Salina Bianco Hauner

Di Fabio Riccio,                        

Dunque dunque…

Prima di scrivere questo post sono stato molto, ma molto titubante.

Cuore, ragione e “ideologia” dentro di me si azzuffavano, e di brutto anche.

Però, come quasi sempre, ha prevalso il cuore.

Chi segue Gastrodelirio quasi certamente conosce la nostra predilezione, anzi: i ferrei paletti verso lo sfumato e mai ben delineato nei suoi confini, universo dei “vini naturali” (virgolette d’obbligo).

Salina Bianco Hauner etichetta frontePerò, però, però… e pur dopo attente ricerche tra carta stampata e rete, non sono ancora riuscito a comprendere se questo piccolo, e oramai storico produttore, alias Carlo Hauner può essere lo si può considerare un produttore di “vino naturale”.

Sinceramente non lo so – di sicuro non spetta a me dirlo o formalizzarlo.

I suoi vini però mi sono sempre piaciuti, questa è la cosa più importante. Stop.

Nel mondo del vino naturale le sfumature di grigio sono tantissime (mica solo 50!), e così indagando bene, talvolta e con rammarico, si finisce con lo scoprire che molti produttori che sbandierano la loro “naturalità” non si fanno poi problemi ad usare lieviti selezionati e altre acrobazie da cantina, che oltretutto candidamente dichiarano a chiare lettere nelle schede tecniche dei loro vini.

Coerenza? In Italia non è mai stata di casa.

Lo stesso vale per altri produttori, che per il solo fatto di essere riusciti ad avere la tanto agognata certificazione “Bio” (che come già scritto su queste colonne, sia in vigna che in cantina almeno per i disciplinari vigenti in Italia mi lascia molto perplesso) letteralmente riempiono l’etichetta dei loro vini di verde in ogni dove, cercando così furbescamente di cavalcare anche cromaticamente l’onda naturistica-naturale in maniera evidentemente furbetta.

Salina Bianco Hauner bottigliaGiusto per la cronaca, il top di questa arzigogolata forma mentis l’ho visto e udito con i miei occhi questa primavera a Navelli (AQ) a Naturale, la bella fiera del vino artigianale e da tradizione in Abruzzo, dove un produttore, capitato lì non ho ancora capito bene come, allegramente mi dichiarava che lui il suo vino lo faceva con lieviti selezionati, e certo che lo filtrava, e con la bentonite pure, ma solo con quella buona, eh!!

E… così, nel dubbio, e per evitare di portare il cervello (ma anche le papille gustative) all’ammasso causa inutile furore ideologico e sterili dogmatismi, e ancor di più per non essere inutilmente settario, ho lasciato che fosse il cuore a decidere, e proprio il cuore, esaminando le sensazioni provate nel degustare questo vino, cioè tante, tantissime… ha decretato che il Salina bianco Hauner mi piace, e molto pure!

L’occasione del tutto è stata una visita a un buon ristorante pugliese, il ben noto Umami di Andria (di cui forse parleremo più in dettaglio in qualche altro post), dove ho bevuto di nuovo dopo molti anni proprio questo vino, il Salina Bianco Hauner.

Scelta indovinata, pochi dubbi.

Prezzo al tavolo onestissimo, e rapporto qualità/prezzo immensamente superiore a tante delle etichette in carta.

Salina Bianco Hauner etichetta retroE così… il Salina Bianco Hauner ha accompagnato egregiamente tutto il pasto, dall’antipasto al secondo senza palesare mancanze, o al contrario eccessive invadenze che potevano avere influenza nel gusto complessivo di quanto di buono è arrivato nei piatti.

Andando un attimo in dettaglio, prima di tutto, già all’occhio il Salina Bianco Hauner si è da subito palesato come un qualcosa di ben poco omologato, con un colore giallo paglierino abbastanza carico dai riflessi quasi dorati.

La vera festa però è iniziata dal naso, dove pur in un contesto di complessa intensità olfattiva, quasi da vino d’altri tempi, sono letteralmente esplose tanta macchia mediterranea, agrumi e frutta esotica, miracolosamente in equilibrio con l’alcol, presente quanto basta, ma per nulla invadente.

Infine, è proprio al palato, dove si è palesato come freschissimo fuoriclasse dai sentori energicamente minerali, quasi salini, e con una gran persistenza, cosa che me lo ha fatto subito nominare il miglior sodale dei bei piatti gustati che potevo scegliere.

Un gran bel vino, poco da aggiungere.

Sull’enologia della bella isola sicula, e su Carlo Hauner senior & junior sono stati versati fiumi d’inchiostro (su www.hauner.it trovate tutti i dettagli & l’uvaggio), mi piace però sottolineare qui la meritevole opera, già fatta in tempi enologicamente non sospetti, di ripristino e rimessa in produzione delle vigne abbandonate tra i terreni dell’isola, terreni logicamente di origine vulcanica, quindi ricchi di zolfo, il che fa’ ipotizzare che in vigna di trattamenti non se ne facciano poi troppi, e in ogni caso poco invasivi.

Spero sia così.

In ogni caso, è un vino che mi piace molto.

Non è un vino da signorine, non è certamente un vino omologato.

Questo è quello che realmente importa, tutto il resto è fuffa…


Azienda Agricola Hauner

Via Umberto 1°, Lingua
Comune di S.Marina

Isola di Salina
Tel.
090-6409427
info@hauner.it
www.hauner.it

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio –
Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l’Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d’Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?

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