Una gita sul Po

Una gita sul Po

Di Serena Manzoni

Il Delta del Po, o forse sarebbe meglio dire la Delta del Po, date le suggestioni che questo luogo suggerisce, ti spiazza. Non lo trovi all’inizio, non basta la passeggiata e non basta sentirsi immersi in un paesaggio che all’inizio è soltanto intuizione, devi cercare non cercando, devi lasciarti andare ad un muoversi situazionista.

Prima di tutto perché il territorio è un intrico di acqua e di terra e di qualcosa che non è ne l’una ne l’altra: cannucce, argini e salicornia, i piedi non bastano. Ci vuole un mezzo diverso e una disposizione dell’animo anfibia.

Vi assicuro che non è facile e può portare in certi istanti allo scoramento.

C’è bisogno di navigare per incontrare il fiume, per entrare e uscire dal mare. Fitzcarraldo e Maqroll il gabbiere vengono a galla, il grande fiume mescola inquietudini e depone detriti che cambiano la geografia, anche quella dell’anima.

C’è bisogno di una barca!

una gita sul po motonave albatrosSiamo soltanto alla fine di maggio e la stagione turistica non si può dire ancora cominciata: molte delle escursioni organizzate sono concentrate nei fine settimana e nei giorni festivi e, come se non bastasse, giornate incerte di pioggia e vento rendono la possibilità di fare un giro in barca un po’ complicata. Ma non ci abbattiamo, e confidando in un insperato sole, troviamo una motonave che parte da Porto Garibaldi e, passando dall’Isola dell’Amore, raggiunge i rami del Po di Goro e del Po di Gnocca, con tanto di pranzo a bordo. Niente di avventuroso. In effetti tutt’altro, ma per noi inesperti terragnoli, la navigazione ha già un non so che di esotico e saliamo sulla Motonave Albatros con un umore da bambini che partono per la gita scolastica, in fondo basta così poco per farci contenti…

Sosta all’Isola dell’Amore, i ragazzi e le ragazze di Goro ci andavano per suggellare la loro unione e una volta ritualizzato il passaggio galeotto in questo lembo di terra che si insinua nel mare, le famiglie non potevano che accettare la coppia, sposata dal fiume o dal mare, fate voi.

una gita sul poMa soprattutto ecco il faro: torre romantica che aiuta i naviganti, li avverte di non avvicinarsi troppo alla costa insidiosa di fondali bassi e pericolo. Architetture affascinanti, solitarie come gli conviene, virili.

Dal faro la navigazione si addentra in canali e canaletti, verde di piante pioniere e tamerici, brulicante di uccelli e brulicante di uomini.

Barche, barchette, canne da pesca e reti, retine, reticelle: la perizia dell’uomo artigiano sembra che abbia raggiunto livelli altissimi.

Sono uomini anfibi, hanno confidenza con l’acqua, probabilmente hanno i piedi palmati e probabilmente sorridono un po’ di noi, sulla nostra motonave, con le nostre macchine fotografiche. Il paesaggio nel frattempo si è fatto più selvaggio, anche se fortemente antropizzato, inventato dall’uomo, anche se non lo diresti.

una gita sul poFinalmente giunge l’ora del pranzo.

Io e Fabio siamo un po’ dubbiosi, ma abbiamo appetito, siamo dei bimbi in gita e non ci siamo portati il panino. Il capitano (una bella e sicura ragazza con marcato accento emiliano) si ferma in un canaletto in mezzo alle cannucce, il secondo si mette il grembiule e, dopo un po’ il pranzo è servito! Sorpresa!

E’ tutto incredibilmente buono e gustoso: il risotto con un semplice sugo rosso di pesce è semplice e ghiotto, i chicchi di riso (avrà usato quello famoso coltivato in zona?) sono sodi e in armonia con la suadenza del saporito condimento.

Per secondo l‘immancabile frittura, con e senza spine, con e senza zucchine. Facciamo conoscenza con le acquadelle (o latterino), con gli occhi grandi e il dorso che vira verso il verde, pesce di branco, vive sia in acque dolci che in quelle salate o in quella via di mezzo che sono le foci dei fiumi o le lagune. Un po’ come gli uomini di cui parlavo, con la differenza che questi possiedono anche la solidità della terraferma.

La frittura è ben fatta, fragrante, golosa.

Potrei usare le parole che Fabio a usato per descrivere quella della sagra di Porto Garibaldi.

una gita sul po essiccatoio tabacchiC’è anche il dolce, probabilmente di forno: cibo semplice, casalingo quasi, ma trattato come si conviene, e poi c’è un venticello leggero, il sole, il paesaggio, i colori un po’ sbiaditi dalla salsedine e noi siamo contenti e sazi, un po’ stanchi, come dei bimbi quando la gita sta per finire.

Serena Manzoni

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One Reply to “Una gita sul Po”

  1. Fatto un bel giro sulla motonave Albatros la scorsa settimana.
    Comandate & cuoco stupendi, così come il cibo.
    Paesaggi emozionanti quasi da film, anche un po metafisici direi… quasi da deserto rosso di Antonioni.
    Un pezzo di Italia che non sospettavo esistere.
    Peccato solo per il caldo, gli insetti e un gruppetto di romani caciaroni ai quali non andava bene nulla…
    Bella anche la descrizione letta qui su questo sito.
    Saluti da Alberto e Flavia dalla Sicilia.

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