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Il terrorismo gastronomico dell’abbinamento cibo vino

Abbinamento cibo con vino. Esiste una categoria umana convinta che il vino giusto per un piatto debba nascere rigorosamente nel raggio di dodici chilometri dalla cucina che lo produce. Sono gli stessi individui che trasformano una cena in un convegno catastale sul terroir e riescono a parlare di abbinamento gastronomico con l’entusiasmo emotivo di un geometra davanti a una planimetria. 

Spesso, sentendo i tipici “esperti di provincia” disquisire sull’ abbinamento cibo con vino, uno dei loro punti fermi è l’imposizione a ciascuna portata di una corrispondenza geografica granitica, esageratamente territoriale.

Questo fa a pugni con il fatto che la cucina non è una scienza esatta, così come non lo è l’arte di connettere al palato cibo e vino in maniera soddisfacente.

abbinamento cibo con vino

Si: a un certo punto l’abbinamento vino-cibo è diventato una forma (lieve…) di terrorismo psicologico 

Ma… questi autonominati soloni dell’ abbinamento cibo con vino, che si incontrano in ogni dove, è mai possibile che nel loro pontificare non si accorgono di applicare alla lettera il famoso (e deleterio) luogo comune di Pizza, Spaghetti & Mandolino?

Il Ragionier Cocozza e la dittatura del territorio

Parto da questo, perché continuo spesso, troppo spesso a sentire cose molto “gustose” su questo, e non solo sui social…

Giorni addietro, incidentalmente in un negozio di materiale elettrico, tra lampadari e faretti, da uno dei tanti esperti recensori del solito sito di… recensioni online, alias in questo caso il pingue Ragionier Cocozza, localmente molto “chiacchierato” per delle contabilità eufemisticamente definite “allegre”, ho ascoltato delle chicche davvero degne di nota.

abbinamento cibo con vino

Ne elenco alcune.

1 Il baccalà alla vicentina. Secondo il ragioniere, ci si deve bere solo e soltanto Soave, di quale cantina poi rimane poi un mistero. – Che confonda Verona con Vicenza?

2La frittura di pesce. Per il grande critico-recensore- ragioniere o ci si beve la Falanghina, o nulla, meglio l’acqua… – Inutile aggiungere QUALE Falanghina – Un uomo tutto di un pezzo!

3 – Le lasagne. Alzando di molto il limite dell’asticella dei luoghi comuni, il nostro uomo le vede solo con il Lambrusco. Anche qui forse c’è qualche problema…

4 Gran finale per la pizza. Qui il nostro Ragioniere mostra e spande a piene mani la sua cultura, dichiarando con tono solenne a tutti gli astanti che ci si deve bere solo il vino asprigno.

Oddio… quando ancora ero infante, nei ruggenti anni ’60 del secolo scorso, credo di aver ascoltato robe del genere. Il buon ragioniere, avrà mica recuperato manuale del “come diventare un buon intenditore di vino in una settimana” (del 1951) della Settimana INCOM?

Ma… prima di tutto ‘sto asprigno in realtà si chiama Asprinio di Aversa, e non certo lo si trova facilmente al supermercato come afferma lui, secondo… quel che si beve con la pizza lo si decide a seconda di cosa ci si mette sopra.

A questo punto il Ragionier Cocozza ben tronfio nella sua giacchetta un po’ logora, abbandona il negozio felice di avere acquistato una bella quantità di modernissime lampadine a LED per casa sua, logicamente facendosele fatturare per lo studio, e mette fine alla fiera del luogo comune da lui iniziata.

Abbinamento cibo con vino – Quando il terroir diventa superstizione

abbinamento cibo con vino

Per l’amor di Dio… imporre all’ abbinamento cibo con vino un itinerario meramente locale non è scorretto, e nemmeno fuorviante, ma qui siamo arrivati agli assiomi incontrovertibili!

Ma caro ragioniere, e cari signori scriventi sul noto sito di recensioni online etc etc, perché non provate ad andare oltre i luoghi comuni, anzi comunissimi, sfidando contrarietà e croniche perplessità dei vostri pari, e affiancate al cibo qualche vino che nulla ha a che fare con la zona di origine della ricetta?

Non c’è nulla di male!

Quindi, non è per nulla unidea demenziale quella di servire con il baccalà alla vicentina uno Zibibbo di Barraco che arriva dal quel di Marsala, oppure con delle felsinee lasagne un Barranco Oscuro Bo2, un Tempranillo (rosso) spagnolo, vino sublime come pochi altri.

Poi c’è la pizza

Beveteci quel che vi pare, stando solo attenti a quel che c’è sopra…

Per la canonica margherita io cerco (ma non è assolutamente una sentenza) vini bianchi strutturati e dalle note acide marcate, come il magnifico Sophia della cantina Giardino, che è si, un Fiano, ma così diverso e amabile che più duno resta sorpreso…

E, spostandoci sul versante di un inedito situazionismo enologico… e saltellando su e giù per la nostra bell’Italia, chi ci vieta di maritare un piatto di Malloreddus sardi robustamente conditi con un Dolcetto di Dogliani San Fereolo di Nicoletta Bocca?

Mangiare, bere e godere di questo, senza luoghi comuni e deliranti spartiacque è uno dei pochi piaceri rimasti, alla faccia di quelli che vorrebbero imporre anche ai palati scelte autarchiche e verità precostituite, degne solo di un modo di pensare che si pensava sconfitto, ma purtroppo ancora in auge.

Mangiare e bere dovrebbero essere una forma di felicità, non un esame di maturità con il sommelier che ti guarda storto perché hai osato bere un rosso dove il regolamento prevedeva un bianco… Ancora oggi certi abbinamenti cibo/vino vengono spiegati sui social con la stessa profondità emotiva di un tutorial su come montare un mobile IKEA.

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