Moscato di Montagano Faifoli

Di Fabio Riccio

Scusatemi, ma da cinquantenne e un po’ più (per parafrasare il Nanni Moretti di Caro diario), mi concedo oggi un po’ di ricordi a buon mercato a base di programmi e personaggi televisivi d’epoca.

Voi vi direte… ma cosa c’azzecca con www.gastrodelirio.it?

C’azzecca, c’azzecca…

Ma non è solo per la tipica sindrome della nostalgia strisciante che affligge spesso quelli della mia età (in forma acuta se, come nel mio caso, oltre all’età ci aggiungiamo la lacrimuccia facile facile).

È… anche perché le memorie tele-catodiche di quando vestivo l’eskimo verdastro (comprato all’UPIM però) si mettono in moto, scatta un riflesso condizionato con quella che adesso è la mia vita.

E’ una sorta di analogia basita di quanto propongono di questi tempi politica e società, quella che mi ha portato ad abbandonare quasi del tutto la fruizione del piccolo schermo.

Ma bando alle ciance e via con i ricordi di quando tutto (mi sembrava…) più lineare.

moscato di montagano faifoli
Cochi e Renato

Da ragazzotto, sghignazzavo alle gag di Cochi e Renato, beandomi nelle stralunate follie de Il poeta e il contadino, del “Bollettino della Val Trompia”, con un razzolante Renato che, gonfio di amor proprio montanaro ritmava compiaciuto e minaccioso al buon Cochi “Guardi che qui siamo a milletré!”.

Pochissimi anni dopo, ammetto di essere stato goliardicamente marchiato a fuoco dall’Altra domenica di Renzo Arbore & la sua sgangherata banda di amici, che mi divertiva da matti, e tra questi adoravo la comicità semi-muta Andy Luotto, presenza quasi silente che ammiccava sotto barba e baffi alle spalle di Renzo Arbore. moscato di montagano faifoli

Il buon Andy Luotto, che guardacaso poi si è dato anche anche alla cucina, amava dividere le cose della vita nelle in sole due basilari categorie – vale a dire buono e no buono.

Dividendo senza sfumature di grigio (no – neanche le cinquanta che ora vanno tanto di moda) tutto l’universo mondo…

Ora… nostalgie a parte, lessenziale filosofia del buon Andy luotto credo che abbia ancora valore se applicata al mondo dell’enologia, che invece delle (presunte a volte) sfumature ne ha fatto un feticcio intangibile.

Più passa il tempo, e più il mio discrimine nel dire se un nettare di bacco mi gusta e mi emoziona davvero è dato in prima istanza dal piacermi o meno, e questo senza scomodare la tecnica, ma basandomi solo sulle sensazioni del cuore e della piacevolezza complessiva – buono e no buono – Stop –

Così, quando mi è possibile, e questo specialmente per i vini che non ho mai provato prima, privilegio l’approccio istintivo & senza informazioni – vale a dire, apro la bottiglia, se sono di luna buona leggo l’etichetta, e degusto, stop.

Così, senza paraocchi precostituiti da altri, ho iniziato pian piano ad apprezzare vini che forse in passato non ho goduto nella loro pienezza, accecato dall’eccesso di “tecnicismi” e dalla sempre aperta (12 mesi all’anno) “caccia al difetto” praticata dal famoso “Sommelier ACCA*” e i suoi accoliti.

Così, qualche sera fa’, a cena in un tipico e buon ristorante di Campobasso, La Grotta da Concetta del quale noi di Gastrodelirio ci siamo già occupati vedi – http://www.gastrodelirio.it/fabio-riccio/la-grotta-da-concetta/2014/04/ dopo un pasteggiare con ben tre vini, si è arrivati al fatidico momento del dolce.

Per me, è un momento essenziale, l’indispensabile suggello ad un buon pasto, e devo dire che il bravo Fabio Gianfelice, nonostante il locale pieno, è riuscito a darci abbastanza attenzione.

moscato di montagano faifoliInsieme al buon dolce, sul tavolo arrivano due bicchierini di passito “anonimo”, poi chiacchierando balza fuori fuori una parolina magica… Passito di Montagano.

Mai sentito nominare?

Eh, si, forse i lettori gastrodeliranti non lo sanno, ma anche il piccolo Molise ha un suo vitigno autoctono (ancorchè non ufficializzato con tutti i crismi) adatto a far felici i calici a fine pasto, magari con un buon dolce.

«Provatelo, è buono ci dice Fabio – peccato però che alla gente non piace…» ci dice un po’ sconsolato.

Ed ecco che la filosofia del buono e no buono arriva in aiuto.

Assaggiamo il Moscato di Montagano Faifoli ed è subito bingo.

Semplicemente buono.

Senza “se” e senza “ma”.

Istinto.

Piacevolezza.

Complessità del gusto in generale.

Vino non banale.

Non omologato.

Un vitigno che ha cartucce da sparare.

Con Serena ne degustiamo con la giusta calma un altro mezzo calice, e nel frattempo Fabio Gianfelice ci chiede in “prestito” la bottiglia per servire qualche calice anche al tavolo vicino.

Ma dai borbottii che arrivano dai vicini, non sembra che piaccia più di tanto

La bottiglia ritorna al nostro tavolo.

Meno male.

Era (forse) in cattive mani.

I due bicchierini di passito anonimo sono ancora li’.

Li’ rimarranno anche dopo il pasto.

Non me ne dolgo.

«Vi è piaciuto?» Ci chiede Fabio?

Eccome che ci piace, rispondiamo all’unisono. moscato di montagano faifoli

Continua Fabio – «Volete mettere questo con quella “marmellata”li’ indicando il passito che stazionava nei suoi bicchierini.

Ha pienamente ragione!

Forse così inizia una amicizia con questo vino di cui avevo sentito parlare, ma che non avevo mai avuto modo di degustare.

Senza tecnicismi fuori luogo, che sarebbero in contrasto con quanto scritto prima e con lo spirito di www.gastrodelirio.it, devo dire che a bottiglia appena aperta questo Moscato di Montagano Faifoli ha palesato un attimo di troppo di volatile (con misura mica è un difetto eh…), scomparsa quasi subito per dar spazio ad un vino salino e acido quanto basta, dalla buona struttura generale, e con una componente aromatica e gustativa tendente alla frutta gialla e profumi di primavera (parliamo sempre un moscato!) e dalla piacevolezza complessiva degna di nota.

Mi piace insomma. Stop.

E’ questo l’importante.

Un vino da meditazione.

Ma anche un vino con cui ci si può (anche) pasteggiare.

Non è poco.

Su come il produttore lavori in cantina non ho notizie, anche se in etichetta è dichiarato come “non filtrato” – per me già un buon inizio.

Io sono per i vini “senza”.

Senza alchimie in cantina.

Senza trucchi e belletti per farlo sempre somigliare a se stesso.

Solo succo d’uva fermentato.

Solo il manico di chi lo fa’.


Moscato di Montagano

Faifoli Impresa Agricola di Iacovino Fernando

Via Isernia 4

86100 – Campobasso (CB)

Tel. 0874 97258

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio - Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale. Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d'Italia de l'Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l'Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d'Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L'Espresso, e quando capita scrive di cibo un po' ovunque. Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it - basta questo?

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