Elixir de Jouvence Xavier Marchais

Di Fabio Riccio,

Sempre la solita storia.

Prendiamo questo, apriamo quest’altro… e come al solito non si decide mai che bere.

I gastrodeliranti sono difficili, dei rompiballe di default, si legge il terrore negli occhi di osti e ristoratori, non appena afferrano una carta dei vini.

L’oste, taglia la testa al toro, e ci piazza davanti una bottiglia, prendere o lasciare.

Assicura che è buono, tappo a corona.

Chiedere all’oste se il suo vino è buono, è un luogo comune, però, di questo oste mi fido. Etichetta minimale, colorata, piacevolmente naïve ma simpatica.

Elixir de Jouvence (elisir di giovinezza) Chenin in purezza, Vin naturel de France di un tal Xavier Marchais.

Elixir de Jouvence Xavier marchais etichettaIl nome del produttore non mi dice nulla, l’unico Marchais d’oltralpe che rammento è Georges Marchais, segretario del partito comunista Francese dagli anni ’70 ai ’90 del secolo scorso. Dubito che si sia mai interessato di vino.

La cantina, indirizzi alla mano, è a Faye d’anjou, un paesino di poco più che mille anime nel dipartimento del Maine e Loira.

Tirando le somme, questo è tutto quanto so di questo vino: il vitigno, e grosso modo la zona dove è fatto, la Loira.Meglio.

La mia “filosofia” (virgolette d’obbligo) è quella di assaggiare, anzi: degustare senza condizionamenti.

Ragion per cui… l’oste riempie i calici e se ne va, lasciandoci alle prese con questo Elixir de Jouvence…

Prima sorpresa: appena aperto, il magnifico tappo a corona fa il suo dovere egregiamente, però, oltre a un bel colore giallo carico tendente all’ambra, al naso si dimostra insolitamente piatto, per meglio dire… non riesco a percepire nessun sentore.

Non sono raffreddato.

Non soffro di anosmia.

Il naso (il mio…) è libero.

Vabbè, mettiamola cosìsaranno le molecole volatili impigrite, forse.

Aromi primari che non decollano.

Nessun sentore, ma anche nessun difetto.

Qualche minuto e riprovo a mettere il naso nel calice.

Niente ancora.

Inizio a pensare a una bottiglia con problemi, oppure a una birichinata dell’oste che nei calici ha versato acqua colorata, piuttosto che vino.

Eppure di Chenin ne ho bevuti, non in quantità industriale, ma ne ho bevuti parecchi… e mai una cosa del genere era accaduta.

Al naso continuo a non percepire proprio nulla, e non sono il solo.

Vabbè… mi sa che è arrivato il momento di far saltare il tavolo, così porto alle labbra questo Elixir de Jouvence, e al diavolo gli aromi primari, vediamo almeno di cosa sa.

Sorpresa! Citrico quasi come un limone, suadente zuccheroso di cotognata, pesche assortite in abbondanza, oltretutto quasi allappante… belle sensazioni in bocca, ma al naso ancora nulla, incredibile.

Passa qualche minuto ancora, nel frattempo mangiamo anche (panino con wurstel di Mora Romagnola), ed ecco che d’improvviso il miracolo si compie.

Elixir de Jouvence Xavier marchais bottigliaGli aromi primari, anzi: per meglio dire, gli aromi tout court, arrivano belli, dritti e forti e tutti insieme al mio naso.

Rischio di ingorgo olfattivo.

Ananas, mandorle amare, prugna, miele, mele cotogne (anche al naso, si!), e fumo di un qualche legno che non identifico…

Una festa per i sensi.

La piroetta a 180 gradi di questo vino che ha dell’incredibile!

Certo, il produttore lo qualifica come Vin naturel de France, e quando si ha a che fare con “i vini naturali” (sempre virgolette d’obbligo) le sorprese arrivano numerose, per fortuna.

Come in questo caso.

Come spesso in questi casi…

Ora il vino è completo, le emozioni che trasmette pure.

Nel finale lungo, lunghissimo spunta anche un tocco di legno, anche se non so dire se questo vino faccia legno o meno…

Affascinante complesso, imprevedibile… che differenza se paragonato a tanti “vinetti” sciuè sciuè che punteggiano le pareti di (certe) pizzerie, ma anche di certi ristoranti titolati!

Che differenza con quei vini perfettini e noiosi, prevedibili dal primo all’ultimo sorso…

l’ Elixir de Jouvence mi piace e mi far star bene, la cosa più importante…

Acido alla grande, scoppiettante (ora…) di fiori, questo vino schiaffeggia senza pietà il sapido, e annichilisce ogni sentore rimasto del pur ottimo Würstel.

Elixir de Jouvence Xavier marchais logoIl cibo finisce, ma di Elixir de Jouvence ne rimane ancora un po’.

Anche da solo regala belle cose.

Si evolve, ma ora senza stravolgimenti.

Nessun segno di ossidazione, almeno in questa bottiglia.

Nessun difetto percepibile, alla faccia di chi definisce i vini naturali “quelli con le puzzette”.

A bottiglia letteralmente “strizzata”, in quel poco che resta nei calici, l’ Elixir de Jouvence fa qualche altra piroetta olfattiva, ma diventa anche più amabile, pur restando molto riconoscibile.

Noi l’abbiamo bevuto appena fresco, credo non più di 10° – 15°, e anche senza accompagnamento di cibo, e/o di residui gustativi in bocca si è rivelato piacevolissimo e foriero di una seconda bottiglia.

Intendiamoci, questo Elixir de Jouvence è un vino semplice, uno di quelli che qualcuno sbrigativamente definirebbe “glu-glu”, ma non per questo meno piacevole e degno di attenzione, anzi.

Faccio sempre più fatica a trovare vini semplici, ma buoni.

Come al solito per chi vuol saperne di più, invito a fare un “salto” sul sito del produttore, fortunatamente è anche in Inglese… questo per maggiore chiarezza per quelli che non masticano bene la lingua di Jean-Baptiste Poquelin, meglio noto come Molière

In ogni caso sia in vigna che in cantina si lavora pulito, e gli unici solfiti presenti in bottiglia sono quelli che si formano naturalmente durante le varie fasi che trasformano il succo d’uva fermentato in vino… nulla aggiunto!

Anzi, poche chiacchiere, provatelo!

Marchais Xavier
+ 33 6.31.13.72.80

+ 33 2.41.79.32.32
18 Albert Lebrun
49380 Faye d’anjou

France

http://www.xaviermarchais.com

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio - Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale. Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d'Italia de l'Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l'Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d'Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L'Espresso, e quando capita scrive di cibo un po' ovunque. Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it - basta questo?

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