Birra Abruzzo e fantasia

Birra abruzzo e fantasia

Di Jolanda Ferrara

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     Luigi Recchiuti e Loreto Lamolinara

Qualità delle materie prime e fantasia nel dare personalità alla birra. E’ tutta lì la differenza: solo la fantasia può distinguerci da tutte le altre birre presenti sul mercato mondiale. La sintesi – e il prezioso monito ai tanti nuovi adepti che si affacciano sull’universo multiforme della birra artigianale – è di Luigi Recchiuti, titolare di Opperbacco, birrificio artigianale leader a valle del Gran Sasso teramano, cresciuto nell’ultimo anno del 40% in fatturato. Con Jurij Ferri, primo in assoluto in Abruzzo ad aprire la strada alla birra artigianale in quel di Spoltore (birrificio Almond’22), Recchiuti rappresenta a buon diritto il meglio del nuovo made in Abruzzo che risponde creativamente alla crisi.

Agronomo ed ex rappresentante per la Monsanto, Recchiuti si è “inventato” quindici anni fa il suo futuro, iniziando a fare birra in casa informandosi sul web. Prima di dare il via all’apprezzato birrificio l’apertura, dieci anni fa, dell’originale Agripub tra le colline di Notaresco e l’avvio dell’importazione di birre europee creando con il collega Loreto Lamolinara una società di distribuzione di birre artigianali. Quindi l’avvio dell’ormai famoso Festival delle Birre Artigianali nel borgo incantato di Castellalto, il festival più bello nel suo genere e il più longevo, importante appuntamento nel Centro Italia per varietà e qualità delle birre proposte. Negli anni – quella appena conclusa è stata l’ottava edizione: sette giorni di birre artigianali selezionate, oltre 150 etichette, più di 30mila visitatori, 5mila per sera – il festival teramano ha contribuito moltissimo alla divulgazione nei punti di spillatura delle birre servite, frutto di una selezione mondiale; operazione culturale che l’associazione Gambrinus (presieduta da Massimiliano Timoteo, con Recchiuti e Lamolinara partners) persegue costantemente con degustazioni, seminari e cotte pubbliche ad opera di mastri birrai, giornalisti, homebrewers selezionati.

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    Jurij Ferri

Un “movimento” che conta circa ventimila appassionati in Italia, diverse centinaia in Abruzzo. La maggior parte dei birrai abruzzesi dell’ultima generazione ha iniziato così, trasmettendosi saperi ed esperienze da uomo a uomo.
Con Jurij Ferri e Luigi Recchiuti facciamo il punto su quella che tra le eccellenza dell’agrolimentare abruzzese sta letteralmente esplodendo come “fenomeno”. Un settore in forte fermento, per l’appunto, che non conosce crisi: l’Abruzzo è tra le regioni più importanti del Centro Sud per numero di impianti e qualità delle birre artigianali prodotte. Seppure nicchia del mercato nazionale – l’1,5%: in pratica su cento bottiglie di birra una e mezza è artigianale – l’Abruzzo figura tra le primissime regioni italiane per numero di birrifici artigiani in rapporto alla popolazione. Con realtà in forte ascesa a livello nazionale come il Maiella di Casoli, Anbra Anonima brasseria aquilana, Grignè di Corropoli (primo birrificio agricolo abruzzese), San Giovanni a Roseto, Desmond a Cavaticchio di Spoltore (premio Unionbirrai italiana quest’anno nella categoria Italian Kolsh), Terre d’Acquaviva ad Atri. Attualmente se ne contano tredici e nel corso dell’anno arriveranno alla ventina. Dai cento ettolitri prodotti unicamente da Almond’22 cinque anni fa, si è passati ai seimila complessivamente prodotti oggi, con una penetrazione di mercato triplicata in pochi anni.

Una crescita vertiginosa, dall’indotto pari a sei milioni di euro, quello della birra artigianale abruzzese. “Crescendo con questo ritmo” affermano i due apprezzatissimi mastrobirrai abruzzesi “nel giro di cinque anni crescerà anche il turismo della birra italiana, come ora accade per la birra belga e per quella tedesca, esempio per tutti l’Oktoberfest di Monaco. La birra sposta le persone, crea turismo, come il vino”.
Merito della bravura dei birrai e della biodiversità degli ingredienti utilizzati per personalizzare – e impreziosire – il prodotto finale: acqua e miele delle montagne abruzzesi, erbe, cereali, perfino zafferano e mosto di uva montepulciano. La birra artigianale è territorio, insomma. E l’obiettivo è arrivare ad utilizzare materie prime tipiche, sostiene Jurij Ferri, mastrobirraio in continua evoluzione. “A Spoltore produciamo le nostre birre con l’acqua dalla cascata del Vitello d’Oro di Farindola, non trattiamo nè filtriamo l’acqua, essendo cosi com’è perfetta per le nostre birre. Proprio a Spoltore in passato esisteva un distretto importante di malto che andrebbe recuperato, e andrebbe rimesso a coltura anche il luppolo. Così il prodotto birra potrebbe fare il paio con il concetto di identità del territorio, come lo è per il vino e l’olio. Dici birra artigianale italiana e sei nel “Movimento”

Balzare all’attenzione della ristorazione di qualità,  dar vita a nuovi percorsi del gusto rivalutando il rapporto col cibo, e rilanciare l’economia regionale. Per quanto nicchia di mercato, e comunque con un indotto pari a 6 milioni di euro, la birra artigianale abruzzese sta portando lustro alla regione con sempre nuovi premi e riconoscimenti, il problema è l’enorme peso fiscale sulla piccola imprenditoria”. “Quest’anno il nostro fatturato è aumentato nei primi sei mesi del 25% rispetto allo scorso anno, la richiesta è forte” continua Jurij “Nella nostra squadra di lavoro attualmente siamo in cinque, prevediamo di assumere un altro collaboratore con l’imminente apertura del nuovo birrificio, arriveremo a dieci unità nei prossimi tre-quattro anni”. Ferri, nato a Stoccolma (nel 1969) da madre svedese e padre abruzzese di Pianella, sta per fare il salto che i numeri ormai gli impongono: dal 2003 a oggi la sua produzione è cresciuta del 2000%, da 7mila e circa 140mila litri di birra prodotta. Dieci tipologie, puntualmente premiate nelle guide di settore. Per la Almond’22 i 110metri quadri sul belvedere di Spoltore sono diventati troppo stretti: Di sabato pomeriggio, unico momento della settimana riservato alla vendita diretta, è come andare alla mecca, arrivano anche da altre regioni. Da settembre il birrificio esporterà anche in Giappone; attualmente il 75% della produzione è destinata al mercato italiano, il resto va in Scandinavia, Stati Uniti, Svizzera.

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     Valeria Saraceni

E si scopre che proprio in Abruzzo la  (minima) componente femminile è ben rappresentata nel movimento degli homebrewer.  Il primato di “donna della birra” è di Valeria Saraceni, pescarese, anni 44, moglie di Jurij Ferri, che modestamente si definisce “il suo birraio”. E’ lei titolare e amministratore della società Almond’22. “Abbiamo iniziato a fare birra in casa nel ’99, oltre a liquori, marmellate, salumi.  Così” racconta Jurij “Valeria mi ha convinto ad aprire il birrificio e non un ristorante, che resta comunque il mio pallino per la possibilità di sperimentare abbinamenti innovativi birra & cucina. Li affideremo a chef preparati in materia, sarà tra i maggiori motivi di richiamo del nuovo birrificio che stiamo allestendo nel verde di Remartello, territorio di Loreto Aprutino“. Un progetto a basso impatto ambientale, concepito come  birrificio e laboratorio aperto al pubblico, una “public house” stile nordeuropeo su 700metri quadrati a disposizione, la cui apertura è prevista per l’estate prossima.

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Melania Chiappini

Altre donne birraie all’orizzonte sono Melania Chiappini (birrificio Golden Rose, Pianella), tra i primi produttori di birra agricola abruzzese – ossia prodotta con materie prime coltivate e lavorate all’interno dell’azienda – messasi in luce a Culinaria 2013 con la rossa Valenty e la nera Black Maya, e premiata con l’Oscar Green a giugno da Coldiretti Giovani Impresa. C’è anche Debora Franceschini, quarantenne di Chieti e allieva di Jurij,  prossima ad aprire il suo punto birra a Caramanico. A Pescara Maria Vittoria Leardi, oggi degustatrice professionista di birra e formatrice di settore, coinvolta con il resto della famiglia, i fratelli Marco e Gianni e la cognata Alessandra, costretti dai tempi di crisi a cercare oltre il lavoro che avevano e ora, a poco più di un anno dall’ingresso nel mondo della birra artigianale, indaffaratissimi nell’allestimento del più ampio locale degustazione in cui andranno a trasferirsi, e a spillare la loro richiestissima birra (birra Leardi) nelle varie manifestazioni in cui sono presenti. E ricercati.

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Maria Vittoria Leardi

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