Trenta euro buttati – tutta colpa di Barilotto

Trenta euro buttati

Di Fabio Riccio

Era quasi due anni che se ne stava buonino buonino…

Parliamo di Barilotto, impiegato tecnico-amministrativo di 28° livello della megaditta personaggio fisicamente dalle fattezze cuboidali, causa larghezza e altezza che in lui sono crudelmente simili.

Vedi anche http://www.gastrodelirio.it/fabio-riccio/barilotto/2013/07/

barilotto
              Barilotto

Barilotto e la sua cortese consorte, detta la iena per la sua affabilità, per anni sono stati i promotori delle più agghiaccianti cene aziendali, sempre e comunque nei peggiori locali della città (vedi Gigino il lercio etc etc).

Dopo un inspiegabile silenzio di quasi due anni senza neanche una occasione social-ristoratoria organizzata (neanche un misero aperitivo al Bar…), i soliti “ben informati” iniziavano a sussurrare che Barilotto si fosse disinteressato al cibo perché impegnatissimo in una liaison clandestina con la signora Giorgina dell’ufficio gestione affari impropri.

Ma… un bel mattino Barilotto (forse…) per smentire le illazioni, sorprende tutti e annuncia: gente: giovedì prossimo cena aziendale – è tutto già definito, solo 30 euro per chi mangia carne, e 35 per chi preferisce il pesce, intervenite tutti, perché si va al Coccodron un posto meraviglioso in riva al mare – c’è persino la piscina e il “deposito bimbi con tanto di maestra disoccupata (compresa nel prezzo) per chi non vuole i pargoli tra i piedi, meglio di così…

Neanche il tempo di dir questo, che già l’ingresso della megaditta era tappezzato di decine di locandine fotocopiate (a scrocco) che segnalavano il fausto evento.

Angoscia e terrore si impadronirono della megaditta.

L’incubo ritornava.

Barilotto. Esimersi da occasioni come questa poteva costar caro, almeno in termini di relazioni con i colleghi e i superiori del cosiddetto “cerchio magico” di Barilotto, proprio quelli che il grande Totò avrebbe definito “caporali” (non uomini…)

Ragion per cui, in poche ore la quasi totalità della forza lavoro della megaditta aderì all’invito.

Il Coccodron una modaiola colata di cemento fin quasi nel mare.

Il Coccodron: ristorante, pizzeria, enoteca, pizzicheria, albergo, birreria, pub, discoteca, residence, e anche asilo infantile… con in più il bonus della piscina a 15 metri dal mare…

trenta euro buttatiOra, a parte che non ho mai ben afferrato fino in fondo l’utilità di una piscina in riva al mare, neanche il Coccodron fosse sulle rive dellOrinoco popolato di piraña invece che sul mite e rassicurante adriatico, rimaneva l’arcano sul perchè Barilotto avesse deciso di far spendere a se se stesso, e alle sue vittime, una cifra ben maggiore di quanto era il suo solito budget, cioè meno di 20 euro a cranio.

Che fosse l’influsso della signora Giorgina, nota per essere una spendacciona fashion-addict amante del lusso e delle cose (presunte…) eleganti nonostante rassomigliasse più a una carampana in disfacimento che a una donna appetibile dal genere maschile?

Sia come sia, arriva il fatale giovedì.

Il Coccodron ha svariate sale, e il gruppone della megaditta (una quarantina e più di anime) è fatto accomodare in una sala con una tavolata a “L”.

Sala tutta virata sul bianco.

Pavimento imbarazzantemente lucido, orride stampe alle pareti, divanetti spacca-spina-dorsale e sedie così così, il tutto in inappuntabile stile post-Maria-de-Filippi.…

Logicamente il benvenuto invece di un cameriere lo regala l’immancabile megatelevisore da 185 pollici, berciante video musicali sulla parete più grande. Già butta male…

Superato lo scoglio dei saluti, arriva il delicatissimo momento di come posizionarsi ai tavoli…

Qualche incertezza, ma poi Barilotto da par suo, risolve il tutto evidenziando la non conoscenza e il non uso del calendario, giuliano o gregoriano esso sia.

Per inciso, tutto questo accade a inizio estate del 2015 dell’era volgare.

Il buon Barilotto, infischiandosene di anni e anni di evoluzione del costume e di conquiste sulla parità dei sessi, dopo contorcimenti e false partenze, sistema a forza i partecipanti proprio come era uso negli anni ’50 del secolo scorso, cioè con gli uomini rigorosamente tutti da una parte, e le donne dall’altra.

«Così noi uomini possiamo parlare liberamente di calcio e di cose maschili (ma quali??)…»

Questa… è la risposta di un raggiante Barilotto, a chi timidamente gli fa notare l’evidente anacronismo della cosa.

Agghiacciante.

trenta euro buttati

Chissà come la pensa l’attuale pontefice su questo, suppongo non come Barilotto.

Ma il peggio del peggio lo combinano le signore & signorine presenti.

Maritate o meno, con sincero entusiasmo avallano la divisione per genere a tavola.

Barilotto ha vinto su tutti i fronti.

Barilotto ha riconquistato il suo ruolo.

Barilotto sprizza gioia da tutti i pori.

Neanche nel lontano anno scolastico 1965/1966 nell’asilo infantile “Ore Gaie” di Via Tansillo 54/G avevo mai visto una cosa del genere.

La mia compianta maestra Gina, non avrebbe mai permesso una cosa del genere.

Si era più “avanti” negli anni ’60 del secolo scorso?

Temo di si.

Della signorina Giorgina, nessuna traccia, è una delle poche assenti.

Le illazioni aumentano.

La iena invece c’è, purtroppo.

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Fiammiferi Minerva

Tra frizzi & lazzi da dopolavoro, arriva il momento dell’aperitivo – il solito calicetto di pseudo-prosecco solfitato peggio di un minerva (fiammifero…) e con un perlage che per dimensione delle bolle (non bollicine) neanche l’idrolitina può vantare.

Però, a dispetto di questo, tutti brindano alla salute e agli affari megaditta, anche gli astemi…

Consumo totale: due bottiglie per 40 persone. Circa 37,50 cc a testa.

A questo punto si dovrebbe raccontare della cena, ma raccontare quello che è letteralmente stato un furto, è difficile. Un furto si: trenta euro buttati.

Meglio un elenco.

  • Antipasto – Prosciutto & melone.

    Per meglio dire… tre fettine di prosciutto di ignota stirpe, grosse, sbilenche e salatissime, a celare due patite fette di melone bianco (non quello retato) che avrebbero fatto esclamare a un ex magistrato molisano, ora novello Cincinnato, un bel… ma che c’azzecca??

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  • Primo – Cavatelli al ragù.

    Pasta quasi fredda. A qualcuno proprio gelida. Vabbè, siamo in estate. Il ragù è un banalissimo sugo con relitti di carne – i cavatelli hanno un formato “a fantasia”.

    Ancora peggio le porzioni. Diseguali, mutevoli, in inglese “random”. La signora Ferrari dell’ufficio cose pignorate riceve il piatto più misero e si ritrova nel piatto 16 cavatelli e tre pezzi di carne, mentre il dottor Palombo dell’ufficio raccomandazioni & prevaricazioni, forse in virtù del suo essere un dirigente, riceve ben 39 cavatelli e 7 pezzettini carne. Per gli altri, dosi differenti.

  • I camerieri. I più cordiali tra loro sono scorbutici, e servono prima chi gli pare a loro, anche con rischiosi transiti lungitudinali del braccio tra un lato e l’altro della tavola, infischiandosene di chi è seduto.

  • Il secondoArista di maiale. In realtà una sorta di arrotolato, malamente riscaldato e farcito di una frittata in alcuni angoli verdolina. Due sottili fettine per porzione, insieme a ben 5 fettine di patate al forno a testa.

  • Il dolce – Niente dolce – c’è un piattino con una sperduta fettina di Kiwi, una di arancia, due tocchetti di cocomero e un trancio di melone retato, il tutto adornato da un filo di topping all’amarena che fa tanto scena. Ma tutto questo, che c’azzecca con il dolce??

  • Bevande – L’acqua per fortuna c’è, il vino pure, ingiusto dire il contrario. Ma… il vino è mediocre per non dir peggio, e fa nulla che un noto sommelier nazionale abbia definito qualche anno fa uno dei vini di questa cantina il migliore mai assaggiato della sua categoria. Una evidente marchetta, giornalisticamente parlando. Sia come sia, è una pura sciacquatura di tino, senza storia, ma dalla bella etichetta

Fine.

Per 30 euro posso mangiare meglio, in zona e altrove.

Per 30 euro pretendo qualcosa di più.

Davvero trenta euro buttati.

La Iena è silente, forse la cena gli è pure piaciuta, chissà.

Barilotto idem.

Il resto della tavolata annuisce, per molti di loro è stata una bella serata.

L’occasione per sfoggiare il vestito buono, il tacco 12 e la camicetta firmata finta stazzonata casual.

Per gli uomini lo stesso.

Qualcuno mugugna, ma forse non per la cena.

La prossima volta si torna da Gigino il Lercio?

Almeno li per la metà del prezzo si riempiono i piatti, di cosa in realtà non si sa, ma li riempiono…

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio –
Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l’Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d’Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?

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