piatto a scomparti Filippo e il piatto a scomparti - Gastrodelirio

Filippo e il piatto a scomparti

Di Fabio Riccio,

Ieri casualmente incontro Filippo (chiamiamolo così… nome di fantasia…), un conoscente che non vedevo da anni nonostante abiti a pochi isolati da me.

Filippo ha da sempre la non celata velleità di essere un grande esperto di cibo e ristoranti.

Uno dei classici tuttologi di cibo che già da tempi non sospetti, sia al bar che dal barbiere, pontifica su tutto l’universo alimentare e gustativo, sciorinando sempre inenarrabili gastro-castronerie.

Dicevo… incrocio Filippo, e dopo i convenevoli di rito inizia subito il suo attacco.

Eh… si, ogni volta che ci si incrocia, Filippo mi richiede pareri su tutto, sempre però con aria di superiorità e ergendosi a genio incompreso del panorama della critica gastronomica nazionale.

A sentir lui, in passato ha provato a proporsi come autore per più guide gastronomiche, ma senza risultati.

Non se ne è mai fatto una ragione.

E’ il suo cruccio.

Il tassello manchevole nella sua vita.

piatto a scomparti filippoFilippo, venderebbe la sua primogenitura, pur di avere la possibilità di scrivere un qualche articoletto su qualche rivista, altro che lenticchie.

Però, come consolazione, da qualche anno ha iniziato a scrivere su un noto sito di recensioni gastronomiche online, vantandosene pure.

Prima o poi cercherò di leggerlo, almeno… finalmente sarà contento, realizzato forse.

Filippo anche questa volta mi assale di parole, ha da dire e ridire su tutto, è un fiume in piena, e così mi racconta delle sue ultime scorribande nei ristoranti della zona, e delle nuove cantine visitate…

La capacità di discernere sapori e Filippo sono due rette parallele.

Ageusico?

Forse.

Ho mangiato con lui una sola volta, ma sospetto che almeno parzialmente lo sia.

A buon intenditor…

Filippo a ben vedere, è l’altra faccia di Barilotto.

I due hanno molto in comune, però Filippo al contrario di Barilotto, ha dalla sua una buona propensione nell’aprire il portafoglio.

Viaggia di sovente per lavoro e per diletto, e così spesso finisce per mangiare “nei ristoranti più importanti d’Italia”, almeno così dice.

Però, a dispetto di questo, e del suo portafoglio Filippo non capisce letteralmente la classica “AccA” di sapori – ragiona per schemi e sentito dire, non per gusto.

Il bello però, sono le sue granitiche certezze in campo gastronomico.

Ecco qualcuna delle sue perle di saggezza gastronomica…

  • La Nouvelle Cuisine per lui è ancora viva e vegeta.

  • Il Surimi lo fa impazzire ed è buonissimo, sempre freschissimo (di frigo?)

  • Mozzarelle e scamorze per lui più o meno sono la stessa cosa.

  • I salmoni risalgono regolarmente anche i fiumi dell’adriatico (non è il solo a pensarlo però…)

  • La mostarda l’hanno inventata gli americani ed è una roba “chimica” (?)

  • La cucina francese è un obbrobrio ed è pesantissima.

  • Il pepe fa molto male – invece il peperoncino fa molto bene.

  • Spigola e Branzino non sono lo stesso pesce.

  • Invece Astice e Aragosta sono la stessa cosa – nomi diversi per lo stesso crostaceo.

  • Il vino migliore è sempre quello che costa di più.

  • Il Calvados è un Brandy (?) francese.

Ora, alla luce di queste luminose “perle di saggezza”, secondo voi, uno che postula cotante castronerie capisce qualcosa di cibo?

Oltre questo, Filippo ha l’abitudine di “bastonare dicendone peste & corna i pochi bravi ristoratori locali, mentre di altri, logicamente “pretenziosi” oppure in certi casi vere e proprie bettole (in questo Filippo è ecumenico), ne fa insensate ed entusiastiche lodi che avrebbero fatto fare salti di gioia a Samuel Beckett.

Ma… ieri Filippo ha superato se stesso!

Siamo all’apoteosi.

Parlandomi con sincero ardore di un ristorante in una cittadina limitrofa dove era stato a pranzo giorni prima, locale di antica e affidabile professionalità, e dove si è sempre mangiato impeccabilmente, Filippo se ne esce con l’ennesima (gastro?) castroneria degna del teatro dell’assurdo.

Sai Fabio, oltre a non piacermi per come cucinano – ormai non sono più quelli di una volta – devo dire che quelli del ristorante X mi hanno proprio maltrattato.

– Povero Filippo esclamo….

– Oltre a piatti poco saporiti (?), tutta roba da nouvelle cuisine (ancora!), questa volta hanno avuto una caduta di stile ingiustificabile.

– Cioè?

– Pensa, pensa… mi hanno servito l’antipasto misto di mare, in un piatto a scomparti, che orrore!

– Non ci vedo nulla di male – provo a dire…

– E’ una vera schifezza – si infervora Filippo – una caduta di stile da taverna da quattro soldi, ma dimmi tu come si fa a portare un antipasto misto in un solo piatto! Io sono abituato a locali di rango, e per ogni cosa voglio che mi portino un piatto, così si fa!

– Per caso era un vassoio di plastica stile mensa?

– No, un vero e proprio piatto di porcellana, ma diviso in sei spicchi… che indecenza, ‘ste cose non si fanno.

Filippo, non ci vedo nulla di male, in tanti ristoranti, anche blasonati l’antipasto lo presentano in piatti o vassoi a scomparti. Mica il piatto, o gli scomparti del piatto sono una discriminante nella bontà o meno dei sapori o della qualità del servizio…

– Dimmi tu come si fa a mangiare più cose dallo stesso piatto.

– Ok Filippo, ma… almeno il mangiare era buono?

A quest’ultima domanda Filippo risponde con un accigliato silenzio.

piatto a scomparti viola

Secondo lui, la bontà o meno della cucina passa in secondo piano rispetto agli scomparti del piatto…

Il piatto a scomparti è il nemico.

Aboliamo il piatto a scomparti.

Timidamente provo a dirgli che forse così servizio e personale di cucina lavorano meglio – meno viaggi tra i tavoli e meno problemi nell’impiattare.

Niente, fiato sprecato. Filippo non cede di un millimetro dalla sua posizione.

Si arrocca.

piatto a scomparti verde

Meglio.

E… costui si “vende” come un esperto di cibo?

E… costui osa anche scrivere su un sito di recensioni gastronomiche online prendendosela con il piatto a scomparti, e magari c’è anche qualcuno prende per oro colato le sue farneticazioni?

piatto a scomparti gialloPerchè di una farneticazione si tratta.

Purtroppo Filippo non è il solito a scrivere gastro-castronerie online.

Loro le chiamano recensioni (online) – io le chiamo castronerie.

Povero, povero il bravo ristoratore che è capitato sotto le sue grinfie.

Qualcuno fermi questa gente…

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