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Food Blogger cui prodest

Di Fabio Riccio,

Questa volta, la gastroinvettiva di turno è dedicata maggioranza dei food blogger & affini, quelli che scrivono di cibo, appunto.

Non a tutti, ma solo alla maggioranza, eh… si: per fortuna, nella categoria qualche luminosa eccezione esiste.

Chi mi conosce, sa che giro per concorsi, giurie, incontri e manifestazioni di vario genere lungo la penisola.

In queste occasioni, fatalmente si finisce per conoscere gente.

Sono belle occasioni in cui si incontrano colleghi più titolati, colleghi che si conoscevano solo di nome, chef & produttori, e da un po’ di anni a questa parte, prima sporadicamente, poi sempre più spesso, sempre più parecchi food blogger.

Beh, cari lettori credetemi, e non per fare di tutta l’erba un fascio, ma la maggior parte di questi signori (e signore…)che ho incontrato pur se noti e seguiti da una fedele schiera di seguaci, a mio avviso non hanno una precisa idea di cosa fanno.

Tanti, troppi forse, improvvisano.

food blogger

Non è una accusa, ma un semplice dato di fatto.

Tanti, forse troppi food blogger sfruttano la loro indubbia abilità mediatica, la profusione di immagini e comparsate in Tv e sul web, e non ultimo, il loro bel sorriso a 48 denti, per millantare cognizioni di un mondo, e delle sue problematiche che in realtà non hanno.

Altri ancora, sfruttano astutamente la loro rete di relazioni (magari con la spintarella del politicante di turno) per improvvisarsi food blogger, ottima scusa per mettersi sotto i riflettori, o dietro.

Tanti invece, semplicemente si “imbucano”, un po’ come in passato si faceva per certe feste…

food blogger TotòTutti però hanno un denominatore comune: un bel mattino iniziano a scrivere castronerie (o aria fritta) sul web, e sfortunatamente trovano anche lettori, distorcendo così la realtà.

Purtroppo però la maggioranza di questi individui, ma come già detto prima, non tutti, nel parlare & magari pontificare di cibo (o vino) semplicemente millanta nozioni e conoscenze che non ha.

Per tanti di questi Artusi è una marca di posaterie, la Nouvelle Cuisine è stata inventata dal Bagaglino e Ferran Adrià è un campione di motociclismo catalano, e via così, sfiorando, e spesso superando di molto il ridicolo.

Altri invece preferiscono la politica del “vogliamoci bene”, scrivendo a getto continuo leziosi articoletti encomiastici che non dicono nulla, ma lo dicono in buon Italiano.

Mai o quasi che uno di questi articoli contenga considerazioni condivisibili, o un minimo di “critica”, solo elogi e romanticherie alla Liala – il tutto, tradotto in termini (poco) aulici viene chiamato marchetta.

food blogger cui prodestVabbè che l’articolo 21 della nostra bella costituzione è sacro e intoccabile, ma a tutto c’è un limite!

Ora, senza scagliarmi in ulteriori polemiche (sono un incendiario, lo so) mi limiterò a riportare qui qualcuna delle parecchie “perle di saggezza” raccolte negli ultimi tempi dalla viva voce di certi food blogger in cui ho avuto la sfortuna di incocciare.

Non sono neanche le peggiori…

Iniziamo –

Signora food blogger N°1 –

Una festa, una di quelle eleganti un po’ come quelle che si vedono in certi film, dove tutti sono con un bicchiere in mano, e parlano allegri e giulivi del vuoto pneumatico che aleggia nei loro neuroni (e sinapsi).

Una bella festa però, per essere onesti.

Il buffet, anche se copioso non è dei migliori, così come i vini, insulsi e scontati; al contrario, ambiente e location sono molto belli, davvero.

Mezzanotte: i fuochi artificiali non iniziano ancora, qualche signora ingioiellata è già palesemente alticcia, e Cenerentola forse è già andata via con la sua carrozza-zucca – i poveri camerieri sono allo stremo.

Arrivano i dessert, nella forma di innumerevoli bicchierini di gelato di tanti colori.

All’assaggio, i sapori dei gelati sono flebili, banali, più colore che altro – anche l’ultimo degli ultimi gelatai di Palermo o di Catania senz’altro sa fare molto di meglio.

Vicino a me c’è una signora food blogger, oddio… sarebbe meglio dire poli-food-blogger, perchè da anni salta di sito in sito ogni sei mesi, scrivendo i suoi articoletti sciuè sciuè che mai superano le 1500 battute, in compenso infarciti di foto ad alzo zero di cibo e di Vip, e di luoghi comuni da salotto televisivo pomeridiano.

La signora poli-blogger (gradevole persona comunque) prende uno dei bicchierini con dentro del gelato verdognolo e se ne ciba.

Deve piacergli proprio, perchè fa subito il bis.

Alla fine del terzo bicchierino (dosi omeopatiche vabbè…) commenta: “è fantastico questo gelato al pistacchio!”

In realtà, i bicchierini non contenevano gelato al pistacchio, ma il solito gelaticchio con pasta di mandorle colorata in verde, che tanti ancora si ostinano a spacciare per pistacchio, confidando nei palati impreparati a discernere anche minimamente qualche gusto.

Insieme a un bravo collega toscano faccio notare la cosa alla signora, che nel frattempo ha scattato l’immancabile foto ad alzo zero al bicchierino di gelato.

Cade dalle nuvole.

Non sa cosa replicare…

Si guarda intorno, cerca conforto nel collega toscano, che invece rincara la dose sillabando la parola: pasta-di-mandorle!

Purtroppo, la signora persuasa della giustezza del suo (non) sapere, ha scritto anche una sorta di panegirico di questo presunto gelato al pistacchio, così buono.

Purtroppo questa corbelleria (come altre…) è tutt’ora leggibile su web, spero solo che questa vera propria disinformazione, non abbia avuto molti lettori…

Purtroppo, una bugia, una inesattezza, se ripetuta, rischia di diventare una verità.

Signor food blogger N° 2 –

Pranzo.

Il signor food blogger N° 2 è una persona molto simpatica e positiva, uno di quelli che un tempo sarebbe stato definito “un compagnone” oppure uno “che sa stare al mondo”.

Pranzo mediocre, ristorante modesto (appunto).

Anche il vino è modesto, per non dire scontato.

Nei calici, un rosso del territorio.

Un vinetto olezzante di frutta rossa in maniera fuori misura (almeno per il vitigno…) con il più il bonus del sentore di ginestra che mai mi sarei aspettato di percepire in un rosso con la nomea di macchiar tovaglie.

Il sommelier in sala, parte con la solita inutile cantilena sui vini di territorio etc etc, eludendo però in mezzo al diluvio di note tecniche, di parlare di piacevolezza e sensazioni. Senz’altro questo rosso non piace neanche a lui.

Mangiamo.

A un certo punto il food blogger N° 2 mi chiede che ne penso del vino.

Con raro tatto (per i miei standard) mi limito a dire che lo trovo un vino fatto più in cantina che non in vigna.

Il simpatico food blogger N° 2 mi chiede di estrinsecare meglio il pensiero, nel frattempo fotografa il calice (?) ma non l’etichetta del vino.

Spiego che in cantina (certi) gli enologi, come in questo caso, fanno miracoli, trasformando (tutto a norma di legge eh…) come vogliono loro l’uva che hanno a disposizione.

Come frase di chiusura mi concedo anche di dire che in fase di vinificazione, avranno di sicuro usato dei lieviti selezionati, perché quel tal vitigno, se ben interpretato non avrebbe mai dato un vino con quelle caratteristiche.

A questa parola, cioè lieviti, il food blogger N° 2 cade dalle nuvole, e mi chiede: “perchè, quando si fa’ il vino si aggiungono lieviti?”

Io rispondo – si – e aggiungo: quasi sempre, e non solo lieviti…

Sempre dall’alto della sua nuvoletta, il food blogger N° 2, mi confessa: non lo sapevo…

Evviva la sincerità, però!

Il discorso cade, non mi va di fare il secchione.

Logicamente, ‘sto food blogger N°2, dalle colonne del Web dove pontifica, si lancia anche sulla bontà o meno di certi vini, tramite copia/incolla però…

Non aggiungo altro.

Signor food blogger N° 3

Giuria gastronomica.

Gli organizzatori fanno le cose in grande, siamo davvero in tanti.

Capita di fianco a me un food blogger di mezza età, a pelle mi è simpatico.

Inizia la gara e arrivano i piatti da valutare.

Sono tanti, come i concorrenti, il palato rischia di andare in overdose da sensazioni & stimoli.

Intanto discorro di varia umanità con il mio vicino.

Al sesto piatto in degustazione, deflagra la bomba, o per meglio dire la gastrocastroneria.

Viene servito un (saporito) piatto a base ittica, dove la guarnizione è affidata a delle patate blu.

Il piatto non è malaccio, e cromaticamente le patate blu danno il loro bel tocco.

Ecco: le patate blu.

Il simpatico food blogger N° 3 le trova saporitissime, secondo lui il loro caratteristico (?) gusto rende il piatto più buono.

Provo a spiegargli che le patate blu sono si’ belle, ma alla fine sono solo semplicemente patate.

Le varie specie di patate tra il blu e il viola, hanno solo la particolarità di avere al loro interno una buona dose di antociani, cosa che spiega il colore blu o viola. Però, e per quanto ne so io, gli antociani, di cui queste patate sono ricche, sono un composto inodore e insapore, ragion per cui le patate blu e affini possono essere semplicemente delle buone o delle cattive patate, a seconda di dove e come sono coltivate, nulla di più. Al massimo, e se consumate in abbondanza possono essere più salutari, perché sembra che gli antociani hanno un buon effetto antiossidante.

Niente, dopo la foto ad alzo zero del piatto, il food blogger insiste con veemenza che il piatto è più gustoso perché le patate blu sono uniche per sapore e aroma, e sono io il palato insensibile che non lo sento…

Non insisto.

Mi chiedo in primis chi ha chiamato ‘sto tizio in giuria, e poi perché sul sito dove scrive, nessuno l’abbia mai obbligato ad una meritata dose di punizioni corporali…

Signora food blogger N° 4

Cena.

Una gran bella e saporita cena.

Bravi ragazzi in cucina.

Piatti interessanti, atmosfera e compagnia ottima.

Tutto procede per il meglio fino al momento del vero e proprio psicodramma.

Arriva un risotto, di più: un ottimo risotto, caso abbastanza raro a sud della linea gotica, dove (Calabria e Sardegna a parte) non si produce riso, e quindi la dimestichezza con questo cereale in cucina è spesso scarsa.

Non è questo il caso, la brigata in cucina merita davvero i complimenti.

Li faccio.

Ad un certo punto interviene la food blogger4 che fino a quel momento era rimasta silenziosa, limitandosi a spiluccare e alle solite e scontate foto in primo piano dei piatti.

Forse il risotto sarebbe stato meglio se fatto con il riso parboiled”.

Intervengo… spiegando che fare un risotto con il parboiled è cosa praticamente impossibile, visto che parliamo di un riso “precotto”, a meno che non si voglia aggiungere in cottura enormi quantità di sostanze leganti…

Il parboiled è adatto a pochi usi, come l’insalata di riso, o certi piatti in cui è necessario tenere i chicchi separati. Fine.

Niente: la food blogger N° 4 insiste e farfuglia di proteine e maggiore salubrità di questo riso.

Dove vede tutto questo non lo so… il riso parboiled non è un prodotto più ricco in nutrienti, perché parte di essi vengono persi comunque in cottura.

E’ semplicemente del riso sottoposto ad un trattamento per… non farlo scuocere. Punto.

La food blogger N° 4 (forse) si accorge di aver esagerato, e gira mestamente lo sguardo verso il pavimento.

Scena penosa.

La signora in oggetto, purtroppo come altri food blogger, scrive, e ha anche un suo pubblico che la legge.

Per fortuna non tutti i food blogger sono così, meno male!

In ogni caso, cui prodest?

2 commenti su “Food Blogger cui prodest”

  1. Salve, seguo da un po con interesse i Suoi articoli sempre più interessanti e mai banali. Appena letto il titolo dell’articolo ero certo che la… famosa food blogger del parboiled (così fu definita la Signora dopo quella assurda affermazione ) fosse presente in questa lista la quale sono certo entreranno a far parte molti altri ..improvvisati ..food blogger. I miei complimenti

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