Ho sposato una Vegana una storia vera, purtroppo

Ho sposato una Vegana una storia vera, purtroppo

Di Fabio Riccio,

Uno dei libri del momento, è di sicuro lo è.

Libro simpatico, agile e mai noioso, adatto anche a chi non è un lettore abituale, e che letteralmente si fa leggere tutto di un fiato.

Un libro che mi ha divertito, anche.

ho sposato una vegana fausto Brizzi
Fausto Brizzi

Fausto Brizzi conosce bene l’arte dello scrivere, su questo non ci sono dubbi, il ritmo è incalzante, e i vari “fatterelli” narrati veramente gustosi (aggettivo che in questo caso è da prendere in senso lato…).

Fin qui tutto bene.

A parte tutto questo, e messa anche sulla bilancia l’obbligatoria autoironia che fortunatamente filtra da ogni pagina, devo dire che questo libro alla fine mi sembrato semplicemente come dicono a Roma “piacione”. Punto.

Perché?

Brizzi subito mette nero su bianco che quanto narrato è assolutamente vero.

Non faccio fatica a crederlo…

Partiamo da questo.

Ben prima dell’uscita di Ho sposato una Vegana, qui su gastrodelirio abbiamo già sperimentato in un più articoli fa (vedi per esempiohttp://www.gastrodelirio.it/fabio-riccio/un-vegano-a-cena/2014/11/ – in particolare i commenti dei lettori -) le reazioni scomposte e intolleranti delle quali sono capaci i vegani quando anche con dati di fatto e argomentazioni “civili” si osa mettere in discussione il loro credo.

Siamo stati letteralmente crocifissi dai commenti infuriati, e quanto scritto da Brizzi nel suo libro non fa che confermare tutto questo.

Ma settarismi a parte, chi esce fuori da tutta la faccenda con le ossa rotte è proprio lo stesso Brizzi.

Va bene l’essere tolleranti, va bene l’adeguarsi e cercare una “quadra” a due modi diametralmente opposti di vedere la vita e il cibo, ma, umorismo a parte, nel libro mi sembra che il Brizzi abbia scelto (ah.. l’amore..) di piegarsi supinamente ai veri e propri diktat della intollerante Claudia.

ho sposato una vegana kominternSi, il buon Fausto Brizzi in questo libro fa la figura del martire per amore, e Claudia Zanella nei fatti narrati si dimostra una persona intollerante.

Lei detta la linea, come ai tempi del Comintern, punto.

Se mai incontrerò Claudia Zanella sulla mia strada, sarà mia cura equipaggiarmi preventivamente di panini con porchetta e frittata, pane con la milza e di una fila di salamini… e se la gentile signora osasse fare quel che ha fatto a quel suo amico sorpreso con una piadina in mano, sarebbe mia cura di avvisare le forze dell’ordine, non mi importa che lei è stata finalista a Miss Universo, e della sua avvenenza, come con malcelato compiacimento Brizzi ci fa notare in più passi del libro.

Ho convissuto per anni con una astemia, ma tra i suoi innumerevoli difetti, tra i quali l’astemia appunto, non c’era quello dell’intolleranza, perché mai si è sognata a tavola di censurarmi o minimamente criticarmi perché mi concedevo qualche sano calice di buon vino.

Tornando a Ho sposato una Vegana, a nulla valgono le varie scappatelle alimentari, a nulla valgono le piccole eccezioni come la somma concessione di una pasta e vongole ogni tanto… (le vongole non hanno sistema nervoso centrale e non soffrono – come è umana la Claudia!) o di qualche ovetto di gallina felice (ma come diavolo si misura la felicità del pollame?).

In tutto il libro aleggia una intolleranza messianica, che forse sarebbe più giusto definire integralismo tout court.

Siamo tutti d’accordo che bisogna ridisegnare la nostra alimentazione in senso salutistico, e sono anche d’accordo che la cosiddetta impronta ecologica di quel che consumiamo è talvolta eccessiva, ma da qui al considerare il veganismo come una panacea ce ne passa.

Però, intolleranza a parte, in questa sorta di discesa negli inferi vegani, una cosa non è mai citata, cioè il piacere di mangiare.

Una vera e propria antitesi al pensiero che permea quasi ogni riga scritta qui gastrodelirio

In Ho sposato una Vegana, almeno da parte di Claudia Zanella il piacere di mangiare, il piacere di gustare non è mai nominato, un concetto che pare le sia estraneo.

Si mangia (sano…) solo perché il “credo” detta così, e tutto, ma proprio tutto dalla scelta del pediatra alla scelta di dove andare e cosa fare in vacanza deve essere visto in questa ottica.

Un pensiero forte, dogmatico anzi. Stop.

ho sposato una veganaIl piacere della tavola, della convivialità e della condivisione non sono quasi mai nominati, se non dal Brizzi A.C. (avanti Claudia…)

Ora, che l’amore faccia miracoli mettendo sulla stessa strada persone che normalmente si detesterebbero non è una novità.

Ma… pur augurando ai due (anzi tre – auguri!!) tutto il meglio immaginabile e una felicissima vita insieme, rimane sempre il dubbio che quando l’amore come accade per tutti, si trasformerà in altro, verranno fuori le differenze di indole e di gusti.

Già una che la prima volta che ti entra in casa dice che questo non va e quest’altro pure, mi preoccupa, io l’avrei cacciata su un piede solo!

Le due doti indispensabili per incamminarsi in un percorso di coppia, rimangono sempre e comunque la tolleranza e la condivisione di idee.

A casa Zanella Brizzi non so…

In ogni caso auguri di tanta felicità e di tutto il bello del mondo, e per i lettori di gastrodelirio buona lettura di Ho sposato una Vegana.

P.S. – Forse il sottoscritto vivrà su questa terra meno di un vegano…


Ho sposato una vegana. Una storia vera, purtroppo

di Fausto Brizzi

Einaudi Editore Torino

 

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio –
Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l’Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d’Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?

19 Replies to “Ho sposato una Vegana una storia vera, purtroppo”

  1. Sono vegana ma questa Claudia non mi piace per niente. Come si permette di giudicare? Non è il modo di diffondere uno stile alimentare, ne’ di trattare la gente. Denota chiusura mentale e, scusate, scarsa intelligenza. Se il suo scopo è’ convincere che si deve vivere in un altro modo, che si studi un po’ di psicologia, perché così ottiene l’effetto opposto!

  2. Cosí anche oggi si è consumata l’ennesima strage di incolpevoli esseri viventi… Sulle tavole degli italiani.
    E… Qui in questo sito, invece di stigmatizzare questa vera e propria ecatombe, invece attaccate un libro che parla di un raggiunta consapevolezza nel rendersi conto del problema da parte di un uomo che si è rivelato mto saggio…
    Complimenti vivissimi!!!

  3. Vergogna!! Non potete stroncare un libro saggio e che dice cose vere.
    Brizzi ha fatto la sua consapevole scelta, e giustamente ha voluto raccontare la sua bella esperienza.
    Invece di metterlo alla berlina, dovreste meditare e applicare in pratica quello che ha scritto!

  4. I vegani sono fuori di zucca completamente.
    Brizzi pure, se anche minimamente quello che ha scritto corrisponde al vero.

  5. Recensione semplicemente vergognosa di un libro onesto intelletualmente.
    Non si mette alla berlina uno che si avvicina a un modo di vivere diverso.
    vergogna!

  6. Ma per una rara volta che c’è qualcuno che scrive un libro di cose vere e certamente condivisibili anche da chi non è vegano, voi vi inventate che è tutta una manovra commerciale?

  7. Un libretto che è un vero e proprio inno all’intolleranza, molto ben confezionato e “INVOLTO” in un godibile, benevolo e simpatico percorso di iniziazione a una setta, fanatica anche.
    Brizzi ci fa una pessima figura.
    La Zanella peggio ancora,
    L’editore anche…

  8. Ennesima conferma che tutta l’operazione è una gran furbata marchettara di Brizzi.
    Dal libro si gira un film…
    Ogni commento è superfluo.
    Complimenti a voi di questo sito che siete tra i pochissimi che avete osato scrivere una “stroncatura” (o quasi) di questa becera operazione commerciale.
    Ma che Brizzi se ne vada a brucare l’erba anche lui!

  9. L’unico commento possibile a tutto questo è che questo libro, come scritto chiaramente in questa giusta recensione è solo una furbata, anche se molto ben scritta e godibile alla lettura.
    Un qualsiasi essere umano dotato di un minimo di discernimento, per quanto infatuato da una idea, non può ridursi così supinamente succube, non è dignitoso!
    Mia moglie è da 7 anni vegetariana, ma mai e poi mai ne’ si è arrogata nessun diritto messianico nel “convertirmi” alle sue idee, ne’ ha osato criticarmi quando mangio carne, anzi: è ben lieta di cucinarmela…
    Il rispetto reciproco è sacro!!
    Oltretutto il giorno che la vedrò brucare l’erba, credo che la proporrò per un TSO…

  10. Buongiorno.
    Ho (purtroppo) una parente che da più anni è diventata vegana.
    Liberissima di fare la sua scelta, liberissima di disporre della sua vita come meglio vuole.
    Però, è diventato impossibile frequentarla, per non dire di quando ci sono le occasioni conviviali “di famiglia” dove ci si ritrova tutti a tavola, che si trasformano sempre in una specie di attacco continuo verso i presenti, e verso tutto quello che mangiano e bevono, dal caffè alle verdurine saltate con qualche traccia di lardo o guanciale.
    La sua dieta è l’unico argomento di conversazione, e nel migliore dei casi, pur con il suo sorriso perennemente stampato e la sua aria angelica, ci da sempre degli assassini che vivranno molto poco contorcendosi all’inferno nelle fiamme del colesterolo, vittime del contrappasso di cui gli animali dei quali ci siamo cibati saranno i principali attori.
    Premetto che questa mia parente ha due lauree, lettere classiche e scienze politiche, e che nella vita è una insegnante in un liceo.

    In questa ottica mi ha incuriosito il libro di Brizzi, cosi’ l’ho comprato e letto.
    Mi è sembrato di leggere riga per riga e sentire tutte le manie e il poco rispetto verso l’altrui pensiero che questa parente ha nei nostri confronti.

    Questo libro, e le manie vegane della rispettabilissima signora Zanella in Brizzi, mi sembra una specie di elegia (ma senza metrica) per l’intolleranza.
    Intolleranza.
    Intolleranza.

    Il pensiero che muove tutto questo, un pensiero avvolgente e soffocante, è pensiero che viene estrinsecato e divulgato in una maniera (in genere, salvo poche belle eccezioni) irrispettosa per chi la pensa e la vede diversamente, però ho paura che è anche un pensiero che regala certezze in chi ci si identifica, e di questi tempi dio solo quanto se ne sente il bisogno!
    Perdonatemi l’iperbole, che taluni troveranno esagerata, ma certi barbuti esplodenti che vogliono convincerci a forza della loro visione del mondo, hanno ben più di una similitudine mentale con la mia “cara” parente e i suoi colleghi di “credo”…
    A parte questo, il bravo scrittore e uomo d’arte Brizzi, in questo libro non fa umanamente e caratterialmente una bella figura…

  11. Ma Brizzi chi vuole prendere in giro?
    si faccia pure vegano, digiunista o quello che più gli piace, ma non ci prenda in giro…
    In ogni caso nel libro ci fa una magrissima figura!
    E pensare che lo stimavo…

  12. Ci sarebbe da chiedere i danni a Fabio Fazio, una class action, per aver pubblicizzato una roba del genere.
    Sono incerto se definire il tutto una trovata pubblicitaria, oppure il diario di uno che si fa mettere i piedi in testa dalla sua consorte.
    P.S. – ho cercato in rete (come consiglia Brizzi…) le foto della su consorte.
    Non è brutta affatto, ma da qui a partecipare a miss universo ce ne passa!
    Poi… in parecchie foto mi sembra (opinione mia eh…) un po patita…
    mi sa che le verdurine scondite e i frutti dai nomi balordi mica fanno così bene, eh…

  13. Dire che il libro (?) è una furbata è riduttivo.
    Poi se anche solo il 10% di quanto scritto è vero, povere Brizzi, invitatelo a cena in rosticceria oppure alla sagra delle porhetta di Ariccia!

  14. Fatto. L’ho letto.
    Fabio, ti dò ragione su tutto. Esce fuori un Brizzi con una vita completamente stravolta, purtroppo per lui con molta prepotenza.

    In alcune situazioni ti viene veramente da chiedergli se ha valutato bene tutto prima di scegliere una convivenza così.

    La bravura dell’autore sta nell’essere riuscito a “commercializzare” molto bene questa situazione, descrivendola molto in stile comico ed autoironico. Simpaticissima la scena del “Pronto Soccorso per Rettili”.

    Lui l’ama. A tal punto da sopportare tutto. Buon per lui. Io, come mi sembra di aver capito anche te, avrei mollato tutto da tempo.

    E sinceramente, sono anche un po’ preoccupato per il bimbo che verrà.

  15. Tre sono le ipotesi:
    1 – Brizzi è talmente innamorato della ex aspirante miss universo da avere perso il lume della ragione, avvisate la neuro oppure un buon nutrizionista.
    2 – il libro è una astutissima operazione di marketing, e tutti quelli che lo hanno letto ci sono caduti come allocchi, (compreso il sottoscritto)
    3 – i vegani sono una setta potente e hanno mezzi finanziari notevoli per convincere (pagandoli profumatamente) “testimonial” come Brizzi a perorare la loro causa, anche pagando il prezzo del ridicolo come fa Brizzi in questo libro.
    Recensione anche eccessivamente positiva la vostra

  16. Ho letto anche io il libro di Brizzi (che stimavo) ora non più, e devo dire che umorismoe bella scrittura a parte, mi ha letteralmente terrificato.
    Una discesa agli inferi, non c’è dubbio.
    Brizzi ne esce male, prono, supino e vessato per quasi tutto alla sua intollerante consorte.
    Ma il peggio del peggio, è che la gentile signora Zanella è in attesa, e per il nascituro si prospetta uno svezzamento vegano…
    Da medico di “base”, sono letteralmente terrorizzato da un regime alimentare vegano per un bambino, peggio ancora per un bambino piccolissimo.
    Non è una barzelletta che il nascituro rischia qualche carenza, che potrebbe ripercuotesi nella corretta crescita…
    Ma quando un?idea, pur se rispettabile e con alcuni aspetti anche condivisibili come il veganismo si traveste da scienza, c’è solo da tremare.
    Riguardo alla naturopatia, una delle cosiddette “medicine alternative”, per quanto ne so in Italia non è riconosciuta, quindi chi si fregia di questo titolo non è di certo ne’ un medico.
    Se poi questi signori si prendono anche la briga di dispensare rimedi… il rischio è la contravvenzione al Codice Penale.
    I naturopati non sono medici.
    L’articolo 348 del Codice parla dell’esercizio abusivo delle professioni protette, che richiedono un’abilitazione statale.
    Il rischio è soprattutto relativo alla professione medica che, da definizione del Codice, “si estrinseca nell’individuare e diagnosticare le malattie, nel prescriverne la cura, somministrare i rimedi (…) – commette il reato d’esercizio abusivo della professione chiunque esprima giudizi diagnostici e consigli e appresti le cure al malato”.
    Quindi… alche un semplice consiglio, per non parlare poi di prescrizioni di rimedi vari, fatto da un cosiddetto “naturopata” è un reato.
    Saluti,

  17. Ho letto qualche battuta del libro. Spero di leggerlo completamente molto presto.
    Trovo giuste tutte le tue riflessioni.

    Brizzi è libero di vivere come vuole.
    Ma personalmente penso che con molti colpiti dalle “ossessioni della borghesia moderna” (come li ha definiti l’autore) qualsiasi ricerca di compromesso diventa inutile.

    Il veganismo sarà un mangiare più sano? Forse. Probabilmente. Ma è soprattutto una religione. E le religioni non ammettono pareri in contrapposizione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*