Bolle e Bollicine Abruzzesi al brindisi di capodanno

di Jolanda Ferrara

La mezzanotte di benvenuto al 2014 si annuncia briosa con la piacevole novità di bolle e bollicine abruzzesi. La scelta per il sempre più vasto e esercito di amanti delle bollicine è ormai ampia e articolata.

E sarà anche per l’offerta, ancora dai piccoli numeri, ma qualitativamente interessante, variegata e a prezzi concorrenziale con i più titolati prodotti che arrivano dal nord. Sta di fatto che tanti saranno quelli che brinderanno con l’Abruzzo nel calice. «Nei momenti di crisi c’è bisogno di messaggi positivi. Sono doppiamente felice la scelta di molte cantine abruzzesi di puntare sullo

Bollicine Abruzzesi
Vittorio Festa

spumante» conferma l’enologo pescarese Vittorio Festa, consulente tecnico di varie aziende non solo abruzzesi, in queste settimane indaffaratissime nel presentare le nuove bollicine, prodotti innovativi che arricchiscono la gamma aziendale e vanno a posizionarsi in una per ora piccola fetta di mercato ma «tutta da conquistare», forti di un’identità territoriale caratterizzata da mille sfaccettature geoclimatiche.

Un vanto tutto abruzzese su cui fare leva nel racconto in bottiglia di vitigni, uomini e territorio. «E’ la nostra risposta decisa e concreta al protagonismo delle varietà internazionali più conosciute che imperversano sul mercato» afferma convinto Valentino Di Campli, presidente di Eredi Legonziano (Lanciano), 36cantina leader in Abruzzo nel progetto di spumantizzare uve autoctone cococciola, pecorino, passerina e montepulciano d’Abruzzo vinificate in bianco, provenienti dai vigneti di proprietà nel territorio frentano (400 ettari, oltre 250 soci in forza alla cantina cooperativa sorta sul finire anni ’60). «Per decenni i vini abruzzesi hanno preso la via del nord diretti verso aziende imbottigliatrici italiane ed estere che li hanno utilizzati anonimamente nella spumantizzazione» puntualizza Di Campli. «Da questo presupposto si è avviata un’esperienza tutta abruzzese con l’obiettivo di proporre un prodotto di qualità garantita e assoluta eccellenza: spumanti e vini abruzzesi hanno tutte le carte in regola per affermarsi sui mercati nazionali ed esteri».

Ecco allora in prima battuta sul mercato regionale, il “36” Abruzzo Doc, primo spumante abruzzese da metodo classico e a denominazione di origine controllata affinato per 36 mesi in bottiglia “sur lie”, a contatto con lieviti rigorosamente indigeni secondo il disciplinare della nuova doc Abruzzo.

Filiera interamente abruzzese, caratteristica che lo rende unico nel panorama dei vini spumantizzati inseriti in listino dalle cantine abruzzesi. Nella normalità dei casi infatti l’elaborazione del prodotto avviene fuori regione. Presa di spuma e imbottigliamento in azienda, ovvero filiera cento per cento Abruzzo, caratterizzano le bollicine prodotte da aziende come Chiarieri (prima a partire con la spumatizzazione di uva pecorino nel 2009), Terzini e la già citata Eredi Legonziano, che affiancano in listino estremizzazioni del metodo charmat partendo da vitigni autoctoni, in primis la “nervosa e irruenta” cococciola, «più grasso e più strutturata di un prosecco» per dirla con Alessandro Bocchetti.

Un gradino più in alto figurano bolle e bollicine elaborate con metodo classico, o champenoise, stile di vinificazione espresso da un pò tutto il territorio abruzzese (Illuminati, Faraone, Marramiero, Chiusa Grande, Marchesi De’ Cordano, Di Sipio).

Santagiusta Metodo Classico

Tra i prodotti spicca per originalità il Santagiusta metodo classico, primo spumante a base pinot nero prodotto in Abruzzo da Marchesi De’ Cordano, che ha debuttato venerdì 13 dicembre (ore 13!) nella tecnologica cantina di Loreto Aprutino.

Santagiusta Metodo Classico
Adriana Tronca

Frutto della solidale collaborazione con l’azienda agricola aquilana Vigna di More, condotta con eroismo e cura tutta femminile da Adriana Tronca in pieno parco Sirente Velino. Settecento metri di altitudine nell’incontaminata valle del Medio Aterno, viticoltura di montagna e un sogno da realizzare «per amore del territorio»: dove non matura il Montepulciano è possibile fare un altro tipo di vino. «Produrre spumante di qualità in un territorio come l’Abruzzo tradizionalmente votato alla vinificazione in rosso, è una scommessa e una sfida. Le condizioni pedoclimatiche uniche del pendio Lamata a Tione degli Abruzzi, cru d’elezione per il pinot nero, regalano mineralità e struttura al vino» dichiara Francesco D’Onofrio, giovane e intraprendente titolare di Marchesi de’ Cordano. «Oggi il mercato è saturo» rileva «e questa etichetta va a scardinare altri posti occupati sugli scaffali da prodotti omologati. Il Santagiusta è uno spumante alternativo per un consumatore curioso ed evoluto»; appena tremila le bottiglie prodotte, riservate alla ristorazione di alta qualità ed enoteche specializzate. Il canale enoteca è lo sbocco naturale anche per il primo spumante biologico abruzzese, D’Eus (Chiusa Grande), vinificazione blanc de noir e rosé partendo da vitigni indigeni come montepulciano d’Abruzzo e pecorino. «Grande richiesta in particolare per il rosé, una sorpresa prima di tutto per noi. A fine gennaio il lancio nazionale partendo da Milano» dichiara il

Franco D'Eusanio
Franco D’eusanio

produttore-vinosofo Franco D’Eusanio. «Siamo ai primi posti sulle guide nazionali e internazionali, da un anno all’altro un salto di qualità notevole» conferma Domenico Terzini, titolare col fratello Roberto dell’azienda di famiglia a Tocco da Casauria, da appena tre anni sul mercato, un totale di 200mila bottiglie prodotte. «Tutto sta nel far conoscere il prodotto con il giusto compromesso qualità-prezzo. Una strategia di marketing che può giocare a favore se la filiera è interna. Noi curiamo direttamente produzione, trasformazione e vendita. Lo spumante non è una moda, i nostri vini hanno personalità propria» concludono i fratelli Terzini «nel nostro progetto il legame col territorio è tutto: quest’anno presentiamo due prodotti 100% Abruzzo: rosé interamente da montepulciano d’Abruzzo, brut da trebbiano e cococciola. E il prossimo spumante sarà elaborato su lieviti autoctoni per offrire un prodotto di maggiore qualità».

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