Il Buttadentro

Di Fabio Riccio,                            

Abito in provincia.

Abito in una cittadina sul mare dove accade molto poco, dove in inverno accade perfino meno.

In estate sciamano i turisti.

Fine della pace, una delle poche doti locali.

Non sono il top dei turisti, in stragrande maggioranza villeggianti vicinali da “seconde case”, che per forma mentis sono per loro natura pidocchiosi, almeno per quel che riguarda la propensione a spendere.

Turismo che lascia poco sul territorio. Forse solo benzinai, gelatai e supermercati gongolano, un poco anche ristoranti e pizzerie “alla buona”, per il resto, c’è solo intralcio alla circolazione di cose e persone.

Stante l’andazzo, le pizzerie fanno la parte del leone.

Un buttadentro in azione

Un buttadentro in azione

E così, prima fuori le pizzerie, poi fuori certi ristoranti, in sordina e poi strutturalmente sono ricomparsi i buttadentro, molesti quasi come quelli che stazionano a Roma vicino il Pantheon, o a Ponte Vecchio a Firenze.

Si: proprio loro, i buttadentro, strana categoria.

Il loro “mestiere” è accalappiare i passanti con l’esca del rituale saluto, per invogliarli a sedersi nel locale che li stipendia.

Se posso, evito dove si concentrano, e se proprio devo passar di li, mi limito civilmente a rispondere al loro saluto. Stop.

Il buttadentro non è mai stato un gran bel lavoro, però per alcuni è rimasto l’unico modo di mettere insieme il pranzo con la cena.

Per chi cerca uno straccio lavoro, ma non ha esperienza nel campo ristoratorio, fare il buttadentro è ritornato a essere una sorta di rito di iniziazione al “settore”.

Però… mi sono sempre chiesto per quale arcana ragione un (potenziale…) cliente riesca a farsi convincere da questi personaggi, spesso abbastanza “felini” nell’agire, e talvolta anche non italiani, quindi all’oscuro di usi e tradizioni culinarie del Belpaese, nello scegliere proprio quella determinata pizzeria o trattoria.

Mistero.

La logica, suggerirebbe di evitarli come la peste, perché dove ci sono loro, spesso c’è puzza di fregatura.

Invece… sopravvivono, non dico prosperano, perfino in provincia.

buttadentro cesare polacco brillantina

Cesare Polacco alias l’Ispettore Rock

Un tempo a Roma (ma non solo..) certi camerieri impomatati di brillantina come e più dell’Ispettore Rock, nell’attirare la clientela riuscivano ad essere davvero creativi, inventandosi su due piedi pantomime da avanspettacolo, magari spaccando piatti (spero già sbrecciati…), oppure cantando e abbozzando passi di danza, e se questo non bastava, arrivavano anche a fingere chiassose litigate in mezzo alla strada, così, giusto per fare colore.

Funzionava.

Glorificazione dell’Italietta anni ’60, letteralmente spaghetti, chitarra & mandolino.

Analisi a parte, di certo avrete capito che i buttadentro non mi sono simpatici.

Eppure… c’è stato un buttadentro che mi è stato simpatico, una persona che a posteriori mi ha fatto (un po’) rivalutare l’intera categoria, e di cui non ricordo neanche il nome, al quale voglio regalare un pensiero…

Andiamo con ordine.

Fino qualche anno fa’ in città, fuori un locale, un locale modesto che ogni tanto frequentavo, inverno o estate che fosse, stazionava questo buttadentro.

All’inizio, come per tutti gli altri buttadentro, non lo sopportavo proprio, alla sua vista e al suo quasi felino buonasera letteralmente cambiavo strada, e se proprio decidevo di andare a mangiare in questo locale dove “operava”, evitavo con cura la porta dove lui espletava il suo ministero (eufemismo).

Passano gli anni, tanta pioggia, tanto vento e chissà quanti clienti accalappiati, e poi una sera la sorpresa: il buttadentro è stato promosso in sala.

Lo ritrovo nelle vesti di cameriere a servire ai tavoli.

Evviva!

Fuori c’è un nuovo buttadentro, la ruota gira…

All’inizio un po’ titubanti, poi con sorpresa scopriamo che l’ex buttadentro è in realtà un bravo cameriere, magari non di quelli rifiniti, ma efficiente, gentile e affabile, molto più di tanti e tanti altri avventizi improvvisati che imperversano anche in locali di un certo pregio.

Ha un dignitoso contegno, parla bene una lingua straniera, e ha anche qualche minima ma corretta nozione di vini, cosa rara in questi locali “alla buona”.

Un a crisalide trasformata in farfalla – di certo un buon acquisto per il locale.

E… così, nell’arco di un mese, complice quella piacevole confidenza che si instaura tra il cliente e chi serve, scopriamo che l’ex buttadentro è persona mite ed educata, che fa di tutto per farsi apprezzare.

Una brava persona.

Una persona che lavora.

Merita rispetto.

Ora mi è simpatico.

Passanno i mesi, e il nostro ex buttadentro lavora sodo, ma poi in un affollato sabato sera la brutta sorpresa.

Servendoci al tavolo, quasi piangendo ci confessa che da domani lui non sarà più li.

Il motivo?

Semplice – il solito in questi casi – senza perifrasi lo confessa a cuore aperto.

Mancato pagamento degli stipendi, e quando pagati, da fame, nonostante il locale lavori moltissimo.

Oltre questo, è trattato male, male, malissimo da quel piccolo satrapo di provincia arricchito che è padrone del locale.

william trivelli il buttadentro

Il Buttadentro – Acquerello di William Trivelli

Figuriamoci come se la passa il nuovo buttadentro

Quindi… da qui la decisione del ragazzo di emigrare – si avete letto bene – emigrare.

Così, il nostro ex buttadentro ha fatto la valigia per il nordeuropa, lasciando casa e affetti – un parente gli ha trovato un posto – meglio pagato, più dignitoso, di sicuro più rispettato.

Nell’anno di grazia 2015 dell’era volgare, dall’Italia si emigra ancora.

Non è il solo.

Si emigra anche dalla perniciosa rapacità che c’è nei tanti improvvisati che gestiscono locali e localini del variegato mondo della ristorazione Italiana, gente, che non comprende l’importanza del fattore umano.

I “cavalli buoni” non bisogna lasciarseli sfuggire.

Ora, il nostro bravo ex buttadentro, come già detto prima, onestissimo cameriere, è stato sostituito da qualcuno forse più disperato e bisognoso di lavoro, che forse si accontenterà di essere sottopagato ancor più di lui in attesa di qualcosa di meglio.

Una storia Italiana, una storia già vista troppe volte, una storia da ultimi giorni dell’impero.

Storia triste.

Ora però, per i buttadentro, ho un po’ più di comprensione.

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio –
Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l’Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d’Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?

2 Replies to “Il Buttadentro”

  1. CIAO A TUTTI BEL ARTICOLO
    MI CHIAMO VINCENZO FABBRICATORE E SONO UN EX BUTTADENTRO DEI LOCALI DEL CENTRO DI ROMA…CONOSCO QUEL LAVORO,CONOSCO QUELLA VITA,CONOSCO IL SACREFICIO DI QUELLA VITA…HO SCRITTO ANCHE UN LIBRO INTITOLATO PROPRIO “IL BUTTADENTRO” QUANDO FACEVO QUEL LAVORO…VI SALUTO E RINGRAZIO DI AVERE RICORDATO QUESTO TIPO DI LAVORO DIMENTICATO MA MOLTO IMPORTANTE PER ALCUNI…CIAO VINCENZO

  2. Piccola precisazione: i buttadentro a Firenze non son mica solo a Ponte Vecchio, purtroppo danno noia in quasi tutto il centro turistico…
    saluti,
    Benedetto

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