. Il dolce doveva stare con il dolce. Il salato con il salato. All’epoca un abbinamento dolce e salato era visto con molto sospetto. Fine della discussione.
Io, però, continuavo imperterrito, e non per spirito di ribellione ma semplicemente perché mi piaceva. Il sale del cracker rendeva meno stucchevole la crema. La crema addolciva l’austerità del cracker.
All’epoca non avrei saputo spiegarlo in questi termini, naturalmente. Solo da poco sapevo leggere e scrivere e pensavo soprattutto a fare merenda per poi scendere a giocare a pallone nella piazza sotto casa. Ma, il risultato mi sembrava perfetto.
A pensarci oggi, il problema non era il cracker con la nota crema alle nocciole.
Il problema era che gli adulti amavano e tutt’ora amano classificare il cibo molto più dei bambini.
I bambini assaggiano. Gli adulti giudicano, ma nel loro fondo restano sempre dei “bambini pentiti”.
Eppure, a ben vedere, nemmeno allora le regole erano così rigide come si voleva far credere.
Nella tradizione gastronomica napoletana non mancavano esempi di incontri tra sapori diversi. Basti pensare alla indispensabile uvetta nella pizza di scarola, presenza che nessuno si è mai sognato di contestare. Eppure il mio cracker spalmato di crema alle nocciole pareva aver oltrepassato una misteriosa linea rossa.
Forse perché era un’abitudine nuova, oppure perché era una mia invenzione. O forse semplicemente perché era più facile criticare un bambino che mettere in discussione le proprie convinzioni.
La cosa divertente è che il tempo, come spesso accade, si è preso la sua rivincita.
Negli anni successivi abbiamo assistito a una vera e propria apoteosi dell’incontro tra dolce e salato. Sono arrivati il caramello salato, i formaggi accompagnati da miele e confetture, le riduzioni dolci accanto a preparazioni sapide e una quantità quasi infinita di abbinamenti che un tempo sarebbero sembrati stravaganti.
Perfino l’ananas sulla pizza ciclicamente diventata materia di discussione nazionale, con schiere di sostenitori e detrattori impegnati in una battaglia che sembra non dover finire mai.
Però, quando io spalmavo la crema alle nocciole sui cracker salati, il bravo Gino Sorbillo e le sue future provocazioni gastronomiche appartenevano ancora a una dimensione lontana, sospesa da qualche parte nel platonico mondo delle idee.
Ripensandoci oggi, mi viene da sorridere anche per un’altra cosa.
La celeberrima crema spalmabile già allora era un oggetto del desiderio. Una piccola festa domestica. Un premio. Una coccola. Oggi, almeno a sentire certi dibattiti, sembrerebbe invece il principale responsabile di tutti i mali dell’alimentazione contemporanea.
La verità è che il giudizio sul cibo cambia continuamente.
Cambiano le mode, e cambiano le paure, ma pure le convinzioni.
Quello che ieri era considerato un azzardo oggi diventa una raffinatezza. Quello che ieri era celebrato oggi finisce sul banco degli imputati.
Nel frattempo il gusto continua a fare il suo percorso, spesso ignorando le sentenze.
Non so se quel cracker salato spalmato di crema alle nocciole fosse una genialata o una sciocchezza. So soltanto che mi piaceva allora e che probabilmente mi piacerebbe ancora oggi.
Di una cosa però sono sicuro.
Se domani mi capitasse di rifarlo, non avrei più nessuno pronto a dirmi che il dolce con il salato non si può mangiare. E forse, a pensarci bene, un po’ mi dispiacerebbe.
Non è nemmeno la prima volta che torno su questa strana merenda. Leggi a questo link
Dieci anni fa ne avevo già scritto, ma allora mi interessava soprattutto il ricordo. Oggi mi incuriosisce di più il modo in cui cambiano i giudizi sul cibo.
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Fabio Riccio –
Interessato da più di venticinque anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 autore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, Scrive sulla rivista il Cuoco organo ufficiale della FIC, ha scritto sulla guidade le Tavole della Birra de l’Epresso, Su Cucina a Sud, sulla guida Osterie d’Italia Slow Food, su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque gli gusta.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?