Il Villard blanc – storia di un enocidio…

Di Fabio Riccio,

Ho un amico vignaiolo.

Non imbottiglia, e non ha nessuna intenzione di farlo, conferisce le sue uve a terzi.

Però, a ogni vendemmia si diverte nel suo garage con delle micro-micro-micro vinificazioni.

In vigna ha in prevalenza Sangiovese, Montepulciano Trebbiano, Pinot grigio, Chardonnay, Bombino e qualche filare di altri vitigni minori che alleva per pura affezione…

Non è azienda biologica, ne’ biodinamica.

villard blanc torchioPerò, le vinificazioni le fa per bene, e almeno in cantina (garage…) nei contenitori c’è solo succo d’uva fermentato uscito dal suo torchietto personale, al quale non aggiunge nulla, se non qualche grammo di SO2, se necessario.

Fin qui tutto normale…

Un bel giorno l’amico mi invita ad assaggiare un altro dei sui “bianchi da garage”.

Limpido e dal bel colore paglierino anche se non filtrato, già dal primo sorso mi meraviglia per il carico di profumi intensi e persistenti, con note che mi ricordano un po’ il vegetale di certi Sauvignon.

La sensazioni piacevoli seguitano anche in bocca, dove la morbidezza prevale sulla citricità e la sapidità, che è percepibile e piacevole.

Anche in questo caso la persistenza è lunga, con un bel ritorno del fruttato vegetale.

Sentori forse basici, ma decisamente equilibrati e intriganti.

Difetti, zero assoluto.

villard blanc tinoUn bel vino che non sfigurerebbe imbottigliato.

Chiedo all’amico che “roba” mi ha fatto bere.

Lui mi risponde: hai bevuto un Villard, quelle poche viti che ho non le conferisco e le lascio lì in ricordo di mio padre… perchè probabilmente le ha piantate lui

Resto perplesso, il nome Villard mi rammenta qualcosa, ma non ricordo…

Poi l’illuminazione…

Il mio amico, persona attenta, tempo addietro aveva notato in vigna che alcune viti di bianco (che non sapeva bene cosa fossero), avevano l’interessante particolarità di non aver bisogno di nessun tipo di trattamento per venire su bene.

Solo terra acqua e sole, e i grappoli belli & abbondanti venivano su che era un piacere.

Quasi il sogno di ogni vignaiolo…

Come questa uva “senza nome fosse arrivata nei suoi terreni non lo sapeva con certezza, ma lo intuiva.

Probabilmente, suo padre che proveniva da un’altra regione d’Italia, più di mezzo secolo addietro, si era portato dietro da casa qualche barbatella da piantare nel suo nuovo domicilio.

Chissà…

La cosa non è nuova.

Fin dalla notte dei tempi gli esseri umani nelle loro migrazioni si son portati dietro le loro uve…

Restava il mistero di che vitigno fosse.

Così, un bel giorno l’amico porta ad esaminare al suo laboratorio di fiducia un campione di queste viti misteriose.

Arriva l’esito dell’esame del DNA.

Sentenza: con assoluta certezza è del Villard blanc.

Un vero e proprio ritrovamento di “modernariato enologico”!

Ecco… l’amico, mi ha fatto provare del Villard blanc in purezza, ha sotto le mani una vera e propria chicca!

Cari lettori vi sfido: chi di voi lettori ha mai gustato un calice di Villard blanc?

Io l’ho fatto!

villard blanc grappoloCerco di saperne di più, ma dalle ricerche su internet in Italiano esce poco, se non che il Villard è un ibrido (non di laboratorio) selezionato in periodo pre e post filossera proprio per la sua resistenza ad attacchi di parassiti e malattie.

Un tempo il Villard blanc era un vitigno presente anche in Italia, da nord a sud, poi a parte qualche vigna in veneto, se ne sono perse notizie.

Spulcio il registro nazionale delle varietà di vite, ma anche qui del Villard di ogni colore non c’è traccia.

Quindi, legalmente dal Villard non si può fare vino…

Provo a ripetere le ricerche in Inglese, e qui invece mi si apre un mondo…

Ripulendo il tutto dalle omonimie di ogni genere, con mia sorpresa scopro che il Villard blanc e il Villard noir erano vitigni diffusissimi in Francia, (e non solo) proprio per la loro resistenza a malattie e attacchi, ma anche perché pare che queste viti pare fossero molto produttive, dando ottimi vini dal ventaglio sensoriale vasto e multiforme.

villard blanc leafNonostante questo, a inizio anni ‘70 del secolo scorso inizia il declino, rapido, rapidissimo.

Il Villard scompare in pochi anni dal panorama enologico.

Le cause?

In Francia all’epoca c’era una sovrapproduzione di vino, e tanti e tanti ettolitri finivano alla distillazione obbligatoria (vi ricorda qualcosa qui in Italia?).

Così, le autorità di Parigi per mettere una pezza alla situazione, cercarono un capro espiatorio, e lo trovarono nelle varietà ibride, guarda caso quelle in genere più resistenti agli attacchi di parassiti e malattie, e che non necessitavano di trattamenti chimici in vigna…

Vabbè…

A questo punto, prima gradualmente, poi con veri e propri colpi di mano, dai ministeri parigini fioccarono decreti (e premi…) per favorire l’espianto e la sostituzione delle vigne di ibridi (come il Villard blanc e altri) con altri vitigni “più nobili” nel tentativo di riequilibrare il mercato.

Poi, per completare “l’opera” dagli anni ‘80 il povero Villard e tutti gli altri ibridi sopravvissuti, furono prima esclusi dalla possibilità di essere usati per produrre vini “AOC”, denominazione più o meno assimilabile alla nostra “DOC”, poi, insieme agli altri ibridi, proibiti del tutto nei nuovi impianti.

Da notizie reperite in rete, pare che dopo questa ondata di furia enoclasta il Villard blanc oltralpe sia completamente scomparso.

Una sorta di enocidio.

Le conclusioni le lascio ai lettori…

villard blanc antonioPer personale esperienza e assaggio (e in vigna per quella del mio amico viticoltore…) il vino da garage di uve Villard blanc è ottimo, e nettamente superiore per corredo sensoriale e caratteristiche a tanti altri “vinetti” fatti da vitigni territoriali alquanto scialbi.

Chissà… guarda caso, perché proprio sui vitigni più naturalmente resistenti a malattie, muffe e affini si è abbattuta la scure dei legislatori d’oltralpe?

Non è che qualcuno aveva interesse alla cosa?

Ecco: cui prodest?

P.S. Il Villard, anche se eradicato in Francia, oltre che nella vigna del mio amico, pare che resista residualmente in qualche angolino anche in Veneto, e in limitate zone dell’est degli Stati Uniti.

P.S. 2 Visto che da anni si cercano e selezionano vitigni con naturale resistenza a malattie e affini, per limitare l’uso della chimica di sintesi in vigna, perché non riscoprire il Villard?

Il Villard è vivo e lotta con noi.

Evviva!

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio - Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale. Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d'Italia de l'Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l'Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d'Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L'Espresso, e quando capita scrive di cibo un po' ovunque. Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it - basta questo?

3 Replies to “Il Villard blanc – storia di un enocidio…”

  1. Il Villard Blanc lo piantò mio nonno in riva alla Piave, in Località Madorbo a Cimadolmo (TV), in mezzo al Clinto.
    Con mio padre ho fatto delle piantine con i tralci delle vecchie viti circa dieci anni fa. Ora produco circa 4 hl. di Villard Blanc. Vino eccezzionale.
    Di Villard noir ho 40 piante, ma non l’ho mai vinificato in purezza. Oltre a questi due vitigni sto riproducendo il Bacò, ottimo vino, il Seibel, Clinto Nero e Bianco e il Noah (Fragola Bianca).
    Facebook: Azienda Agricola Madorbo.

  2. Abito in un paese in provincia di Bologna, in collina.
    Mio Zio paterno ha una piccola vigna di viti vecchie di più di 40 anni di Villard.
    Il vino lo fa solo per se e gli amici.
    Posso solo confermare chi il vino che si fa con il Villard è molto buono, e che da sempre lo zio non fa nessun trattamento alla vigna, e non ha mai avuto problemi, anche negli anni peggiori.
    Pur da non esperto, credo anche io che questa uva dia molto fastidio, per questo la hanno vietata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*