The God Of Cookery

Di Mimmo Farina,

Normalmente, quando pensiamo alla ristorazione cinese ed orientale, il nostro pensiero va al classico ristorante cinese o, in tempi più recenti ai wok (se preferite “All you can eat”). The God Of Cookery

Eppure nonostante siano gestiti da orientali, in genere questi ristoranti offrono solo una idea di come sia mangiare in stile orientale, questo, ovviamente, senza entrare nel merito di discorsi qualitativi.

Non è, del resto, questo lo scopo della nostra rubrica.

Mi fa invece piacere segnalare, sia come amante del cibo “occidentorientale” sia come cinefilo, alla vostra goduriosa attenzione una commedia di qualche anno fa che, certamente, pochi conoscono.

Il film in questione, infatti, non dovrebbe mai essere arrivato doppiato in Italia. Sapete meglio di me che un film non doppiato, in Italia, è equivalente ad una tomba sommersa dalla sabbia nella Valle dei Re. The God Of Cookery

Solo gli appassionati di cinema hongkonghese ne sono a conoscenza e, da parte loro, questa situazione li rende elitariamente felici.

The God Of Cookery

Tuttavia io sono per la conoscenza e la divulgazione, abbandono quindi la torre d’avorio e vi segnalo, con piacere e divertimento, The God Of Cookery, film del 1996 diretto ed interpretato da Stephen Chow. Chow, uno dei maestri dello slapstick orientale è grosso modo noto nel nostro paese per Shaolin Soccer, film sulla contaminazione tra calcio e kung-fu, putroppo massacrato da inspiegabili tagli e da un doppiaggio che, pur animato da buone intenzioni, ha dato una resa decisamente discutibile.

Stephen Chow

Va detto che doppiare Chow non è semplice, la sua comicità si basa sul nonsense e su modi di dire cantonesi che non sempre sono traducibili in italiano.

Fortunatamente la sua è anche una comicità molto fisica, per cui le gag visive restano e, come ci ha insegnato Chaplin, sono comprensibili dappertutto o quasi.

Tornando al nostro film la trama è piuttosto semplice: Stephen Chow è uno chef saccente ma capace (e qui vengono in mente molti talent…) che vince tutti i concorsi ai quali patecipa.

Diventa quindi il “dio” della cucina fino quando un cuoco rivale lo accusa di imbrogliare e lo umilia in pubblico, distruggendone la reputazione.

Ovviamente Chow, dopo la caduta, si adopererà per la sua rivincita in modo da sfidare il suo nemico e provare al mondo chi sia il vero imperatore della gastronomia.

La pellicola può essere vista anche come una parodia, ante litteram, sui cooking show che oggi, venti anni dopo, hanno colonizzato tutti i palinsesti televisivi, portando lo spettatore prossimo alla saturazione.

Tra i piatti citati nella pellicola, devo dire che non ne ho visto nemmeno uno che normalmente vengono serviti nei ristoranti cinesi che ho frequentato (è una cosa che, per la verità, ho riscontrato anche nella produzione audiovisiva americana.

The God Of Cookery locandinaSembra quasi che i piatti cinesi in Italia siano stati molto adattati ai nostri gusti e comunque non abbiano i fantasiosi nomi che hanno all’estero). The God Of Cookery

A proposito di fantasia, il nostro eroe, assistito dalla simpatica Karen Mok, crea le “Explosive Pissing Beef Balls”, un nome che è tutto un programma per delle speziate polpette.

Polpette che solo un cuoco con il cuore potrebbe preparare per tornare ad essere un Dio della Cucina.

The God Of Cookery

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