Il maiale nero d’Abruzzo venerdì 31 a Villa Maiella

Venerdì 31 gennaio, alle ore 20 a Guardiagrele, ristorante Villa Maiella dello chef stellato Peppino Tinari e famiglia, allevatori in proprio del pregiato suino serata dedicata al maiale nero d’Abruzzo

Menu 45 euro per informazioni, Tel. 0871 809319

maiale nero d’Abruzzo

Villa maiella – La famiglia Tinari al completo
maiale nero d’Abruzzo
Van Gogh – La Guardiana dei porci

Di Jolanda Ferrara

Fino a poco più di un secolo fa’, le razze di maiali che grugnivano nelle porcilaie e nei cortili della penisola si presentavano decisamente più “magri” e con un bel mantello nero.

 

A testimonianza di questo rimangono molti quadri di famosi pittori che, nel riprodurre scene bucoliche, non mancavano mai di raffigurare almeno un maiale, ma sempre rigorosamente nero, a dimostrazione della stretta parentela con i cinghiali selvatici.

 

maiale nero d’AbruzzoSolo dalla seconda metà del 19° secolo, le importazioni di suini di razze selezionate principalmente in Gran Bretagna hanno cambiato il panorama delle porcilaie nostrane, facendo prevalere (anche nell’immaginario visivo collettivo) il rosa come il colore canonico dei suini, esemplificato nella razza “Large White” (e derivate) rese oltremodo famose da cartoni animati e pellicole cinematografiche. Un esemplare suino di "Large White"

Certo, le “nuove” razze d’oltremanica avevano, e ancora ora hanno vantaggi per l’allevatore. In primis la grande rapidità di accrescimento, e il maggior peso raggiungibile rispetto ai loro parenti “neri”.

A svantaggio dei maiali “rosa” c’è a detta di alcuni esperti, una minore qualità gustativa della carne, e in alcuni casi una maggiore quantità di grassi, anche se negli ultimi anni questo fattore (con il migliorare della selezione delle razze è diventato secondario).

maiale nero d’Abruzzo
Paul Gauguin – maiali neri

Così i poveri maiali Italici delle varie razze “nere” tra cui il maiale dei nero Nebrodi, la mora romagnola, la nera di Parma, la nera casertana, il suino nero calabrese, la cinta senese e il maiale nero d’Abruzzo hanno rischiato seriamente l’estinzione non fosse stato per un manipolo di testardi allevatori che, pur tra mille difficoltà hanno avuto il merito di preservare fino al giorno d’oggi queste razze suine.

 

Parlando nello specifico di Abruzzo, il maiale nero sta ritornando una (gradita) presenza nel panorama regionale. Dopo studi, ricerche e una attenta selezione, la razza autoctona abruzzese è tornata finalmente a ripopolare la regione.

La salvaguardia del maiale nero d’Abruzzo, grazie a un protocollo di allevamento rispettoso dell’ambiente, della salute dell’animale è diventa una bella opportunità per il territorio.

 

Il suino nero è anche una opportunità per la vivace gastronomia regionale, e non ultima rende possibile il recupero produttivo di territori incolti nelle zone montane e pedemontane d’Abruzzo, da adibire ad allevamento estensivo in modo tradizionale.

Insomma, il suino nero è, e può essere fonte di economia sostenibile per allevatori, ristoratori e consumatori.

C’è tutto questo nell’interessante progetto per il recupero e la tutela del maiale nero, razza autoctona abruzzese, che vede insieme l’associazione tutela del maiale nero d’Abruzzo, lo Slow Food Abruzzo-Molise e l’associazione regionale allevatori (Ara) nell’accogliere l’approvazione del disciplinare di produzione.

Finalmente una base operativa certa per il suino dal manto nero, per dargli il posto che gli compete sul mercato regionale e nazionale.

La filiera corta, se ben implementata potrebbe assicurare il ritorno dei “veri” sapori di un tempo, il mantenimento di uno standard alto di qualità e la tracciabilità, per tutelare il consumatore dell’autenticità e salubrità delle sue carni.

Attualmente ci sono una cinquantina di scrofe attive e una quindicina di allevamenti equamente distribuiti nelle province di Chieti, Pescara e l’Aquila. E nuovi allevatori sono in procinto di aderire al progetto ” spiega Simone Angelucci, veterinario e presidente dell’associazione tutela del maiale nero d’Abruzzo.

Anche se di nicchia, la produzione del suino autoctono abruzzese è importante perché intrinsecamente legata all’identità del territorio, sottolinea Angelucci, “significa recuperare un pezzo di identità appartenente al territorio delle genti d’Abruzzo“. Il maiale nero, animale prezioso nell’economia domestica contadina in questo lembo di Appennino, è una razza antichissima originaria della Campania già nota ai romani, divenuta poi quasi introvabile dopo l’avvento della suinicoltura industriale.

Per secoli l’Abruzzo ne ha custodito la specie abitante dei querceti, vera ricchezza di ogni famiglia, e presenza fondamentale di riti e tradizioni ancora vive, come nella festa di Sant’Antonio Abate protettore degli animali domestici (17 gennaio).

Oggi, dopo studi, ricerca e attenta selezione, la razza autoctona abruzzese torna a ripopolare la regione” conferma Raffaele Cavallo, presidente Slow Food Abruzzo-Molise.

 E’ proprio al fine di promuovere la conoscenza ed il consumo dei prodotti del maiale nero abruzzese, sono state organizzate serate gastronomiche a tema.

 

A proposito di Jolanda Ferrara

Jolanda Ferrara

One Reply to “Il maiale nero d’Abruzzo venerdì 31 a Villa Maiella”

  1. Ho letto l’articolo di Jolanda Ferrara, sulla riscoperta dei vari suini neri, e in particolare di quello abruzzese.
    Per lavoro il sottoscritto si occupa appunto… di allevamenteo di suini.

    Trovo positivo dal punto della biodiversità che si stiano riscoprendo queste razze “dimenticate” e soppiantate negli ultimi 100 – 150 anni da razze ben più proddutive, come ben spiegato nell’articolo.
    Rimane sempre il dubbio che dal punto di vista organolettico le carni delle varie “razze suine nere” siano davvero migliori e più sane, e che il tutto non sia una semplice moda più o meno passeggera.
    Nel mondo “suinicolo” negli ultimi 20 anni le cose sono un po’ cambiate.

    Nella maggioranza degli allevamenti, ora si trovano più che altro maiali di razze selezionate principalmente per la salubrità delle carni e per la capacità di fornire un prodotto finale, che se ben lavorato, gustativamente ha molto da offrire.
    Se il tutto lo si esamina nell’ottica di avere un animale molto resistente (le varie razze nere hanno tutte la caratteristica di essere molto “rustiche” e quasi selvatiche) che può diventare fonte di reddito per il recupero di territori a vario titolo “marginali”, allora mi trova d’accordo.
    Se poi si vuole trasformare il recupero dei suini neri a una ennesima tendenza di “quando i mulini erano bianchi” non mi trova d’accordo.
    Grazie per l’ospitalità concessami su questo sito!

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